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Trento verso le elezioni comunali – Di Daniele M. Bornancin

Due figure di candidati «moderati» di centrodestra e di centrosinistra si contendono l’elezione a sindaco. Schemi scontati? Nuove ipotesi? Qualche sorpresa?

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Un quadro già delineato è ciò che sembra emergere in queste ultime settimane, in merito alle scadenze elettorali del 3 maggio 2020, per il rinnovo del Consiglio Comunale di Trento.
La rubrica «Scenari» si era già occupata nell’agosto dello scorso anno di quest’argomento.
In quell’occasione erano stati fatti notare i segnali di trasformazione dei vecchi assetti, anche in funzione dei risultati ottenuti nei nostri territori, sia alle elezioni europee, sia alle elezioni nazionali e alle combinazioni dei due governi, prima giallo-verde e ora giallo-rosso, così come sono chiamati.
 
Erano anche state formulate alcune considerazioni, che si riassumevano così: nella difficoltà di trovare soluzioni politiche idonee, nella necessità proveniente da più parti, di creare una politica nuova, basata sulla partecipazione, sull’informazione al cittadino, sulla responsabilità e sulla costruzione, dal basso, del bene comune.
Auspici, questi, che possono essere certezze per i futuri amministratori che si accingono, a breve ad essere nominati amministratori della nostra bellissima città.
Non si può non considerare che oggi tutto ruota attorno alla persona, alla sua preparazione e conoscenza, alla qualità, e alla passione politica in un periodo di cambiamenti repentini, che richiedono molto coraggio e uno sforzo di buona capacità d’interpretazione della società, che continua a mutare e a correre.
Un cambiamento che è diventato un desiderio e una necessità per la popolazione.
 
In quella mia esposizione avevo presentato che «come per le aziende senza ricerca e innovazione non c’è futuro, così per la politica, senza preparazione, disponibilità e onestà, non nasce una nuova classe dirigente, anche perché la politica si costruisce prima col pensiero e poi con l’iniziativa».
E di seguito «Trento ha davvero bisogno di un progetto di mutamento che abbandoni personalismi e legittime ambizioni e che riesca ad attivare una strategia di compartecipazione, con il concorso delle organizzazioni sindacali, delle categorie economiche, per favorire un efficace confronto, un dialogo aperto e un lavoro di squadra.
«In altri termini una politica nuova che possa indicare come candidato sindaco una persona proveniente dalla società, dai suoi vari settori che compongono concretamente il tessuto cittadino, investendo magari su una figura femminile come speranza di questa nostra città».
A questa conclusione non si è ancora giunti completamente; infatti, la candidatura di una donna a sindaco è fino ad ora stata accantonata, invece si sono presentate figure maschili, però per la prima volta provenienti dalla realtà civile e non da esperienze politiche precedenti o di persone aderenti a un partito.
Diciamo che questo, è per gran parte il sentire della comunità locale, ed è stato realizzato.
 
In questo periodo si stanno configurando, in via definitiva, le due principali alleanze che propongono i futuri sindaci, diversi sia per esperienza, sia per professione e digiuni della politica attiva, una novità che non ha precedenti.
Certo è risaputo che la popolazione trentina ha nel proprio essere comunità la cultura della moderazione, che in politica diventa virtù. Quel criterio che ha contribuito negli anni e in più occasioni a determinare l’azione politica degli enti locali e delle istituzioni nelle diverse conformazioni.
Pensiamo all’attività politica delle trascorse legislature dove, attraverso la moderazione - che equivale anche all’interpretazione dei bisogni dei cittadini portando soluzioni concrete - si sono evitate fughe in avanti, e rischi di esperienze di assetti conservatori e tradizionalisti.
 
Queste due figure di candidati, che si contendono l’incarico di sindaco, una in rappresentanza del centrosinistra e l’altra del centrodestra, «considerati moderati», sapranno attuare un metodo nuovo di fare politica, avanzando un progetto futuro per la Trento del 2030, tale da incarnare un efficace e concreto cambiamento e una gestione di qualità e d’innovazione?
Il rinnovamento, anche nella politica e nell’amministrazione, è saper leggere la società e le trasformazioni in atto, è capire che la diversità di ognuno può diventare arricchimento comune, è operare per una crescita economica e sociale condivisa e al passo con i tempi.
E gli altri candidati di questa gara, cosa avranno da proporre agli elettori?
 
