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Trento in movimento verso il 2020 – Di Daniele M. Bornancin

Si stanno muovendo i primi passi per le elezioni comunali tra autocandidature e tecniche di ricostruzione di maggioranze diverse

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In questi giorni abbiamo assistito a vari interventi di possibili strategie, per le prossime scadenze elettorali del Comune di Trento, poiché il Sindaco Andreatta si ritira dalla politica, dopo molti anni di esperienza e di servizio alla comunità, prima come Consigliere Comunale, poi come Vicesindaco e Assessore e infine negli ultimi dieci anni come Sindaco.
Sono quindi usciti allo scoperto alcuni nomi, con relative interviste, di persone disponibili a fare il Sindaco, pronte a sobbarcarsi il difficile e faticoso compito, in questo periodo di confusione politica.
 
I segretari del centrosinistra hanno proposto delle ipotesi e qualche voce è emersa anche da parte delle forze politiche che sostengono l’attuale Giunta provinciale di centrodestra.
In queste ultime ore però ha preso il soppravvento la crisi del Governo nazionale, che si presume sfoci in possibili elezioni politiche già a ottobre, tra soli due mesi. Cioè prima delle elezioni comunali.
Ecco allora che i Partiti nazionali e locali, le diverse forze politiche che compongono il Parlamento dovranno già da subito operare, per affrontare questa nuova tornata elettorale, valutata – se si va a votare – come una delle legislature più brevi della storia della Repubblica Italiana, essendo durata solo 505 giorni.
Questo comporta che, in parte, l’interesse verso il comune di Trento e le elezioni amministrative del maggio 2020, sia necessariamente posto in secondo piano.
 
Certo, queste due scadenze cadono in un momento di debolezza, sia delle forze politiche nazionali, sia trentine. Tutto questo accompagnato da una crisi che, sia pure in fase di allontanamento, porta molte preoccupazioni all’economia, in particolare alle piccole imprese.
Non vi sono nemmeno i tempi per sperimentare nuove formule, nuovi patti, poiché le esperienze precedenti del centrodestra e del centrosinistra hanno, negli ultimi tempi, subito varie scomposizioni e in qualche caso ampliamenti dei perimetri tradizionali.
 
Anche i partiti con ideologie storiche fanno fatica a rappresentare le proprie posizioni, i propri progetti per il Paese.
Negli ultimi anni sono inoltre nate nuove forme di associazionismo di partiti o meglio movimenti-partito, sia nel centrosinistra, sia nel centrodestra.
Gran parte di questi raggruppamenti «anomali», presentati come movimenti, utilizzano dispositivi informatici e digitali e integrano il loro agire con tecnologie e nuove forme d’interazione e comunicazione, divenute simbolo dell’era del social.
 
Segnali di trasformazione dei vecchi assetti sono emersi dai dati complessivi dell’intera nazione, al di là della modernizzazione della comunicazione politica, alle ultime elezioni europee, il primo partito con il 34,3% dei consensi è rappresentato dalla Lega, il 22,7% dal PD e il 17,1% dal Movimento 5 Stelle.
I risultati dell’Italia Orientale, che comprende anche il Trentino Alto Adige, con un’affluenza complessiva del 56,1%, sono: Lega 40,9%, PD 23,8%, 5 Stelle 10,3%.
Uno spaccato statistico che può servire a capire come forse sarà la situazione alle imminenti politiche e alle prossime comunali.
Se poi si osservano i dati degli Stati che fanno parte del Consiglio europeo, le maggioranze sono in mano alle forze politiche conservatrici e di destra.
 
Ora, se questo è il quadro della politica che potrebbe influenzare i risultati delle prossime scadenze elettorali, indubbiamente ci sarà difficoltà per tutti, sia per impostare programmi ragionevoli e che rispondano alle attese e alle esigenze delle comunità, sia per trovare candidati per formare le liste di questa o di quell’alleanza.
 
Prima di addentrarmi nel tema cui mi ero proposto di «scrivere qualcosa» sulla scadenza elettorale del Comune di Trento del 2020, mi corre l’obbligo di soffermarmi sull’improvvisa crisi parlamentare italiana, anche se mancano ancora alcune definizioni in merito agli scenari che ne scaturiranno di conseguenza.
Chiarisco subito che questa situazione di crisi di un binomio anomalo e della sperimentazione del Governo giallo-verde, dopo lunghe schermaglie, litigi, contestazioni e ripicche tra le parti, più televisive che altro, ha creato molta insoddisfazione e stanchezza in gran parte della popolazione, poca affidabilità nei politici e di conseguenza verso le istituzioni di ogni ordine e grado.
Sì, forse era una crisi già più volte annunciata, ma pochi credevano si maturasse così in fretta.
 

