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La donna nelle opere del Settecento – Di Sandra Matuella

Giocose o perdutamente innamorate, le figure femminili protagoniste di Pergolesi si muovono sempre da perfette protagoniste degli avvenimenti narrati

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Giocose o perdutamente innamorate, le figure femminili protagoniste delle due deliziose operine buffe di Pergolesi, «La seva padrona» e «Livietta e Tracollo» (ovvero la contadina astuta), assumono comportamenti che spaziano dai toni più sentimentali a quelli più determinati nel raggiungere il proprio obiettivo, comunque si muovono sempre da perfette protagoniste degli avvenimenti narrati.
All’Auditorium di Lavis il sabato 27 aprile, alle ore 21, ci sarà la rappresentazione di queste due operine di Giovan Battista Pergolesi, proposta dalla piccola Orchestra Aurona diretta da Claudio Vadagnini: gli interpreti sono il soprano Victoria Burneo Sanchez, il baritono Walter Franceschini e l’attore Claudio Bortolotti, mentre al clavicembalo c’è Luca Schinai
Queste due operine buffe, oltre ad essere molto belle ed accattivanti, costituiscono i modelli fondamentali per le opere comiche di successo, vaudeville e operetta: in particolare, dalla metà del Settecento, «La serva padrona» che è del 1733, è considerata la madre di tutto il teatro comico in musica.
Per tutti questi motivi, l’appuntamento di Lavis rappresenta un’occasione preziosa per poterle ammirare bene, proposte come sono voci importanti e da un ottimo ensemble musicale.
 

 
Per quanto riguarda questa raffinata operazione musicale, il compositore e direttore d’orchestra Claudio Vadagnini spiega così.
«In vita la fama di Pergolesi era quasi esclusivamente limitata all'ambiente musicale napoletano e romano. In seguito però il compositore, con le sue indimenticabili composizioni, ha suggestionato poeti ed artisti che nel corso dell'Ottocento ne reinterpretarono la figura in chiave romantica.
«Della sua produzione operistica, l'intermezzo buffo La serva padrona è regolarmente inserita nei programmi dei maggiori teatri mondiali, parallelamente dal rinnovato interesse del pubblico per la musica barocca, l’intermezzo gemello, meno noto, Livietta e Tracollo (con il titolo di La Contadina astuta) fu destinato a superare per fama l'opera principale in cui era inserito, riempiendo i due intervalli di Adriano in Siria (secondo la prassi allora ormai consolidata di inserire un titolo comico in due parti all’interno della rappresentazione di un’opera seria in tre atti).»
 
Questa pratica esclusiva del teatro italiano, contrapponeva, così, la vis comica al linguaggio aulico e decisamente più statico del teatro cosiddetto «maggiore»?
«Sì al punto che gli intermezzi prenderanno subito un cammino autonomo che porterà ben presto gli esili ed essenziali titoli comici ad essere rappresentati e applauditi in totale autonomia.
«In questo contesto, Livietta e Tracollo fu tra gli intermezzi più popolari ed eseguiti della metà del Settecento: rappresentato in tutta Italia, si diffuse anche in Europa per la vivacità del racconto basato su travestimenti e con accattivanti melodie.»

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