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Intervista sull’intelligenza Artificiale - Di M. Bornancin

Innovazioni cautele nuove trasformazioni sociali ed economiche. Quali aiuti potrebbe portare e che conseguenze nasconde?

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Questa nuova conversazione per scoprire un campo di notevole importanza, che sicuramente avrà delle conseguenze nel nostro sistema produttivo, economico, finanziario e sociale. Ogni giorno, volenti o nolenti, ci confrontiamo con sistemi avanzati di tecnologie informatiche, programmi digitali, processi di automatizzazione nei vari campi, che portano a reali trasformazioni della società; si pensi solo alle potenzialità e alle possibilità che abbiamo nell’uso del cellulare.
In questo periodo siamo di fronte all’organizzazione di vari convegni, incontri di approfondimento e d’informazione su questo fenomeno, organizzati dal mondo universitario, da categorie di settore, da istituzioni e da associazioni culturali e sociali presenti sia in Trentino che a livello nazionale. Si riscontra un certo interesse, un fermento di opinioni, d’idee e valutazioni.
 
Uno scenario che certamente ci proietta nell’innovazione del futuro, una sfida reale per capire questa tecnologia, progettare e orientare le azioni con interventi mirati che permettano all’umanità di avere benefici e non ricadute negative o pericoli eccessivi. Quali saranno i settori dove l’IA potrà riscuotere risultati soddisfacenti e migliorativi? L’uso dell’IA sarà più utile all’area medico scientifica, al comparto amministrativo, o a quello economico nel suo complesso o le conseguenze ricadranno solo sull’occupazione? Inoltre, quali saranno gli sviluppi nel campo finanziario e bancario?
In altri termini in quest’occasione cercheremo di raccontare il nostro cammino o meglio dove stiamo andando.
 
Anche Confindustria Nazionale in un recente studio, come punto di partenza e di promozione sulla «fabbrica europea», ha posto all’attenzione degli imprenditori alcuni aspetti in materia, che riguardano: il miglioramento delle competenze digitali a livello dei lavoratori di ogni ordine e grado; la necessità di linee guida e una regolamentazione dell’ IA con leggi specifiche, per trovare la sintesi dei diversi settori economici, garantendo un insieme di strumenti giuridici e normativi efficienti in grado di promuovere l’innovazione responsabile.
Si tratta di un impegno comune nel perquisire un approccio legislativo non troppo restrittivo che andrebbe a scoraggiare le innovazioni dell’IA delle imprese, ma rispettoso della materia e del contesto attuale.
 
Dobbiamo riscontrare che, dopo anni di studi effettuati in diversi istituti di ricerca scientifica e tecnologica delle università e dei centri privati nazionali e non solo, si è giunti a sperimentazioni applicative in varie aree d’interesse. Studi e ricerche concretizzati da realtà accademiche, che dopo confronti e condivisioni, operando insieme, hanno sollecitato il Parlamento Europeo a produrre protocolli d’intesa per l’uso di queste strumentazioni, con documenti informativi e di analisi dei sistemi in parte adottati dai vari Paesi, dove il sistema di tecnologie avanzate e di processi innovativi fa parte del normale vissuto.
In Italia gli studi e le sperimentazioni di IA sono attivati in diverse realtà accademiche. Anche il nostro Trentino non è da meno. Infatti, l’Università e le fondazioni presenti, assieme ad altre organizzazioni, compreso il recente osservatorio per l’IA, continuano con ricerche ed approfondimenti in materia, con buoni risultati e invenzioni brevettabili.
 
Per avvicinarmi a questo non semplice argomento, ho incontrato Giorgio Scarton dottorando in innovazione industriale sulla tematica dell’intelligenza artificiale per la gestione dei processi operativi aziendali.
Dal colloquio con questo studioso, esperto in materia ne è nato un confronto di qualità e con un pensiero rivolto all’innovazione e al futuro, senza dimenticare le difficoltà che possono presentarsi nell’evoluzione applicativa del sistema. Sono stati toccati, infatti, anche con esempi i temi o meglio le preoccupazioni, ma anche i desideri di scoprire sempre qualche cosa di nuovo, le possibili applicazioni delle invenzioni e il livello delle regole. Uno spaccato approfondito incuneato nelle caratteristiche e nei contenuti, per così attrarre gli affezionati lettori della rubrica «Scenari» del nostro giornale.
 