 
Ora si attendono le proposte rispetto alla pianificazione delle varie fasi di questa crisi ferragostana, con le varie vie d’uscita, compreso il rinvio della votazione della sfiducia al Governo.
Infatti, il recente pre-accordo tra il PD, 5 Stelle, LeU e le Autonomie, che ha bloccato le mozioni di sfiducia al Premier al Senato, fa presagire che vi sarà in tempi brevi un nuovo Governo di transizione, di scopo, o di ordinaria amministrazione, di responsabilità, e che potrebbe, secondo esperti fin troppo ottimisti, trasformarsi in Governo di legislatura e durare per i prossimi quattro anni.
 
Governo che dovrebbe obbligatoriamente gestire e approvare in tempi brevi alcuni provvedimenti importanti per il Paese ossia: manovra economico finanziaria 2020, che se non approvata entro dicembre farebbe scattare la clausola di tutela e che dal 1° gennaio 2020 farebbe aumentare le aliquote IVA in questi termini: l’aliquota del 4% andrebbe 6%, quella del 10% al 12% e quella del 22% al 25%.
Anche gli scaglioni IRPEF sarebbero così toccati: reddito fino a 28 mila euro, aliquota tra il 15 e il 25 per cento; il successivo tra i 28 e i 75 mila euro di reddito, aliquota tra il 26 e il 35 per cento e il terzo scaglione con un reddito superiore ai 75 mila euro compresi, aliquota fissa al 43 per cento.
 
Non si dimentichi poi il valore del debito pubblico che a giugno 2019 è salito a 2.386 miliardi di euro, raggiungendo così il massimo storico.
Un’esposizione questa dello Stato e degli Enti pubblici nei confronti di soggetti economici (banche, imprese, stati esteri, organismi finanziari e privati), cui è necessario mettere mano in modo definitivo.
Elementi questi che andrebbero a incidere significativamente sul sistema produttivo italiano, sui consumi e metterebbe in ginocchio molte delle piccole e medie imprese che sono sempre state d’importanza sociale ed economica per i territori.
Gli altri provvedimenti riguardano la riduzione di 345 parlamentari, disposizione che comunque entrerebbe in vigore con la prossima legislatura del 2024.
Infine, la scelta di un esponente italiano della Commissione europea che deve essere nominato dal Presidente del Consiglio.
 
Certo, ancora una volta ci si trova davanti a un rimescolamento delle carte con combinazioni, a dir poco strane, finalizzate a tenere in vita la legislatura, una sorta di nuove alleanze che difficilmente riusciranno a sciogliere tutti i nodi, soprattutto quelli economici e finanziari, oggi sotto gli occhi di tutti.
Sono questi solo dei tentativi o prove per un diverso futuro politico del nostro Paese?
Comunque sia, si dovrà attendere l’inizio dell’autunno per veder dipanate le varie posizioni e lasciare che il Presidente Mattarella riesca, insieme ai rappresentanti delle forze politiche presenti alla Camera e al Senato, a trovare una soluzione chiara e trasparente per il Paese e che non ricada negativamente sull’economia e sullo sviluppo.
 
Sicuramente la preparazione, l’esperienza, la capacità e l’equilibrio del nostro Capo dello Stato fanno ben sperare in una via d’uscita da questa situazione forzosamente inceppata.
Quale strada scegliere non è responsabilità da poco, è uno sforzo che non ha eguali nella storia del Parlamento.
In questi ultimi giorni, da più parti, dalle organizzazioni sindacali, dalle associazioni di categoria, giungono diverse posizioni.
Anche le ACLI Trentine nell’incontro annuale, questa volta in Primiero, all’interno dell’incontro «Estate insieme», hanno fatto notare l’importanza della creazione di una politica basata sulla partecipazione, sulla formazione del cittadino, sulla responsabilità e sulla costruzione dal basso del bene comune.
Non solo un auspicio, questo, ma per chi vive all’interno della politica o delle amministrazioni locali, dovrebbe essere una chiara convinzione, per prestare la massima attenzione.
 

