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Signore e signori, la frittata è servita – Di Daniele M. Bornancin

Questo potrebbe essere lo slogan delle prossime elezioni provinciali

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Una consultazione concentrata su una situazione che si basa su tentativi di nuovi laboratori, progetti di apertura per rivedere schemi, equilibri e tendenze, ma anche riconferme e ricadute derivanti dalle recenti esperienze nazionali.
Si prospettano comunque nuovi scenari.
Finalmente, dopo mesi di trattative, di composizioni, di scomposizioni, di nuove alleanze, di percorsi solitari in questi giorni, con il deposito dei simboli dei 32 gruppi (primo passaggio formale al voto del 21 ottobre per il rinnovo del consiglio provinciale), è partita, di fatto, la campagna elettorale.
 
Dal 17 al 20 settembre si possono presentare le candidature a consiglieri e presidenti con le rispettive liste, per entrare così nel vivo del brevissimo lasso di tempo e per dimostrare alla popolazione, il valore e le caratteristiche dei candidati e dei loro programmi.
La situazione del 2018, così come s’intravede, non sarà certamente come quella del 2013.
Giova ricordare il quadro di quell’anno, con qualche dato per immaginare quello che potrà accadere in questa imminente scadenza elettorale.
Il 27 ottobre 2013 l’affluenza alle urne è stata pari al 62,82 %, nel 2008 del 73,13%, in costante calo.
 
Il Centrosinistra autonomista, con sette partiti, aveva raggiunto una percentuale del 58,74%, con 144.616 voti, ossia: UAL 2.721 VOTI (1,15%), PD 54.412 (22%), Verdi 4.548 (1,91%), Riformisti 2.579 (1,09%), Unione per il Trentino 31.653 (13,33%), Italia dei Valori 3.927 (1,65%), PATT 41.689 (17,55%).
Rossi candidato presidente 5.087 voti.
 
Il Centrodestra, con sei partiti, ha ottenuto una percentuale del 24,72%, con la seguente suddivisione: Civica Trentina 8.806 voti pari al 3,71%, Autonomia 2020 3.160 (1,39%), Fare Trentino 1.946 (0,82%), Progetto Trentino 21.450 (9,03%), Insieme per l’autonomia 3.371 (1,42%), Amministrare il Trentino 5.060 (2,13%), Lega 14.768 (6,22%).
Fugatti candidato presidente 16.401 voti.
 
Forza Italia 4.425 - 4,42% 352 al candidato presidente.
Il Movimento 5 Stelle 14.241 voti pari al 5,85% e il candidato presidente 352 voti di preferenza.
 

 
I nuovi partiti che si affacciano a questa tornata elettorale territoriale, insieme con altri già in auge da qualche tempo, stanno definendo la tipologia di coalizione del centro sinistra e di altre nuove sperimentazioni, anche in chiave libera e solitaria e non, staccate da entrambe le tipiche alleanze.
In linea di massima il Centro Destra Popolare Autonomista, salvo nuovi acquisti, compatto attorno al parlamentare Fugatti per cercare di conquistare per la prima volta il governo della provincia, si compone di nove partiti, oltre alla Lega, Autonomisti Popolari, Agire per il Trentino, Progetto Trentino, Associazione Fassa, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Civica Trentina e UDC.
 
Il PATT, questa una delle novità, farà una corsa in solitaria, con una propria lista e una di affiancamento dei Cristiano Popolari di Ivo Tarolli già senatore, e con Rossi candidato Presidente.
Decisone questa, conseguenza della difficoltà di scegliere il nome del candidato alla presidenza nell’ambito del centrosinistra, che ha visto ben tre ipotesi di persone di diversa formazione, esperienza e provenienza, con la conseguenza così di un possibile e indicativo ridimensionamento rispetto al dato del 2013.
 