GIORGIO SCARTON: Dottorando (è lo studente che fa ricerca ed è il più alto grado d’istruzione del percorso universitario) di 24 anni. Laureato in Ingegneria informatica con specializzazione in Sistemi d’Intelligenza Artificiale all’Università di Trento. Proveniente dalla Provincia di Belluno.



Dottor Scarton, cosa intendiamo per Intelligenza Artificiale?
«Nel 2020 la Commissione Europea ha presentato il Libro Bianco sull’IA quale rapporto ufficiale, pubblicato dalle istituzioni a tutela dei diritti dei consumatori e di particolare importanza per i cittadini e per la promozione dell’innovazione nel campo dell’innovazione dell’intelligenza artificiale.
La definizione dell’UE è così formulata: “l’IA è l’abilità di una macchina di mostrare le capacità umane, quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività”. Permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello che percepisce e risolvere problemi, agendo verso un obiettivo specifico. Nella definizione più ampia possibile è qualsiasi sistema informatico e digitale che può imitare il comportamento umano. Pertanto anche la robotica è considerata intelligenza artificiale.
L’IA esisteva già negli ani 60 con la nascita del computer, oggi si è sviluppata con le diverse applicazioni.
 
«Le aree di studio sono: il ragionamento e l’acquisizione della conoscenza, l’integrazione con oggetti ed esseri viventi, la comunicazione, l’apprendimento autonomo. Esistono due categorie di IA: quella classica, come i sistemi esperti (programmi che replicano le conoscenze di una persona) sistemi con regole come il navigatore satellitare che con un algoritmo indica la strada da percorrere con le possibili fermate o altre informazioni utili a un viaggio con l’auto o un aereo. La seconda si basa sui dati che permettono di credere che l’IA sia solo questa che utilizza i dati e dove si va a imparare su una grande quantità di dati. Il processo dell’uso dei dati da parte di un sistema digitale e informatico, può giungere all’elaborazione di un linguaggio naturale (essere in grado di comunicare), rappresentare la conoscenza (immagazzinare le informazioni), apprendere in via automatica, (capire le circostanze e scoprire nuovi modelli); ragionare in maniera diretta (utilizzare le informazioni immagazzinate per rispondere alle domande e trarre le conclusioni). È evidente quindi che l’intelligenza artificiale avrà un impatto sempre più marcato nella vita delle persone.
 
«Tra i benefici attesi nelle attività applicative sono inseriti: la miglior assistenza sanitaria con diagnosi più precise e la prevenzione delle malattie; l’efficienza nella produttività industriale e nell’agricoltura; il miglioramento della sicurezza dei cittadini. In questo viaggio, nel cuore della trasformazione digitale, vi sono anche dei rischi come la tutela della riservatezza dei dati, la difesa del sistema informatico, la possibilità il portare l’utente quasi in un sentiero senza uscita.
Ecco perché i rischi e le opportunità devono essere gestiti in conformità a delle regole specifiche.
Tutti questi sistemi, dove una macchina interagisce con la persona, non è che risolvono completamente i problemi, ma attraverso un metodo della domanda e della risposta possono aiutare a risolverli.
Nel 2022, si sono fatti diversi studi sulle possibili utilizzazioni funzionali sui processi produttivi aziendali e su settori sanitari, si sono analizzate tutte le difficoltà riscontrate nelle applicazioni dell’IA ad esempio la complessità nella configurazione dei programmi informatici. Questo a dimostrazione che vi è molto lavoro e studio da fare anche nei prossimi anni.
 