 
Certo, bello sarebbe veder nascere e progredire una forma nuova di rigenerazione delle realtà popolari, riformiste, ambientali e sociali; ma si sa, sia da una parte, sia dall’altra, la storia dell’azione politica di questi ultimi anni si è spesso basata sui personalismi, sulle differenziazioni, sulla difesa delle proprie bandiere, dimenticando l’unità d’intenti e le varie comunità.
Gli scenari per il Comune di Trento si presentano particolarmente difficili per una serie di ragioni, che cerco di raffigurare di seguito.
 
Intanto è importante, ancor prima dell’alleanza, fissare i punti principali e d’interesse comune delle varie configurazioni che intendono partecipare a un nuovo progetto innovativo e che in un certo qual modo, anche se difficile, riesca a superare la logica dei partiti tradizionali, motivazione questa per una novità d’interesse verso molti elettori.
Un programma che indichi criteri e politiche inedite, idonee allo sviluppo culturale, economico e sociale, che si può anche basare su quanto fatto negli ultimi anni, ma che abbia un forte sguardo al futuro della città, per una Trento del 2030.
Una sorta di ricostruzione politica e amministrativa con nuove idee e nuove persone, che devono evitare le varie esperienze dei rimpasti di giunta, punti fermi di una continuità, utile ma non obbligatoria.
 
Se andiamo a osservare la coalizione attuale di centrosinistra autonomista, ha visto nel suo insieme in questa legislatura scomposizioni e ricomposizioni, spesso basate solo ed esclusivamente sulla necessità di mantenere la situazione costante, per evitare fughe in avanti e scelte, magari troppo rischiose.
Lasciare così le cose è stata una prassi, nella convinzione che il moderatismo è sempre stato utile ingrediente per il governo del capoluogo.
Nella legislatura che tra pochi mesi si chiuderà, oltre ai partiti storici strutturati come i Verdi, Pd e PSI, 5 Stelle, Lega, L’altra Trento a Sinistra, Forza Italia, Civica Trentina, sono sorti altri raggruppamenti come: il Gruppo misto, Futura Trento (ex PD), Cantiere Civico Democratico (ex UPT), In Movimento, (provenienze diverse).
 
Qui forse è necessario cercare di costruire un accordo, sia pure di centrosinistra, ma allargato alle esperienze civiche di area, che possono venire dalle Circoscrizioni, cioè dalla base territoriale, per aderire alla scadenza del 2020.
Importante poi è capire quali saranno le idee del PATT, da sempre alleato, ma che ora non sembra proprio convinto di seguire i partiti con storia e dinamiche nazionali.
Com’è già accaduto per le ultime provinciali, reputa di tenere le mani libere, a maggior ragione se il PD a livello nazionale, sia pure per cercare di salvare la legislatura, intende allearsi con 5 Stelle.
 
Per il Centrodestra, oggi in mano alla Lega, sicuramente vi sarà un candidato sindaco di area, che però rappresenterà un’alleanza più unita che in passato e forse determinerà il tentativo di giungere a una discontinuità del governo cittadino, anche con l’aiuto che potrà essere attivato dai gruppi che oggi governano per la prima volta la Provincia.
Non possiamo dimenticare che in quest’ottica le «civiche» diventano fondamentali per entrambi gli schieramenti e utili per creare un programma innovativo, un progetto di cambiamento che è richiesto da molte realtà operanti all’interno del tessuto comunale.
Certo non è possibile accettare nuovamente un criterio di condivisione a puro scopo elettorale, non sarebbe utile a nessuno.
 
Per il 2020 è necessaria una proposta basata su pochi punti, chiari, comprensibili e con obiettivi raggiungibili, che possano ad esempio riguardare: un nuovo passo avanti sulla semplificazione amministrativa, sull’innovazione, sulla riorganizzazione degli uffici e servizi della macchina comunale, su un controllo delle partecipate, su una nuova efficacia nell’erogazione dei servizi alla popolazione, su nuovi strumenti d’intervento nelle politiche per gli anziani e per i giovani disoccupati, solo per toccare alcune delle questioni d’interesse della popolazione comunale.
Non sottovalutiamo, come esempio, che il Comune di Trento ha, in base ai criteri della Legge nazionale anticorruzione, attuato un sistema di rotazione dei dirigenti in alcuni settori, passati da un servizio all’altro, ma non ha ampliato tale disposizione alle società partecipate, proprio nell’ottica, senza motivazione, del: «meglio aspettare».
 