Un altro scenario che abbiamo visto in questi ultimi giorni è il tentativo dell’Assessore tecnico Carlo Daldoss, dell’uscente Giunta provinciale, di proporre ai Trentini un nuovo progetto con gli amministratori civici, che, di fatto, avrebbe rappresentato l’assoluta novità del momento, davanti alla percepita crisi dei partiti e delle istituzioni.
Un perimetro diverso delle due coalizioni, forse più centrista, ma rappresentativo dei territori e dei loro amministratori, basato sul fare e sull’affrontare in modo innovativo le situazioni, un credere di più alla capacità della gente, ad affermare la storicità del buon governo dell’autonomia, uno slancio per affrontare la realtà in modo aperto e condiviso dalla base.
Una lettura più contemporanea dei fenomeni che interessano la società e quindi anche la comunità trentina.
 

 
Alla fine d’agosto è nata anche una nuova creatura, Futura 2018, una realtà supportata da oltre mille firmatari dell’appello lanciato dal giornalista Ghezzi, che unisce, di fatto, le varie anime della sinistra, del mondo sociale, ambientalista, della cultura, del pensiero cattolico, della partecipazione, della solidarietà e dell’inclusione sociale.
Un progetto per il presente e per il futuro, ma soprattutto indirizzato a cercare di tamponare l’avanzata leghista, che ormai sembra crescere ovunque anche nei nostri territori del Nord Est.
Vari tentativi di unire queste due realtà (civici, amministratori locali e Futura 2018) sono stati fatti, ma alla fine l’assessore tecnico della Giunta provinciale, non ha ritenuto di proseguire in questo progetto, da un lato per il veto posto da alcuni sindaci che hanno evidenziato l’impossibilità di proporre una coalizione di centrosinistra autonomista, sia pure modificata, visti anche i risultati del 4 marzo, dall’altro la difficoltà di far passare alla stessa alleanza i nomi dei candidati presidenti Ghezzi o Daldoss.
 
Inoltre il tentativo, forse troppo autonomo di Daldoss, di aver avviato le trattative con UPT e PD, per creare una grande alleanza alla tedesca, allargando il perimetro d’azione con un accordo con i civici, verdi, ambientalisti, socialisti e altre liste popolari, territoriali e autonomiste (possibile rientro del PATT), sciogliendo ogni vincolo o veto che dir si voglia, con l’auspicio di ottenere la candidatura alla presidenza della provincia, non hanno dato i risultati sperati.
Su questa ipotesi i primi a non condividere il percorso sono stati proprio i sindaci promotori del progetto, che hanno dedicato riunioni e scambi di opinioni, programmi in embrione, per un periodo durato parecchi mesi.
In altri termini quell’auspicato accordo di centro sinistra nuova versione, basata su uno specifico patto tra il movimento del cambiamento e il polo civico territoriale, non è riuscito a decollare e a proporsi come alternativa al centrodestra.
 
La conseguenza è che oggi il polo civico territoriale degli amministratori delle valli, non nascerà e le finalità dell’interpretare il tempo nuovo, dell’apertura, del dialogo con tutti, del lavorare insieme per i propri territori e per la tutela dell’autonomia, resteranno ferme ai nastri di partenza come tante belle e buone intenzioni.
L’alleanza di centro sinistra si è trovata così davanti a tre candidati presidenti: Daldoss, Ghezzi, Tonini ma, improvvisamente, Daldoss, ha rinunciato dopo aver ottenuto risposte negative dai sindaci e da altre realtà locali non solo a candidare, ma si è ritirato dalla politica provinciale.
 
L’alleanza democratica e popolare per l’autonomia ha cosi scelto e votato, durante appositi tavoli di lavoro quale candidato a governare il Trentino, l’ex senatore Tonini.
Persona certamente di grande capacità politica, di esperienze a vari livelli del sistema politico italiano, per anni presidente della commissione bilancio al Senato, ma anche di cultura cattolica popolare, di scuola democristiana prima e margheritina poi, per passare infine nelle file del PD, dove ha ricoperto vari incarichi nella segreteria nazionale.
Di là da tutto ciò, una persona di ampia e qualificata cultura e di preparazione, che diversamente da altri personaggi della politica trentina, nutre forti legami con l’apparato istituzionale romano, con il mondo dell’economia e del sociale; più apprezzato a livello nazionale, che tra le montagne trentine.
 