Ci si deve convincere, in una situazione particolare come quella attuale, e che interessa anche la politica locale, che le città si governano con un sano equilibrio, ma anche con molti cambiamenti, con riforme e nuovi tipi di gestione, che forniscano servizi di maggior qualità ai cittadini, con l’uso quotidiano della trasparenza e dell’onestà.
Non si governano con il «lasciar stare» o con il «continuare sulle linee guida già mature e ampiamente attuate».
Trento, se ci saranno una grande convinzione e una condivisione, potrebbe diventare, anche per gli altri enti locali, un riferimento aperto alle novità, pronta alle sfide del futuro già iniziato, un diverso modo di essere e di agire del Trentino.
 
La nostra città ha bisogno di un forte cambio di passo, questa è non solo la speranza, ma la richiesta che giunge con determinazione e forza dall’esterno della politica.
Di seguito, anche se non sono ancora definiti i perimetri delle alleanze, cerco di riassumere la configurazione elettorale.
 

 
L’alleanza di centrosinistra si chiamerà «SiAmo Trento» ed è costituita da diverse liste, con candidato sindaco Franco Ianeselli (foto qui sopra), ex Segretario generale CGIL, con al suo attivo una certa esperienza e una grande conoscenza dei fenomeni sociali e del lavoro.
Uno schema che vede come protagonisti: PD insieme al PSI, Futura, PATT, UPT, Cantiere Civico Democratico, Italia Viva (che potrebbe chiamarsi Trento Viva) nuovo partito politico nato da poco su iniziativa dell’ex presidente Renzi.
Vi sarà anche Azione di Calenda (ex ministro allo sviluppo economico), che in Trentino è coordinata dall’ex sottosegretario Raffaelli (un ritorno) e che sta costruendo una lista con UPT.
In questa cornice vi è inoltre il recente accordo tra: Sinistra italiana, E’ Viva, Volt ed Europa Verde Trento, una semplificazione con un unico simbolo.
Si presenta per la prima volta anche Onda Civica (ex 5stelle) che candida il Consigliere provinciale Filippo Degasperi (foto seguente), che potrebbe aggregarsi a favore di Ianeselli in sede di ballottaggio, oppure rimanere nella libertà tra i vari raggruppamenti non necessariamente in alleanza.
 

 
Quello che è rimbalzato agli occhi, non solo degli addetti alla politica nostrana, è l’avvenuta strategia del PATT, non completamente digerita da una parte degli autonomisti stessi, che con una mossa a sorpresa ha creato qualche difficoltà a chi dall’altra parte contava di avere gli autonomisti al proprio fianco; e anche a chi, tra i civici e altri gruppi stava lavorando al polo territoriale, una sorta di unione centrista che doveva unire le forze autonomiste popolari moderate, equidistanti sia dal centrodestra sia dal centrosinistra.
Un ambito che in parte poteva anticipare un sistema proporzionale con uno sbarramento al 5%, conseguenza della mancata riforma che prevede la riduzione di 345 parlamentari, che si è sviluppata ora, nelle incognite dell’imminente referendum.
 
Su questo polo territoriale nutrivano aspettative, oltre al gruppo #InMovimento, Progetto Trentino, alcune civiche e in una prima ipotesi anche il PATT e UPT. Eventualità questa supportata anche dalla credenza che la popolazione trentina è di cultura «moderata».
C’è da chiedersi come mai la nostra gente votante, considerata da esperti, studiosi e non solo, come una popolazione moderata, nelle elezioni provinciali del 2018 ha favorito in centrodestra, regalando la Presidenza della Giunta per la prima volta alla Lega?
Forse bisognerebbe capire fino a che punto e in che misura il popolo trentino può essere ancora considerato di cultura «moderata»?
Per quanto interessa le sorprese di provenienza del PATT, oramai ci si è in qualche modo abituati, perché probabilmente nel pensiero politico dei dirigenti vige la logica delle «mani libere» e della valorizzazione dei territori; quest’atteggiamento simile al partito tedesco dell’Alto Adige, che però ha avuto esperienze diverse di gestione della provincia autonoma bolzanina, che fonda le proprie radici su una cultura un po’ differente da quella trentina, qui, non sembra avere efficacia.
 