 
Bisogna passare dalla discrezionalità delle nomine delle partecipate a una serie di regole da seguire e rispettare, come la mobilità dei dirigenti, anche per queste società, che portino innovazione, sperimentazione e qualità.
I Consigli di amministrazione è più opportuno siano in prevalenza tecnica, non scaturiti da nomine politiche solo per soddisfare questo e quel partito, in base ai risultati elettorali ottenuti dalla coalizione.
In altre parole è più che mai necessaria una costruzione di politiche efficaci nell’ambito dello sviluppo culturale, sociale ed economico produttivo, in un’ottica di apertura reimpostata verso certamente il mondo tedesco di Bolzano, ma anche verso le città e regioni vicine del Nord Est.
Ricostruire una ripresa politica basata sui valori, con programmi e persone nuove, questa potrebbe essere una grande sfida.
 
Sicuramente l’esperienza serve, ma le persone che da anni (10,15 o 20) coprono incarichi politici e intendono proseguire in quest’attività, (pur davanti a un’aspettativa e ambizione, sia pure legittime, ma innaturali), possono anche non rendere un servizio alla comunità, ma ne fanno un normale lavoro, una professione, una abitudine continua, magari con un’introvabile passione, che racchiude in se l’istinto di sopravvivenza politica o qualche remota tentazione di comportamenti opportunistici.
Dove sono finiti i regolamenti di qualche partito, che indicavano un limite massimo delle candidature di due o tre legislature? O siamo ancora costretti a trovare disposizioni basate sulle eccezioni e deroghe?
 
La politica non può nemmeno essere solo basata su una gestione familistica (“questo è il mio successore, è il più idoneo a fare il sindaco”); questi sono criteri del passato, difficilmente ripetibili, anche perché oggi vi è l’esigenza di scoprire la non continuità, anche all’interno dei partiti e delle coalizioni.
Tutto ruota attorno alle persone, alla loro preparazione, alla loro qualità, in un’epoca di cambiamenti radicali; ecco perché serve coraggio e innovazione.
Oggi, il cambiamento non è uno slogan, ma è un desiderio, una speranza, una necessità.
Ricordo che come per le aziende senza innovazione e ricerca, non c’è futuro, così per la politica, senza preparazione, disponibilità e onestà non nasce una nuova classe dirigente, anche perché la politica, si costruisce prima col pensiero, poi con l’iniziativa.
In politica sarebbe «colpevole» volgere lo sguardo altrove o solo al passato, o fare come gli struzzi, anche perché il mondo non è più quello di una volta, siamo costantemente interessati a cambiamenti veloci e repentini.
 
Un progetto di mutamento significa dimostrare che è necessario abbandonare totalmente i personalismi e le legittime ambizioni, impostare invece un’azione di compartecipazione con il concorso delle organizzazioni sindacali e le categorie sociali ed economiche territoriali, per favorire il confronto reale e non fittizio, il dialogo aperto con un lavoro di squadra.
Credere poi che il modello vincente oggi, in un momento di smarrimento umano, sia quello di coinvolgere e motivare le persone, capire la politica è un esercizio quotidiano; infine, lavorare insieme, richiede uno sforzo di grande umiltà, con molte speranze e onestà di pensiero, ma è un’esigenza fondamentale per affrontare le azioni future.
Una politica nuova, dove quanto più pensiamo alle questioni che caratterizzano la situazione della nostra città e a queste questioni proponiamo qualche idea di come porsi di fronte ad esse, dedicando vari interventi, tanto più vedremo i risultati anche in futuro.
 
Quanto più ci pensiamo, quanto più ci sforziamo di comprendere la struttura dei problemi e di trovare idonee soluzioni, tanto più possiamo nutrire la speranza di uscire positivamente dal grande cambiamento sociale ed economico in corso.
Un progetto di trasformazione e d’innovazione per l’elezione di un sindaco, vuole anche dire trovare una persona proveniente dalla società, ad esempio dalle organizzazioni sociali, dalla cooperazione, dalla sanità, dall’industria, artigianato e commercio, dalla scuola e dall’università, delle libere professioni, dai vari settori che compongono concretamente il tessuto della Trento capoluogo.
 
Un’idea di miglioramento potrebbe essere quella di investire, per la prima volta, su una figura femminile, anche perché si deve essere consapevoli che la vera speranza di questa nostra città, oggi più che mai è e deve essere femminile.

A cura di Daniele Maurizio Bornancin

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