«Il DISI dell’Università di Trento e la Fondazione FBK hanno programmato per i prossimi quattro anni diversi progetti di ricerca scientifica e tecnologica per le sperimentazioni dell’IA, alcuni già avviati nelle aree: della salute, del sociale, dell’ambiente, del territorio e del capitale umano. Studi su tecnologie avanzate per seguire costantemente i cambiamenti della società.
Il nostro punto di partenza come esseri umani ora è quello d’imparare, di capire e gestire nei tempi necessari la sia pure complessità dell’IA.»
 
Quali sono oggi le applicazioni dell’IA nel contesto industriale, produttivo ed umano?
«Bisogna considerare che i risultati direttamente applicabili nel mondo reale non giungono con immediatezza, ma devono essere accompagnati da molte e continue sperimentazioni e altri approfondimenti sulle tecnologie.
Oggi sappiamo che l’IA richiede: algoritmi, potenza di calcolo e una crescente quantità di dati.
In certi settori però le applicazioni hanno fatto notevoli passi avanti.
Nel contesto industriale ad esempio, l’IA è molto utilizzata anche attraverso la robotica, per automatizzare i processi produttivi oppure è applicata all’interno dei prodotti stessi. Le auto sono prodotte prevalentemente da robot basati su sistemi automatici e informatici. Anche la telefonia è supportata da sistemi innovativi (fotocamere, memorizzazione del consumo delle batterie, dati sul risparmio energetico). Nel campo agricolo l’uso delle fotocamere, con applicazioni dell’IA (visione digitale, computer vision) ad esempio per l’identificazione degli insetti nella coltivazione delle mele già sperimentata e inserita in alcuni impianti del Trentino, ha dato risultati d’identificazione superiori all’80%.»
 
«Il progetto industria 4.0 ha innovato il parco tecnologico dell’industria italiana ed ha accompagnato l’IA. Nel settore manifatturiero, rendendo più efficace il sistema produttivo in termini di tempi, di precisione, ha migliorato anche il controllo di qualità aziendale. Ha cambiato, di fatto, il modo in cui si produce perché permette di analizzare quantità di dati, che portano a prendere decisioni in tempo reale e più sicure,ad automatizzare di più i processi gestionali. L’evoluzione rivoluzionerà i percorsi produttivi con un’innovativa apertura allo sviluppo e alla crescita. Certo è necessaria la massima attenzione in tutta questa materia, che deve essere vista come motore di trasformazione per cambiare in maniera efficace.
Un esempio reale di tecnologia avanzata è in corso di sperimentazione e implementazione dei programmi, presso il DISI dell’Università di Trento, dove con l’apprendimento automatico la macchina è programmata per svolgere determinati compiti, migliorando i risultati futuri in base a quelli passati.
 
«È arrivato, infatti, da un’azienda specializzata di Barcellona un robot sociale “chiamato ARI”, frutto della ricerca e supportato da IA che sarà testato in ambito sanitario e dell’assistenza, capace di spostarsi, camminare, fare i movimenti degli occhi, braccia, parlare. Allo stato attuale il Dipartimento d’Ingegneria e della Scienza dell’Informazione, (DISI) dell’Università di Trento ha avviato la programmazione e la realizzazione di un software; ARI così potrà svolgere in via principale attività di assistenza di base per gli anziani, nell’ambito di un progetto di ricerca internazionale. Uno studio che combina l’espressività dei gesti del robot. In questo istituto sono creati gli algoritmi d’intelligenza artificiale già dotato di buone funzioni di base, ma che in seguito potrà muoversi in situazioni più complesse, con una capacità di linguaggio in ambito ad esempio delle strutture riabilitative, per interagire meglio con pazienti o persone anziane.»
 

