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La forza della resistenza – Di Giuseppe Maiolo, psicoanalista

«Resistere, resistere, resistere»: tre parole che risuonano dentro di noi in questo momento dominato dall’angoscia e dall’incertezza generate dal coronavirus

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Resistere, resistere, resistere. Mai come in questo momento dominato dall’angoscia e dall’incertezza portate dal coronavirus, le tre parole ripetute anni fa da Francesco Borrelli ci risuonano utili.
Sono la sintesi della forza d’animo che è capacità tutta psicologica di resistere.
La resilienza, così come la chiamiamo oggi, è qualcosa di cui già Platone parlava.
La definiva un sentimento profondo che nasce dal cuore.
I numerosi studi di oggi, ci dicono che essa non ha niente a che vedere con la volontà.
È sicuramente forza, ma non fisica. È energia psichica e mentale che produce benessere, ci permette di tenere botta e ci consente anche di sopravvivere ad un trauma esteso.
 
Con la resilienza resistiamo nelle avversità e attraversiamo le sofferenze della vita trasformando il negativo in positivo.
«Quello che non mi uccide, mi fortifica» sosteneva Friedrich Nietzsche.
È grazie a questa risorsa tutta interiore che, esaurite le argomentazioni del pensiero, riusciamo ad andare oltre l’angoscia, sappiamo attraversare il dolore e far fronte a un orizzonte che si è improvvisamente ristretto.
Chi ha forza d’animo di solito intesse un dialogo silenzioso con se stesso e si riconosce come interlocutore fragile che della vita accetta luci e ombre, positivo e negativo.
Non nega la propria vulnerabilità, ma la ascolta e l’ammette.
 
Essere resilienti, vuol dire saper attingere al serbatoio profondo delle emozioni e dei sentimenti che coltivati da noi stessi e con l’aiuto degli altri.
Perché la resilienza è l’arte del saper resistere.
È una vera e propria forza di difesa, un sistema di protezione psicologica pari al sistema immunitario con il quale si intreccia.
Senza di essa nei momenti impoveriti di certezze e mentre camminiamo a fianco della morte, rischiamo di perderci oppure di sprofondare nella palude dell’angoscia.
Non avere questa energia interna è come essere senza anticorpi, sprovvisti degli strumenti utili per accettare il tempo dell’attesa e la pazienza necessaria ad andare oltre la sofferenza.
 
«Non siamo noi che abbiamo fatto il cielo» scrive in questi giorni Mariangela Gualtieri, poetessa profonda di quell’anima smarrita che fatica a risvegliarsi dal delirio di onnipotenza.
Perché ora ci accorgiamo che il cielo non ci appartiene e lo usiamo solo per solcarlo distrattamente andando verso una vacanza sempre meno nuova e originale.
E più ancora ci appare il limite di un cielo che vediamo spento non perché mancano le stelle, quanto perché abbiamo fatto troppa luce in basso.
Resilienza vuol dire continuare a guardare il firmamento e l’orizzonte e avere occhi per vedere quello che ci è dato.
Almeno nel modo in cui ci è possibile.
 
Sappiamo che in ogni materiale c’è la capacità di resistere agli urti prima di rompersi, così come in biologia esistono organismi in grado di autoripararsi dopo un danno.
La nostra psiche ha in dotazione resistenza e forza per farci reggere ad un trauma e l’energia che serve per consentirci di riprendere in mano l’esistenza.
Solo che è risorsa da coltivare e sviluppare. Non infinita ma possibile.
Serve allenarla la resilienza. Serve, ad esempio, restare nel «qui e ora» e non farsi prendere dalla nostalgia di un passato perduto oppure fuggire nell’illusione di un futuro riparatore.
C’è bisogno di guardare in positivo l’esistenza ma pure interpretare gli eventi come transiti, dove l’inatteso fa parte del viaggio.
 
Nulla sarà possibile senza una rinnovata consapevolezza. Sapere che il coronavirus non passerà anche quando ne avremo conosciuto il volto e affilato le armi per tenerlo a bada, ci servirà come risorsa utile per fare della nostra vulnerabilità un punto di forza per la vita.
 
Giuseppe Maiolo – Psicoanalista
Università di Trento
www.officina-benessere.it

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