Certo è più importante per questo partito far parte di un’ampia e aperta alleanza, visto che già ha governato la città per alcuni anni, ma anche perché gli autonomisti, quando nel 2015 fu fatto il nome di Ianeselli per la Provincia, e lui non accettò preferendo appoggiare Rossi, oggi si sono sentiti forse coinvolti in un vago impegno di riconoscenza verso il giovane candidato sindaco, regista dei gruppi di SiAmo Trento.
Questa impostazione quasi sicuramente non sarà attuata, ad esempio a Pergine, a Riva e Arco, dove saranno sperimentate intese sia tra Lega e PATT, e con PATT e civiche territoriali che confluiranno in «poli intermedi o terze vie», sempre nella logica «delle mani libere».
La scelta del PATT di accordarsi, poi, direttamente con il candidato sindaco del centrosinistra, di fatto è solo parzialmente fattibile (una scorciatoia che può ridurre responsabilità proprie nella legislatura) perché l’elettore si troverà comunque nella scheda elettorale il PATT insieme alla coalizione che sostiene Ianeselli.
 
La stessa cosa vale per Italia Viva.
La nuova unione che fa capo a Renzi, di fatto, è composta e fondata da consiglieri uscenti e provenienti da spezzoni di partiti esistenti in Consiglio Comunale come il PD, Cantiere, Gruppo misto e #InMovimento.
Il quadro generale del patto è frutto di una serie di scomposizioni e ricomposizioni con una costruzione di raggruppamenti, rispetto al passato, più ampia e inclusiva.
Sostanzialmente, dai risultati delle prime riunioni, dai momenti di confronto con la popolazione cittadina, sembra che per Ianeselli la corsa sia in discesa e non s’intravedono grosse difficoltà, o meglio non si tratta di un’arrampicata in montagna con faticose salite.
 
Per quanto attiene la formazione delle liste, qualche novità vi sarà anche in termini di composizioni, di ritorni, di continuità, di persone nuove; intanto per rimanere in tema il PATT sta per acquisire gli esponenti usciti dalla Lega e appartenenti alla formazione nata nel 2017 denominata Grande Nord.
Si sta assistendo a un vivace lavorio per chiudere gli elenchi dei candidati in tempo utile, poiché nel Trentino la popolazione sarà chiamata ad eleggere 158 sindaci e 2343 consiglieri comunali, a Trento quaranta consiglieri.
Le candidature a Sindaco e le liste dovranno essere presentate tra il 27 e il 31 marzo e, in caso che nessun candidato sindaco riesca a superare il 50% dei voti validi, il 17 maggio vi sarà il ballottaggio.
 
Un’altra novità, maturata negli ultimi giorni, è data dallo scioglimento, dallo scivolone nel vuoto del progetto di «centro», che in ogni scadenza elettorale si presenta nelle vesti di terzo polo, ma che stenta sempre a emergere e che continua a perdere nello stesso tempo occasioni su occasioni.
Qualche cosa sembra però che si stia muovendo soprattutto in casa di Progetto Trentino e della Civica Trentina, in particolare sulla non condivisione del nome del candidato sindaco di centrodestra.
Se ciò si traducesse in un ragionamento di polo territoriale, qualche idea di accordo potrebbe giungere da altri partiti come la risorta Democrazia Cristiana, Cambiamo, del governatore della Liguria e l’UDC di Cesa, ed anche di qualche Civica vicina al mondo popolare e cattolico, come la nascitura «Si Può».
Questa terza via può essere un’alternativa al panorama politico comunale. Non è ancora detto che ciò non avvenga.
 

Alessandro Bracetti a Trento insieme all'eurodeputato Antonio Tajani.

Il centrodestra ha da poco incoronato l’avvocato Alessandro Baracetti, un libero professionista stimato ed esperto in materia di lavoro, uomo della società civile, che non ha nessuna tessera di partito e che non ha mai fatto politica, una figura nuova, uno sconosciuto a gran parte dei cittadini, una persona come tante altre, una normalità nella novità, una realtà di oggi.
Figlio di un emigrato friulano, un giovane nato a Trento, che rappresenta, non solo per le origini, una parte del Nord Est, meglio di due realtà dell’autonomia come il Trentino e il Friuli.
Allo stato attuale lo schieramento che sostiene Baracetti, salvo ripensamenti dell’ultima ora, è composto da: Agire, Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, La Civica, Autonomia Popolare, e altre formazioni che nasceranno, è stata anticipata inoltre una lista di appoggio al candidato sindaco stesso.
 