 
«Sistemi che possono essere inseriti anche nel livello finanziario delle aziende, per la valutazione dei rischi delle imprese, per le previsioni dei costi e delle perdite in sede di analisi del bilancio, per le previsioni delle capacità dei fornitori di assolvere alle domande aziendali, per i report periodici. Possono ridurre i tempi di gestione, aiutare le imprese nei tempi delle varie fasi dei percorsi gestionali e produttivi, ottimizzare le collaborazioni interne ed esterne, migliorando la qualità aziendale.
Anche il campo amministrativo del privato e del pubblico, può essere interessato a nuove tecniche di operatività a supporto delle attività umane degli impiegati, funzionari, dirigenti. Diciamo che l’ IA non sostituisce la persona che si occupa in un’amministrazione: di contabilità, di affari generali, di organizzazione del personale ecc, ma può interagire in diversi modi.»
 
Come esempio, le funzioni dell’IA possono:
Ridurre il carico di lavoro delle persone, per scrivere una mail, se sono fornite le parole chiave e i concetti che si vogliono inserire, il sistema può scrivere l’intero testo della comunicazione; di seguito un esempio:
- Tipologia d’intervento
Domanda: scrivi mail per ringraziare i colleghi della presenza alla riunione di oggi.
Ogg: grazie per la presenza alla riunione
Risposta con una parte del testo
Cari colleghi;
desidero esprimere il mio apprezzamento a ciascuno di voi per la partecipazione alla riunione odierna.
La vostra presenza e il vostro coinvolgimento hanno reso la discussione estremamente proficua ed espressiva.
Apprezzo sinceramente il vostro tempo e il vostro impegno alla riunione.
Cordiali saluti
La Direzione
 
«Nel campo dell’amministrazione sanitaria aiutando i medici nelle decisioni da adottare e nelle terapie dei pazienti, avendo in visione diretta le esperienze e i risultati di analoghe situazioni, conseguenti a studi di ricerca effettuati da centri o ospedali specializzati.
Certamente l’azienda che produce algoritmi è responsabile quando, attraverso gli algoritmi, cerca di capire la razionalità delle persone, consultando centinaia di dati per poi definire i fattori migliorativi.
Il trattare persone simili con azioni simili, sia in gruppo che singolarmente, può essere un rischio. Da ciò consegue pertanto l’importanza che un algoritmo debba avere la stessa posizione e proprietà di capire che il modello sia uguale per tutti singoli o gruppi di persone. Se mettiamo un semplice vincolo matematico all’algoritmo, dando l’input di scegliere persone di un solo Paese, questo può inficiare l’algoritmo stesso, riducendo l’obiettivo finale dell’analisi.»
 
«La valutazione dei dati e il controllo diventano la base per ogni approccio di queste tecnologie.
La supervisione umana è comunque indispensabile e deve essere accompagnata da generazioni di codici, da strumenti sicuri e da un continuo addestramento dei modelli applicativi.
La qualità dell’IA oggi si è sviluppata molto, anche perché sono stati creati dei modelli applicativi che funzionano meglio rispetto al passato e in origine.
La ricerca continua permetterà di raggiungere nuovi obiettivi e scoprire nuovi sentieri dell’IA, questo è il nostro compito. Inoltre il confronto con studiosi di altri Paesi ci permetterà di comprendere l’evoluzione dell’IA in tempo reale.»
 
Come procede l’evoluzione dell’IA in Trentino?
«La ricerca sull’IA nasce all’interno del DISI della nostra università. Nell’aprile scorso è stato inoltre firmato un accordo tra Confindustria Trento e DISI per la costituzione dell’Osservatorio sull’IA, con lo scopo di sensibilizzare le aziende sull’importanza di queste tecnologie e creare opportunità di collaborazione tra enti di ricerca e entità pubbliche e private. Si tratta di coinvolgere il sistema industriale e non solo, per spiegare come queste tecnologie di ultima generazione, possono essere utilizzate a vantaggio delle imprese al fine di rimanere competitive nello scenario internazionale. Una forma per aiutare le imprese a creare progetti e investire sulle potenzialità dell’uso di sistemi nuovi di processo produttivo e di organizzazione aziendale.»
 
