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Festival dell’Economia: 15ª edizione – Di Daniele M. Bornancin

«Ambiente e crescita»: il tema in programma a Trento dal 24 al 27 settembre 2020

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Da qualche giorno sono iniziati i primi incontri online del Festival dell’economia, una sorta di anteprima per rispondere alla crisi conseguente all’emergenza del Coronavirus che ha bloccato, di fatto, la manifestazione programmata per il 29 maggio.
Anche questo evento si è dovuto adeguare alla nuova realtà, che vede il Paese trasformato con le lezioni a distanza organizzate dalle scuole e università, le riunioni politiche e amministrative in videoconferenza, così come le attività degli organismi delle società economiche pubbliche e private.
Un’esperienza che ha comunque messo in difficoltà gli operatori del sistema produttivo e sociale, un notevole sforzo che però, fino ad ora, ha dato buoni risultati. Sicuramente uno strumento che ci accompagnerà ancora per molto tempo entrando a far parte delle attività del nostro futuro.
Con questa esposizione ci occuperemo degli interventi di alcuni esperti, che hanno partecipato in videoconferenza alle giornate introduttive, nel rispetto della situazione attuale e del tema di quest’anno: «Ambiente e crescita».


(Gregorio De Felice)
 
Le prime riflessioni, moderate dalla giornalista Eva Giovannini nel pomeriggio dell’inaugurazione, sono state quelle di Gregorio De Felice di Intesa Sanpaolo che ha così espresso il suo pensiero.
«Il tema ambiente e crescita è oggi ancora più attuale, alla luce della pandemia e dell’emergenza sanitaria.
«L’Europa ci ricorda che le strade per il rilancio vanno in due direzioni: la digitalizzazione e la trasformazione dell’economia in un’economia ambientalmente sostenibile.
«Uno dei temi più importanti è quello dell’ambiente e della salute, che devono diventare centrali per il rilancio. Stiamo mettendo davvero al centro dell’agenda economica i temi ambientali?
«L’inquinamento interessa l’ambiente e la crescita riguarda l’ambiente. Questo principio diventa la base per trasformare l’economia italiana in economia più sostenibile.
«La sostenibilità non deve essere considerata un vincolo o un costo, quest’approccio è un errore.
«Andiamo incontro a un’enorme crescita della domanda di beni, servizi e processi produttivi sostenibili. Dobbiamo essere capaci di soddisfarla, di diventare leader dove ci sarà una forte domanda, questa sarà la vera rivoluzione industriale e l’Italia può giocare il suo ruolo; può essere per noi una nuova occasione.
«Può voler dire essere capaci di esportare queste conoscenze in quei Paesi dove la coscienza ambientale arriverà dopo. Non sprechiamo le forze e i fondi a disposizione.
«Una rivoluzione industriale che riguarderà macchinari e impianti per la difesa dell’ambiente. Pensiamo all’edilizia verde ad esempio, alla trasformazione della plastica, all’agricoltura biologica, al risparmio energetico, sono modelli da seguire che interesseranno sempre di più le attività economiche e i territori.
«Togliamoci dalla testa che le richieste dell’Europa siano solo condizionalità. Sono invece un’occasione da cogliere.
«Ecco perché ci vuole un grande progetto di rilancio dell’economia, di accelerazione della crescita basata sulla direzione ecologica.
«Dobbiamo fare programmi per settore, chiari e che non si perdano nel tempo. «Progetti che possono essere finanziati dalla Comunità Europea.»
 

 
Innocenzo Cipolletta, coordinatore del Comitato editoriale del Festival ha ricordato che «se guardiamo agli ultimi vent’anni, ci imbattiamo in almeno cinque grandi crisi: l’11 settembre, la crisi finanziaria del 2008, le primavere arabe, la BREXIT, oggi il COVID-19.
«Dobbiamo pertanto imparare a costruire dei piani di emergenza in grado di scattare al momento opportuno. Le famiglie lo fanno, accumulando risparmi che poi torneranno utili nei momenti di crisi.
«Non lo fanno gli Stati, che sono portati a indebitarsi consumando risorse future, e al tempo stesso tagliano i servizi essenziali, perché considerati degli sprechi.
«Dobbiamo attrezzarci per non essere messi ogni volta davanti all’evento imprevisto o all’emergenza come se fosse la prima volta.»
 

