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Cos’è rimasto del 4 marzo 2018? – Di Daniele M. Bornancin

È necessario trovare persone che si mettano davvero a disposizione della Comunità, altrimenti ci si troverà sempre davanti a «una introvabile governabilità»

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Nel dicembre 2017 la nostra rubrica «Scenari» si era occupata della nuova Legge elettorale, la n. 166 del 3.11.2017, nata dopo la clamorosa bocciatura, da parte del popolo italiano, dell’iniziativa referendaria del 2016, che prevedeva importanti modifiche al sistema elettorale e alla Costituzione.
Tra queste innovazioni vi era la riduzione del numero dei senatori, una maggior percentuale di sbarramento per accedere ai due rami del parlamento, sia per i partiti, sia per i patti, la nascita del Senato delle Regioni con rappresentanti eletti dai Consigli Regionali e altre riforme riguardanti la composizione dei seggi elettorali su tutto il territorio italiano.
In quella riflessione, anche per la natura della legge di tipo misto proporzionale e maggioritario, si era ipotizzato che nessun accordo riuscisse ad ottenere una percentuale di voti idonei a costituire una maggioranza nei due rami del parlamento e si prevedeva quindi, un periodo piuttosto lungo di una cosiddetta «introvabile governabilità».
 
Ebbene, i risultati del 4 marzo hanno dimostrato che non ci sono singoli partiti né coalizioni che abbiano raggiunto una percentuale di consensi tale da impostare una maggioranza utile a creare un nuovo governo al Paese.
Allora come si fa a non dire che oggi si è veramente in una situazione di stallo e comunque d’introvabile governabilità?
A cinquanta giorni dalle elezioni, ci sono state varie consultazioni da parte del Presidente della Repubblica, tentativi di dialogo tra le parti, che però non hanno portato ancora a una soluzione, tant’è che il Presidente della Repubblica ha affidato alla Presidente del Senato un primo mandato esplorativo, per tentare di sboccare la situazione e quindi constatare se vi sia la possibilità di formare un nuovo governo, ma soprattutto di individuare una maggioranza per questa diciottesima legislatura della Repubblica Italiana.
 
Una figura, quella della più alta carica del Senato, super partes per sondare le opinioni delle forze politiche ed anche delle singole realtà e di quelle delle coalizioni che si sono presentate agli elettori, tentativo fallito anche questo e ora rimesso nelle mani del Presidente della Camera.
Un lavoro gravoso e difficile che forse potrà raggiungere un qualche risultato solo se si aprono ragionamenti e programmi chiari, senza veti tra i gruppi, ma con l’unico obiettivo di sciogliere quei nodi del Sistema-Paese che da più parti (dai partiti, dal mondo economico e finanziario, dalle organizzazioni sindacali, del sistema sanitario, del sociale, della scuola, e di altri comparti del tessuto comunitario) è divenuto un’esigenza che ha riempito pagine di programmi.
 
Se solo ci si addentra nelle cause e nei nodi da sciogliere, emerge un elenco caratterizzato da: enorme debito pubblico, evasione fiscale, inefficienza del sistema giudiziario, scarsa competitività, eccesso di forme burocratiche, debolezza dei servizi sanitari, mancanza di riforme complessive per un rilancio del Paese.
Gli effetti, sia pure parziali, di questa situazione hanno creato un Paese malato, una società sia pure moderna, dove vi è il disprezzo di tutto, dove la quotidianità è difficile da vivere, dove coabitano, con criteri d’indifferenza: torture, genocidi, abuso di potere, oppressioni, discriminazioni sociali, religiose, ideologiche, disprezzo della vita, violenze sulle donne e sui minori, imbrogli, corruzioni amministrative, mafia, camorra, con un egoismo elevato a sistema tradizionale.
Una sorta di non accettazione di sé e degli altri.
 
Ecco, questo è il risultato che il 4 marzo in parte ha rappresentato, o meglio ha realizzato un fotogramma di un’Italia divisa, faziosa, avvelenata dalle sue meschinerie.
Infatti, anche all’interno dei partiti vi è scarsa unità d’intenti, c’è quella difficoltà a stare insieme con lealtà e trasparenza anche nello stesso gruppo e con lo stesso simbolo.
Politici gelosi, vanitosi e mediocri, che pensano solo ai propri interessi personali; questo scriveva Orianna Fallaci in un suo libro, concetto ancora attuale.
Quando ci sarà una presa di coscienza delle proprie realtà da parte dei partiti e delle coalizioni?
Quando ci sarà un accordo specifico, tra i partiti, e quindi un nuovo governo che affronti realmente le difficoltà e il malessere che da tempo opprime il nostro Paese e che riguarda problematiche molto urgenti quali: la disoccupazione giovanile, la burocrazia, la povertà, la sicurezza, l’oppressione fiscale, la riforma della giustizia civile, il debito pubblico, la riforma delle pensioni, la ricerca e innovazione, l’evasione fiscale, lo sviluppo economico?
 
Per quanto concerne i risultati delle elezioni, vi è stata una sonora bocciatura dei partiti del centro sinistra e una non prevista avanzata del Movimento Cinque Stelle e all’interno della coalizione di Centrodestra un buon risultato della Lega che è il primo partito dell’aggregazione.