Queste formazioni sono veramente di una destra rigorosa e intransigente, o tra i vari gruppi che ne fanno parte, si vedranno delle sorprese, magari provenienti dalle compagini civiche?
Ad esempio, lasciando da parte le forti prese di posizioni, a volte solitarie di qualche consigliere provinciale della Lega, o qualche progetto di legge magari non in linea col passato e con contenuti discutibili, o di nomine di parte, un po’ disinvolte che ricordano la «prima repubblica», si può dire con convinzione, che i rappresentanti della Lega trentina, sia in provincia, sia in comune, sono uguali ai loro dirigenti nazionali?
O forse questi esponenti locali, essendo tra l’altro in gran parte alle prime esperienze politiche istituzionali, debbano invece, gioco forza, essere considerati anch’essi in parte «moderati» provenienti dalle comunità del territorio trentino?
 
Comunque, al di là delle possibili impressioni, i giochi di entrambi gli schieramenti non sono ancora ultimati, e continueranno fino alla data di presentazione di tutte le liste.
Non sarà un lavoro facile trovare persone disponibili a scendere in campo per rappresentarci come consiglieri, non solo perché potrebbero esserci molte liste tra loro concorrenti, ma anche perché s’intravede una stanchezza da parte della gente, una certa indifferenza che attraversa, non solo il campo politico, ma anche altri settori della società, vuoi per un motivo o per un altro.
Oggi non può essere accettato, da parte di nessuno, che non ci sia trasparenza nella gestione della vita amministrativa e politica del nostro Comune.
 
I cittadini desiderano un Comune aperto, efficace, che non incentri il proprio operare solo sulla discrezionalità, sull’interpretazione personale, o sulla logica del: «abbiamo sempre fatto così», ma reclamano più chiarezza, più concretezza, ossia un agire responsabile, innovativo, un servizio cosciente alla comunità tutta.
Per non tradire le attese dei cittadini bisogna esaminare i contenuti dei programmi, le idee, la traduzione del desiderio di cambiamento in azioni concrete che sono un punto fermo per i prossimi anni dell’agire politico dei futuri amministratori.
I programmi potranno, (se semplici e capibili da parte di tutti), fare la differenza e creare un certo interesse anche tra chi, vuoi per indifferenza o per contestazione, non intende recarsi alle urne, pur trattandosi di scadenze amministrative molto importanti.
 
È vero, bisogna fare tesoro del lavoro effettivo svolto negli anni dalle precedenti amministrazioni a beneficio della città di Trento, con i risultati positivi ottenuti, ma nel 2020 e con una prospettiva verso il 2030, non si può continuare a operare solo sulla continuità, questo andrebbe a danneggiare il tessuto imprenditoriale e sociale cittadino, e a cozzare con il desiderio di cambiamento auspicato dai vari settori come il commercio, la scuola, l’urbanistica il sociale, le imprese artigianali e industriali, l’agricoltura, i trasporti, il turismo, i servizi, l’università, il sistema ambientale e tutti i settori che compongono il tessuto cittadino.
Ora più che mai bisogna saper leggere il futuro, far crescere la comunità in termini di qualità complessiva, di umanità, di riduzione del malessere che serpeggia e si nasconde sia pure in modeste percentuali nei vari ambiti del vivere quotidiano.
 
Queste mie considerazioni non intendono valutare i singoli candidati, o le svariate liste, sono solo frutto di piccoli approfondimenti effettuati confrontandomi con operatori economici, lavoratrici e lavoratori dei diversi campi, con giovani e anziani, con le persone sole, sia della città, che dei paesi limitrofi, un parziale quadro che alla fine cerca di portare ai nostri lettori una voce di grande speranza per un futuro migliore per la città di Trento, anche perché non si dimentichi che «migliorare è un dovere e un bene per tutti», fermarsi, è sempre facile, in parte comodo, ma è un triste modello di tranquillità momentanea e fittizia, non reale, spesso improduttiva.
Bisogna ben sperare negli elettori e attendere con serenità i risultati che caratterizzeranno il nostro futuro.
 
In conclusione desidero esprimere, congiuntamente alla Direzione e ai collaboratori del quotidiano L’Adigetto.it, il mio più sincero e doveroso augurio a tutti i candidati Sindaci, ai futuri Consiglieri comunali e alla prossima Giunta.
 
Daniele Maurizio Bornancin

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