 
L’editore Giuseppe Laterza ha portato il suo saluto con una domanda: «Che Festival sarà? La prima giornata del Festival in videoconferenza crea una strana sensazione. Da quindici anni abbiamo fatto l’inaugurazione in un luogo accogliente come Trento, assieme a decine di migliaia di persone che hanno seguito questo evento.
«Il Festival è stato fin dal primo anno un grande successo per la sua capacità di coniugare rigore scientifico e semplicità. Abbiamo deciso di continuare, nonostante questa emergenza, perché abbiamo sentito l’urgenza di farlo.
«Questo è un grande esperimento di democrazia, che si prolungherà fino a settembre e che non ha molti esempi precedenti. Noi crediamo molto, anche alla luce delle scelte che la politica dovrà fare da qui in poi, perché le grandi scelte vanno dibattute in pubblico.
«Abbiamo voluto cominciare oggi con una straordinaria tecnologia per l’interesse che il Festival ha sempre suscitato nel pubblico soprattutto giovanile.»
 

 
Tito Boeri, direttore scientifico, nella sua riflessione ha evidenziato che è bello ritrovarci, anche se per ora solo virtualmente.
«Mi mancano i passaggi per le strade di Trento, con le persone che mi fermavano a discutere. Ecco perché guardo con una forte attesa a settembre, che sarà l’edizione fisica del Festival.
«Non potevamo non iniziare ora, con una presentazione tecnica necessaria in un momento così difficile di emergenza sanitaria. Adesso dobbiamo affrontare un’altra emergenza, quella economica, che provoca una drammatica perdita di posti di lavoro, anche perché tante aziende non riescono a lavorare come prima e falliscono.
«È importante capire, approfondire i temi per affrontare questa emergenza e a settembre entreremo nel vivo di questa nuova realtà.
«C’è bisogno, come non mai, d’idee nuove e stimoli concreti. Importante è studiare e approfondire le problematiche di oggi indicando soluzioni.
«Questo sicuramente si farà a settembre e da lì troveremo insieme le soluzioni più utili al nostro Paese.»
 
Sul tema «L’Europa ai tempi del Coronavirus» hanno dialogato tra loro Boeri e Paolo Gentiloni Commissario europeo agli affari economici.
Dopo un’introduzione di Boeri sulla crisi mondiale indotta dalla pandemia e sulle previsioni con segnali di conseguenze gravi, che hanno determinato reazioni particolari dell’Europa, sia per i tempi, sia per le dimensioni finanziarie, si è avviato il confronto con Gentiloni.
Da ciò l’importanza di conoscere il ruolo dell’Europa, i tempi, le misure e gli strumenti messi in campo per rispondere alla crisi.
Il Parlamentare europeo degli affari economici, ha appunto affrontato il tema: «L’Europa ai tempi del Coronavirus», toccando varie particolarità del dialogo tra i Paesi europei e i progetti per un nuovo futuro.
 

 
Gentiloni ha esordito dicendo che da marzo è rimasto a Bruxelles ed ha visto la situazione di questo virus e le sue conseguenze. Si è impegnato a essere presente a settembre.
«Il Coronavirus ha fatto piombare l’economia italiana in una crisi senza precedenti nella storia, che mette ora a dura prova l’organizzazione e la tenuta della società. Lo scenario è di particolare incertezza, in cui non è chiaro né come, né quando si potrà tornare a una normalità.
«Il PIL potrebbe crollare al 13% e il debito salire al 156% del PIL. Si fortificheranno le diseguaglianze socio economiche.
«È previsto che nel 2021 il PIL toccherà percentuali pari al 9%. Bisogna trovare una nuova via allo sviluppo, riscoprire i punti di forza, tutti italiani, per fare perno e ripartire.»
 