Ora tocca ai partiti di questa coalizione composta oltre che dal PD, dall’UPT, dal PSI, dai Verdi, da Futura 2018 e da Primavera Trentina, sostenere questo progetto, fare quadrato attorno alla scelta di Tonini, ma soprattutto trovare un metodo chiaro per parlare con la gente e tra la gente trentina, non facendo le solite e irrealizzabili promesse, ma con concretezza, trasparenza e onestà, solo così ci sarà la possibilità di rigenerare e riaffermare il progetto di centro sinistra.
 
Si dovrà aspettare il 21 ottobre per capire cosà succederà in Trentino, ma questa possibilità di rinascimento politico, qualora nessuna coalizione raggiungesse la percentuale idonea a governare, ci potrebbe essere, magari anche con un riavvicinamento e - perché no - nella compagine governativa da parte del PATT.
Salvo che il PATT non decida, in base ai risultati ottenuti e previo accordo durante la campagna elettorale, di spostarsi, dopo anni, nel centro destra forse al fine di ottenere la presidenza del Consiglio Regionale.
 
Nel panorama attuale della politica locale vi sono inoltre altri raggruppamenti:
Liberi e Uguali che, insieme a l’Altro Trentino a Sinistra, hanno predisposto due liste a sostegno della candidata alla presidenza Valer; Tre Territorialità, Responsabilità, Economia, di De Laurentis ex Associazione artigiani e infine Autonomia dinamica, di Mauro Ottobre.
Inoltre vi è anche il gruppo di Casa Pound.
 

 
Una fotografia in qualche maniera ingarbugliata che prefigura una difficile governabilità per il maggior livello istituzionale del Trentino.
Ora è meglio sperare che i risultati spesso confusionari di momenti e azioni condivise dai due gruppi responsabili del governo nazionale attuale (Lega e Movimento 5 Stelle) e di passi indietro sui programmi, possano in qualche modo rallentare quell’ondata di espansione di queste realtà politiche presenti ovunque nel pensiero delle comunità italiane, sia nelle regioni del nord, sia del centro e del sud.
 
Che cosa pensa e come voterà in ottobre la comunità trentina, conosciuta come gente operosa, moderata poco propensa, al «nuovo» e soprattutto a fare «salti nel buio»?
Certo bisogna aspettare il risultato delle elezioni, ma sarà ancora il tempo dell’anomalia trentina, oppure vi saranno sorprese e un adeguamento alle situazioni del resto d’Italia?
Di fatto questa scadenza delle provinciali è inserita in situazioni e ambienti che già s’intravedono:
 
-    La sfiducia delle persone verso i partiti e le istituzioni che sembra serpeggiare, sia nelle città come nei paesi delle valli del Trentino;
-    La possibilità che si riscontri una significativa percentuale di non votanti;
-    Una campagna elettorale di poche settimane che probabilmente non riuscirà a incidere profondamente il pensiero della popolazione;
-    Il numero, per ora, di cinque candidati presidenti (ritenuto eccessivo);
-    La scarsa unità dei partiti che compongono le coalizioni sin ora previste.
 
Un quadro complesso, in parte ricco di confusione, poco incline a una politica di qualità, basata, come dovrebbe essere, sul servizio alla comunità, alla crescita economica e sociale, al futuro di questa terra dell’autonomia, voluta e creata dai vecchi padri della politica trentina, riconosciuti sia a livello italiano sia europeo e che hanno sempre difeso e promosso il bene comune nello spirito di una politica al servizio della comunità.
Che cosa sarà di questi nostri territori?
Che cosa dicono i giovani che sono il futuro di queste comunità?
 
Sì, bisogna attendere con tanta pazienza, con gli occhi sempre aperti a cosa avverrà dopo, ma intanto cerchiamo tutti insieme di capire e conoscere i programmi che saranno tra poco presentati, non solo per spirito di curiosità, ma anche per farci convincere se, come e a chi, dare il voto, nel rispetto dell’art. 48 della Costituzione «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggior età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico»
Solo così potremo dire domani di aver contribuito anche questa volta, sia pure minimamente alla formazione degli organi della Provincia, che sono il Consiglio e la Giunta.
 
A cura di Bornancin Daniele Maurizio

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