«Negli ultimi tempi sono emersi notevoli cambiamenti nei programmi si sviluppo delle aziende; anche in Trentino è stato inserito nel bilancio preventivo un capitolo per le spese di nuove tecnologie e d’intelligenza artificiale. Certo può succedere che le imprese possano avere dei dubbi nel fare investimenti dove non si conoscono compiutamente i risultati a vantaggio del sistema aziendale e qualche timore al pensiero che l’IA di fatto vada a sostituire i lavoratori. Questo è impossibile perché, da un lato l’applicazione dei sistemi di IA è a supporto dell’attività del dipendente, dall’altro fornisce degli strumenti per lo sviluppo e miglioramento delle condizioni lavorative a beneficio del lavoratore. Cambia l’attività dei collaboratori e le relative mansioni, ma non è sostituita, ma viene integrata, quindi un ausilio al lavoro umano.»
 
«Si tratta di utilizzare le opportunità ad esempio del nuovo sistema digitale con i suoi vantaggi, rispetto ai mercati emergenti e alle economie in via di sviluppo. Le tecnologie basate sull’IA possono essere applicate nell’agricoltura di precisione, nella progettazione di edifici sostenibili, nel miglioramento della qualità dell’aria, nelle reti elettriche pulite, nei sistemi di monitoraggio ambientale, nelle risposte e controllo delle calamità naturali. Con queste tecnologie e con le conseguenti evoluzioni vi saranno diversi cambiamenti nella gamma dei settori economici, dove però uno degli obiettivi principali rimane sempre quello del benessere economico, sociale e ambientale, e pertanto la sostenibilità possa divenire fattore di competitività.»
 
«L’Osservatorio appena fondato in Trentino ha come finalità il monitoraggio delle iniziative di ricerca, già presenti nel sistema produttivo e proporre altri studi innovativi per rimanere al passo con i tempi, poiché altri Paesi stanno investendo molto sull’IA e noi non possiamo permetterci di rimanere indietro. Credere nel futuro è comunque compito di tutti.»
 
Come si può migliorare la conoscenza e l’applicazione di queste tecnologie?
«Il problema è la comprensione delle tecnologie, anche perché non sempre è possibile capire quali sono le logiche insite nel sistema. La ricerca adesso mira a rendere più chiaro, identificabile e credibile il risultato che è fornito dal sistema. Questo complesso di strumenti entra in continuazione nella vita di tutti i giorni e quindi, sia pure lentamente, si arriverà all’abitudine e a un criterio di convivenza con questa novità. Pensiamo all’introduzione del computer negli anni 90 che allora spaventava chiunque, oggi è nella normalità ed è diventata per certi aspetti quasi una necessità; gli stessi risultati e forse maggiori si sono riscontrati con l’arrivo dello smartphone. Certamente per l’immediato e per il futuro si rende necessario optare per l’introduzione graduale di questa tecnologia, con uno spirito critico, con indicazioni anche costruttive e migliorative, non affidandosi completamente a essa, ma giungendo a una convinzione che può aiutare ed essere applicata in molti settori del quotidiano operare.»
 
Un’intervista questa che rappresenta la reale testimonianza, non di una rivoluzione ma di una trasformazione in atto, esposta in modo eccellente dalla quale si delinea un livello di conoscenza scientifica molto alto di un giovane studioso, convinto sostenitore del futuro.
Giovani che hanno occhi per guardare il nuovo mondo e ragionarci sopra.
Da parte nostra dobbiamo fare insieme uno sforzo per capire consapevolmente che si tratta di tecnologie che fanno parte della modernità e del progresso.
 
Nel ringraziare, anche a nome della direzione del nostro giornale il dottor Giorgio Scarton per la disponibilità dimostrataci, non mi resta che augurargli buon proseguimento per i suoi studi e per il raggiungimento di nuovi traguardi scientifici.
Spazio quindi alle giovani generazioni ampiamente comprovate in quest’occasione.

A cura di Maurizio Daniele Bornancin - m.d.bornancin@ladigetto.it

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