Ha sostenuto «che la crisi ha cambiato anche la politica economica della Comunità europea, prima era fatta di tetti, soglie, procedure d’infrazione, strumenti specifici per salvare i Paesi che avevano bisogno di un aiuto, ad esempio la Spagna, il Portogallo, la Grecia.
«Oggi assistiamo a una politica nuova, già invocata dal governatore Draghi. Stiamo maturando la consapevolezza che non possiamo avere solo una politica monetaria comune, ma è necessaria anche una politica economica e di bilancio comune.
«La crisi economica ha colpito tutti i Paesi. Le stime indicano come ordine di grandezza che vi sarà un calo del PIL del 7% - 9% e forse con percentuali maggiori, una ripresa prevista dal 2021 del +6%. Non è la crisi di dieci anni fa, non ci sono Paesi che chiedono di essere salvati dopo errori nazionali. Oggi la crisi ha colpito tutti i ventisette Stati membri e rischia di produrre conseguenze economiche diverse da Nazione a Nazione.»
 
Ciò che è avvenuto in queste settimane non era mai successo nella storia della Comunità europea.
La Commissione è andata sui mercati finanziari ed ha raccolto 750 MLD di euro e destina queste risorse per finanziare prestiti di lunga durata e progetti comuni per il rilancio dell’Europa.Tutto questo è un fenomeno fondativo di coordinamento di politica economica reale e condivisa da tutti i Paesi. L’istituzione europea ha avuto una reazione positiva con la messa in campo, per la prima volta, di una serie di strumenti che hanno cambiato la politica di bilancio.
 
«Alcune misure sono già disponibili, come i crediti facilitati, pari a un impegno di spesa del 2% del PIL per ogni Paese, per sostenere le spese sanitarie (per l’Italia 36 MLD).
«La Banca Europea ha stanziato notevoli somme per gli investimenti e sussidi alle piccole e medie imprese.
«Ci sono altri strumenti, in via di definizione e incentrati sull’integrazione della cassa integrazione per i lavoratori delle aziende in difficoltà. Il pacchetto deve però essere ratificato dai Parlamenti nazionali.
«Queste misure dovrebbero entrare in funzione alla fine dell’anno e inizio del prossimo, con le cifre proposte e approvate in Commissione europea con una previsione per l’Italia di 172 MLD e interesseranno il bilancio pluriennale 2021/2027.
 
«Nel 2020 si attiveranno degli strumenti, quali anticipi in quote minori attraverso prestiti e crediti ai singoli Paesi, con una proporzionalità nelle varie situazioni, poiché la crisi di questo tempo ha colpito con esiti diversi tutti i 27 Paesi membri, che rischiano di portare conseguenze differenti da Paese a Paese.
«Impatti con priorità diverse. I governi di ogni Stato devono fare proposte alla Commissione europea presentando progetti concreti insieme alle indicazioni di bilancio, in un rapporto di dialogo che possa concretare la gestione dei fondi.
«Il dialogo con la Commissione è importante per condividere i piani attuativi per la gestione dei fondi. I piani devono essere ancorati alle priorità strategiche economiche e sociali dei Paesi e alle trasformazioni in atto, basate sull’ambiente e il digitale.
«È allo studio una forma di tassazione minima per le piattaforme digitali al fine di evitare l’aggressione commerciale. La Commissione ha messo in campo strumenti comuni per scongiurare il rischio di una grande frammentazione e che la crisi produca conseguenze diseguali, avrà il compito di coordinamento delle varie priorità e di risolvere le strozzature che potrebbero rallentare la distribuzione degli aiuti europei.»
 
Infine possiamo considerare che i nuovi strumenti messi in campo riguardano nomi come: Sure, Mes, Recovery Fund, che sono per noi cittadini sigle sconosciute e destinate però a entrare nella nostra quotidianità futura e per l’Italia è una grande occasione da non perdere.
I punti di forza per il nostro Paese devono basarsi su un’accelerazione degli investimenti pubblici e privati, su un’aggressione del sommerso e dell’evasione fiscale, su un ripensamento della struttura della tassazione.
Per tutte queste ragioni il 2020 e il 2021 saranno decisivi per la nuova ripresa che diventa, non sola speranza ma necessità.
Ecco perché è giusto sostenere che a tutti i livelli delle istituzioni non deve mancare una forte collaborazione e condivisione tra maggioranza e minoranza, con un dialogo trasparente e chiaro, per non ricadere nei soliti pasticci delle vecchie abitudini, non utili a garantire alle comunità un nuovo futuro.

A cura di Bornancin Daniele Maurizio 

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