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Il pensiero di Beppino Mattei – Di Daniele M. Bornancin

Sindacalista consapevole che lo sviluppo economico e sociale passa attraverso la promozione e la difesa del lavoro

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Beppino Mattei, nato nel 1926 e scomparso nel 2002 è ricordato come persona che ha dato molto al sindacato trentino negli anni delle lotte operaie, delle prime esperienze di scioperi e cortei, nei periodi che vanno dalla seconda metà degli anni sessanta alla prima metà degli anni settanta; tempi dello sviluppo industriale, dove le trasformazioni politiche, sociali ed economiche erano uno degli obiettivi principali dell’agire quotidiano delle varie organizzazioni e corporazioni.
La gente trentina in quel periodo ne ebbe beneficio, ma anche sofferenza, disagio, basta ricordare le fatiche degli operai della SLOI, la tristemente famosa fabbrica dei c.d. veleni, che ha messo a repentaglio la salute degli abitanti di Trento e dei paesi vicini.
I ritmi di lavoro erano allora scanditi dall’alternanza dei turni diurni e notturni, dalla cadenza di sei - due, due - dieci, dieci - sei, che qualche mamma usava come filastrocca per far imparare i numeri ai bambini nell’ampio cortile delle case popolari.
 
Ebbene, negli anni sessanta e settanta, Mattei era vicino a quei lavoratori, non solo per rappresentare il sindacato, ma per migliorare l’ambiente di lavoro, per difenderlo, per ridefinire orari e contratti.
Molti di questi dipendenti, giunti anche dalle valli vicine, abitavano ai «Casoni», complesso popolare sorto tra il 1929 e il 1930, chiamato anche Vaticano perché sembrava un villaggio ai margini della città, a ridosso di Trento Sud, nel vasto terreno del Briamasco.
La sua formazione cattolica si realizzò negli anni dal 1942 al 1946, quando fu nominato presidente dell’Associazione studentesca Juventus ed in seguito dirigente delle ACLI trentine.
Nel 1948 aderì alla Libera Confederazione Sindacale dei lavoratori, che nel 1950 prenderà il nome di CISL. Dal 1950 al 1974 divenne segretario della FIM CISL metalmeccanici e infine dal 1962 al 1970 Segretario Generale della CISL.
 

Stabilimento Michelin.
 
Dal 1956 al 1960 fu eletto nel Gruppo della Democrazia Cristiana e ricoprì l’incarico di Assessore alle attività economiche e sociali del Comune di Trento.
Nel 1969 fondò lo SMUT – sindacato metalmeccanico unitario trentino- chiamato poi FLM – Federazione Lavoratori Metalmeccanici CGIL, CISL, UIL – primo sindacato di categoria in Italia.
Dal 1974 fu trasferito a Milano, alla segreteria provinciale FLM – CISL, e si occupò per molti anni della ditta Alfa Romeo, con stabilimento e sede ad Arese, nel periodo della vasta immigrazione meridionale.
Mattei inoltre era a fianco dei lavoratori anche della nuova fabbrica Michelin, forse uno dei più importanti simboli del sistema produttivo trentino e anche dell’occupazione, che nel periodo di sviluppo impiegò fino a 1.300 dipendenti.
Lavorare all’epoca in una delle più grandi fabbriche del territorio trentino, oltre ad essere una sicurezza, per molti era anche una fortuna, perché lo stabilimento all’epoca era all’avanguardia, dove i dipendenti potevano usufruire delle colonie per i figli, del teatro interno, del dopolavoro e dello spaccio per gli acquisti di alcuni prodotti d’uso comune.
 
L’azione di Mattei, attraverso un costate e incondizionato impegno, riuscì a far nascere quel ruolo di sindacalista che coglie le novità dei tempi nuovi, col pensiero rivolto al futuro, in un’Italia che cambia velocemente.
Quell’Italia del centrosinistra riformatore, che lui riuscì a mettere in circolo, a spiegare i fermenti nuovi degli studenti e dei lavoratori ancora prima della nascita del sessantotto, dove le contraddizioni erano enormi.
Nel suo operare ha fatto riemergere le personali matrici del popolarismo cattolico, che insieme ad una forza attiva e a una capacità e disponibilità ad esserci in ogni momento, lo fecero riuscire in un’impresa importante, sia socialmente sia politicamente, da rendere conosciute e popolari anche nelle valli del trentino le lotte che si facevano in città, questo anche per superare le differenze tra territori diversi.
Una figura di rilievo del sindacato trentino, che divenne con il suo esempio, punto di riferimento non solo per i lavoratori, ma anche per le varie organizzazioni sociali e culturali del Trentino.
 

 
La recente attribuzione a Mattei dell’Aquila di San Venceslao, il più alto riconoscimento della Presidenza del Consiglio Provinciale del Trentino, è più che meritata, perché persona di grande spessore morale e civile che ha dimostrato con il proprio operare, grande capacità di pensiero, ottenendo risultati utili per la crescita della comunità trentina.
Dorigatti (Presidente del Consiglio Provinciale), Schmid (già Segretario generale CGIL) e Sbarra (Segretario Generale Aggiunto CISL) durante l’incontro, nel rendere omaggio a Mattei, sia pure con espressioni e riflessioni diverse, hanno raccontato l’uomo, in un’unica e uniforme realtà portando esempi delle vicende e della storia del sindacato trentino in un periodo diverso ma similare a quello di oggi, epoca di trasformazioni anche per il mondo del lavoro.
Ne è emersa una figura di uomo che seppe costruire l’unità sindacale, eredità preziosa e ancora attuale, che rimase a fianco dei lavoratori per migliorare, difendere, valorizzare e sviluppare l’occupazione, persona che ha dedicato la vita al mondo del lavoro.
 
Tema cruciale, in questo tempo, dove non c’è più un’occupazione stabile, ma rapporti brevi, a chiamata, ad intermittenza, che indebolisce la sfera dei diritti dei lavoratori, un modello pericoloso che espone le persone e soprattutto i giovani a gravi rischi; ecco perché oggi cercare di accogliere gli insegnamenti di Mattei significa anche ripensare al modello del lavoro, agli orari, sempre più inseriti nel contesto della nuova produzione tecnologica basata sull’informatica e sull’elettronica.
Un Mattei forse fuori dal coro, ma con grande capacità, che ha garantito l’identità e l’autonomia del sindacato da tutti i tentativi di strumentalizzazione provenienti dai partiti, un uomo di visione che seppe coniugare la dimensione locale dei problemi, con una più ampia lettura della realtà del lavoro, salvando il principio della partecipazione pubblica alle politiche industriali, difendendo l’occupazione anche a costo di grandi sacrifici, dal punto di vista di valorizzare il lavoro come segno di civiltà umana.
A sedici anni dalla scomparsa di questo importante sindacalista è giunto il momento di tracciare un percorso politico e istituzionale, che abbandonando le diversità ideologiche e di appartenenza, giunga all’intitolazione di un’aula o di un laboratorio tecnologico in una delle Facoltà dell’Università trentina, non tralasciando anche la possibilità di istituire una borsa di studio biennale a suo nome per giovani studenti, attraverso un progetto unitario promosso dal sindacato.
 
A cura di Daniele Maurizio Bornancin.

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