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La politica territoriale colpita da febbre di coalizione – Di Daniele Bornancin

Dopo i primi congressi dei partiti, nuove difficoltà in vista per il governo del Trentino

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Le Assemblee congressuali dei partiti della coalizione del governo trentino hanno confermato la strategia politica che così si può riassumere: «Il fortino è salvo» meglio mantenerlo così com’è senza fughe in avanti o novità.
Dopo i congressi dell’UPT e del PATT, anche il PD ha avviato il proprio percorso per fare il congresso alla fine di maggio.
Due i contendenti, entrambi membri del Consiglio Comunale di Trento, due posizioni differenti che comunque tendono a mantenere il fortino così come oggi si presenta, anzi per alcuni versi, poco importa se il governo del Trentino è a matrice autonomista, l'importante è che l'alleanza resista a tutte le intemperie o a tutte le malattie di stagione.
 
Nessuno però prevedeva i raffreddori e la febbre primaverile che hanno colpito il PATT, oggi maggior interprete della gestione amministrativa e politica trentina.
In questo partito, pur non entrando nello specifico, si sono abbattute prima e durante il congresso (ma anche di recente) contestazioni, proteste, dimissioni, convegni di corrente, verifiche giuridiche, tanto da paventare l'evento di elezioni anticipate.
Elezioni che per la nostra autonomia sarebbero un caso unico e raro e che porterebbero scompensi e peggioramenti dell'assetto complessivo del consiglio provinciale, che sicuramente incrementerebbero la percentuale dei non votanti.
Un’ipotesi questa da scartare da subito con forza e con determinazione.
 
Per entrare nello specifico del congresso del PD, previsto per la fine di maggio, unica realtà che fa riferimento al PD nazionale, sembra vi siano le premesse per un rilancio di un nuovo PD, più partecipato, più riconoscibile, più attivo e decisivo per il futuro del Trentino.
Importante sarà anche l'esito e gli effetti del referendum confermativo sulla riforma del Senato, previsto per il prossimo ottobre.
Resta comunque da capire quale sarà il futuro del Pd e come riuscirà a unire le proprie forze interne, le diverse culture, le differenti storie e come riuscirà ad allontanare in via definitiva nel proprio agire, i personalismi, i particolarismi che hanno accompagnato il partito in questi ultimi anni.
Personalismi che hanno regalato la gestione politica e amministrativa del Trentino al PATT, il quale cerca di mantenere le proprie posizioni per riavere nuovamente anche nel 2018 la gestione del Trentino forse ancora con un criterio di maggior localismo, nel silenzio della continuità.
 
Sarà in grado il PD Trentino di aprire una nuova stagione politica per il bene della comunità, garantendo e rafforzando la coalizione nel rispetto del popolarismo, del riformismo, in una visione di futuro, caratteristiche che hanno rappresentato le basi per la nascita del Partito Democratico ?
Oggi è necessario, in questa fase di svolta economica e sociale, di trasformazioni di cambiamento dell’Italia, un PD Trentino capace di interpretare il cambiamento e in particolare le riforme istituzionali e nel nostro caso le modifiche dello Statuto di Autonomia.
È necessario che il Trentino non rimanga vincolato dal pensiero della difesa dell’esistente, della garanzia della continuità, ma attraverso risposte concrete dentro la politica e dentro i partiti, riesca a superare la crisi e disaffezione alla politica, e sviluppi un pensiero e un’azione di coraggio e di volontà, verso un’azione di apertura, di trasparenza, d’innovazione per far crescere così l’intera comunità trentina.
 
Deve essere rivitalizzata quell’idea di un Trentino più attuale, più moderno, più innovativo per una politica di lungo respiro e per un Trentino più partecipativo, più interessato al bene comune e al progresso della comunità.
È necessario un Partito «liberamente democratico», con tanta voglia di agire, di operare, lontano dai tatticismi, da sistemi oramai consumati, da punti di riferimenti non più consoni al sistema economico e sociale attuale, dove la comunità nel proprio essere comunità è più veloce, più cosciente e più dinamica dei partiti e delle istituzioni.
Un grande e faticoso cammino quello che attende il nuovo PD Trentino, ma anche una sfida non per pochi intimi e addetti ai lavori, ma che deve diventare un interesse collettivo della comunità locale sempre attenta e spesso pronta anche a fare scelte sia pure frettolose ma rivolte all’abbandono del campo dei partiti per avventurarsi in nuove sperimentazioni.
 
Quali saranno gli scenari prossimi è ancora prematuro saperlo, comunque i tre partiti della coalizione del governo del Trentino, sia pure per motivazioni e situazioni diverse, stanno ora attraversando un periodo difficile, di stanchezza, di attesa che solo con una nuova scossa complessiva di vitalità, di progettualità, di dialogo con le varie realtà presenti sul territorio, potrà porre le basi per il futuro della comunità.
La sfida più importante è quella di far sì che di politica si occupino persone preparate, capaci, autorevoli, trasparenti e intellettualmente oneste che agiscano per il bene della comunità.
In fondo non è da sempre questo che chiedono i cittadini?
Terminando, prendendo a prestito le affermazioni di Papa Francesco, «chi governa e fa politica, deve dare il meglio d’idee, di azioni, di suggerimenti per portare avanti i paesi, le nazioni, per la pace e per il bene comune».
 
Daniele Bornancin

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