CAMERA Affluenza 72,93%
Centro destra 36,93% 260 seggi
M5S             32,61% 221 seggi
Centro Sinistra 22,52% 112 seggi
Liberi e Uguali 3,39% 14 seggi
SENATO Affluenza 72,999%
Centro destra 37,42% 135 seggi
M5S 32,15% 112 seggi
Centro sinistra 2,65%
57 seggi
Liberi e Uguali 3,27% 4 seggi

Il PD ha perso quasi ovunque, fatta eccezione per la Toscana e l’Alto Adige, dove ha tenuto discrete percentuali.
I veri vincitori sono il M5S e la Lega nelle varie Regioni italiane.
 
 In Trentino Alto Adige 

CAMERA  
Centro destra
29,31%
Centro sinistra
26,07%
M5S
19,51%
Liberi e Uguali 3,91%
SENATO  
Centro destra 29,57%
Centro sinistra 44,35%
M5S 19,28%
Liberi e Uguali 3,65%

Il totale dei seggi è 11 e di questi 5 per il Centro destra e 5 per il Centro sinistra e 1 a M5S.
 
  In Trentino 

CAMERA  
M5S 23,36%
Liberi e Ugual 2,81%
Partito democratico 19,31%
Insieme 0,68%
SVP – PATT 4,93%
Civica Popolare 2,17%
Forza Italia 8,69%
Lega
27,36%
Fratelli d’Italia 3,43%
SENATO  
Partito Democratico 19,00%
SVP – PATT
5,55%
Liberi e Uguali 2,87%
M5S 23,29%
Lega 27,00%
Forza Italia 9,09%
Fratelli d’Italia 3,55%
   
   


A sinistra i collegi maggioritari della Camera. A destra quelli del Senato.

Il Trentino Alto Adige si trova ora con 7 senatori, di questi: 3 della SVP, 1 del PD, 2 di Forza Italia e 1 di Fratelli d’Italia, inoltre 11 deputati; 4 della SVP- PATT, 1 del PD, 5 della Lega, 1 di M5S.
Un bottino esclusivo del Centrodestra.
Anche il Trentino, con l’eccezione per la città di Trento dove il Centro sinistra tiene, ha fatto la scelta di rottura con il sistema del passato, non solo un voto di contestazione e delusione, ma un voto che corrisponde alla situazione di altri Paesi Europei, dove davanti alla crisi economica che continua in varie realtà, la cosiddetta social democrazia e comunque i partiti di sinistra non hanno saputo trovare strumenti condivisione e di risposta.
 
Il lavoro giovanile non può essere sostituito con aiuti di carattere sociale, ma deve essere creato, anche perché se salta il sistema produttivo italiano, cresce la cassa integrazione, aumenta la povertà e si espande la crisi in tutto il territorio.
Questo, dopo il 4 marzo, vale sia pure con dinamiche diverse, anche per il Trentino che via via, a ogni scadenza elettorale si avvicina sempre di più al resto d’Italia.
 
Hanno un bel dire alcuni politici locali, quando affermano anche attraverso la stampa, che le prossime elezioni amministrative di ottobre, non avranno risultati così burrascosi come le recenti politiche, perché si tratta di scadenze per la nomina del Consiglio Provinciale, quindi più territoriale e che per questo il Centro sinistra autonomista dovrebbe tenere, ma basta verificare i risultati delle votazioni regionali in Molise per capirne la tendenza.
Si tratta di due livelli di consultazioni elettorali diversi, ma ottobre non è lontano, non c’è nemmeno il tempo che i risultati siano completamente diversi, indipendentemente del governo nazionale che nascerà, proprio perché non c’è tempo per costruire altre alleanze e nemmeno nuovi partiti, siano essi di matrice civica o semplici associazioni e/o movimenti, che potrebbero trasformarsi, prima di ottobre in nuovi partiti.
 
Una ricaduta su questa scadenza, sia pure con percentuali diverse, gioco forza, si vedrà anche a ottobre prossimo, perché il cittadino stanco delle solite schermaglie, ora è più libero, in particolare, i giovani disoccupati o, gli studenti e altre frange del tessuto comunitario, (cassa integrati o in mobilità) vogliono rinnovamento, rischiando magari un salto nel buio, sia nei programmi sia nelle persone.
Questo voto non può nemmeno essere considerato un semplice voto di protesta, ma un’esigenza di rinascita politica.
Gli episodi avvenuti negli ultimi anni in Trentino, di non chiara e buona amministrazione, hanno portato alla luce varie indagini, anche giudiziarie in alcuni settori chiave del sistema pubblico e privato della comunità; situazioni queste che hanno fatto riflettere che si è davanti ad una realtà difficile, dove la chiarezza e la trasparenza dell’azione politica e amministrativa a volte lasciano il tempo che trovano.
 
Ora per il Trentino è giunto il tempo di un reale ritorno alla politica, in una nuova visione; un investire e indirizzare la rotta verso una «buona amministrazione», più partecipata, più condivisa, dove i personalismi, le invidie, i giochetti sui nomi, gli sgambetti, facciano spazio a un programma semplice ma comprensibile, con pochi e validi obiettivi, per il Trentino del 2030.
È necessario trovare persone che si mettano a disposizione, politici, categorie di settore, organizzazioni sindacali, esperti e gente comune, per un nuovo progetto che parli non solo degli aspetti finanziari, ma faccia intravedere almeno una parvenza di futuro di questa terra e che possa veramente creare una speranza di crescita economica e sociale per l’intera comunità trentina, altrimenti ci si troverà sempre davanti a «una introvabile governabilità».
 
A cura di Bornancin Daniele Maurizio

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