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Incontro con Stefano Bencompagnato – Di Paolo Farinati

Intervista a un autentico campione roveretano del cabaret e dell’intrattenimento

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Conosco Stefano Bencompagnato da molti anni, è un autentico campione del cabaret e dell’intrattenimento.
Un artista poliedrico che meritatamente sta ottenendo successo anche sulle televisioni nazionali. Sorriso contagioso, battuta sempre pronta, è un grande piacere incontrarlo.
Ho avuto la fortuna di vederlo e parlarci qualche giorno fa. Non abbiamo smesso un attimo di raccontarci a vicenda.
Lui, come sempre, è stato un fiume in piena di gran voglia di vivere. Ecco qui cosa ne è scaturito.

 

 
Caro Stefano, dimmi in breve quando e come nasce la tua innata passione per lo spettacolo?
«Prima di tutto grazie a te e a voi per l’ospitalità e per lo spazio che mi state dedicando. Da bambino sognavo di fare quello che sto facendo, in altre parole divertire la gente, stare con la gente ed emozionare le persone. Ero un bambino allegro, vivace e mia madre mi diceva sempre che ero anche un grande chiacchierone.
Sono nato artisticamente per caso. Subito dopo la mia nascita facevo già ridere le ostetriche, (scherzo!). Tutto è iniziato appassionandomi alle radio ed alle TV locali, che per me sono state delle ottime palestre. Mi hanno insegnato ad interagire con il pubblico. Erano gli anni di Gigi Sabani. In televisione le imitazioni di Gigi mi appassionavano. Mi dissi: “Se ci riesce lui, ci posso riuscire anch’io”. Ho iniziato a provare. Mi scrivevo i miei primi spettacoli, che proponevo nelle feste di piazza e nei vari teatrini di paese. Poi ho avuto la fortuna di conoscere il maestro Sabani dal vivo, con il quale ho lavorato e tra noi fu amore a prima vista, poiché entrambi amavamo lo spettacolo e il pubblico.»
 

 
Tu sei un artista assai poliedrico: cantante, comico, attore, intrattenitore, presentatore... quale è la tua vera «natura»?
«Essere me stesso, sul palco come nella vita reale, appassionare, divertire con qualsiasi forma di spettacolo. Il mio percorso artistico mi ha fatto provare tante specialità artistiche e sono riuscito a collegarle insieme. Credo di essere uno showman, saper fare tutto: cantare, ballare, presentare, improvvisare e tante altre cose che appassionano il pubblico. Saper trasmettere oltre l’arte anche le emozioni. Il pubblico ha voglia di emozionarsi. Ho visto bravissimi talenti che non sono riusciti a sfondare perché non trasmettevano emozioni e, il pubblico difatti li ha subito dimenticati.»
 
A quale pubblico ti piace rivolgerti?
«Il pubblico di tutte le età, dai bambini agli anziani, non ho mai voluto fare divertire con la volgarità che ho sempre ripudiato. Naturalmente quando faccio il mio spettacolo di cabaret e ci sono bambini tra il pubblico e devo parlare di un argomento per grandi, gli faccio fare un giochetto: Mettere una mano destra sull'orecchio destro e una mano sinistra sull'orecchio sinistro. Così non sentono e posso parlare tranquillamente.»
 

 
La televisione, il teatro, una piazza: dove Ti trovi più a tuo agio?
«La televisione è interattiva, la piazza o il teatro è diretto. Mi credi non saprei scegliere, mi trovo molto bene dappertutto.»
 
Sei apparso spesso pure sulle TV nazionali. È stato difficile?
«Assolutamente no, sono riuscito in questi anni a crearmi un giro importante con autori e produzioni. Ultimamente sono stato in più puntate di “Caduta Libera” su Canale 5 nelle puntate speciali dei barzellettieri de “La sai l'ultima?”. Mi hanno chiamato loro invitandomi, vuol dire che ho lasciato un segno. La televisione è importante perché ti dà visibilità.»
 
Hai un sogno nel cassetto?
«Si, voglio fare un programma di cucina visto che in TV non ce ne sono, scherzo! Continuare a far divertire tanta gente, ma soprattutto a divertirmi. Tornare alla normalità, ne abbiamo tutti tanto bisogno.»
 

 
A cosa ti ispiri quando componi i tuoi amatissimi «tormentoni» dell'estate?
«All'attualità, prendi la ceretta se vai su Tik Tok la mia canzone l'hanno usata per fare i video di depilazioni divertenti. Il problema degli italiani prima dell'estate resta la prova costume e la ceretta, ecco un'idea per un tormentone. Il Ciaone una canzone scritta da Adriano Bonfanti noto autore televisivo e teatrale, se leggi il testo parla dell'attualità dei telefonini, dei ragazzini che non si parlano più e tanti altri problemi emersi con l'uso negativo della tecnologia. L'ultima canzone invece è dedicata alla suocera sempre onnipresente nella vita di coppia. Naturalmente non era un problema mio con la mia amata suocera Bruna volata in cielo qualche anno fa, che consideravo una seconda mamma.»
 
La nostra Rovereto, è complicato essere «profeta in Patria»?
«La nostra Rovereto è una città straordinaria, fatta di persone straordinarie, che hanno voglia di divertirsi e credimi tantissimi abitanti che incontro per strada e mi fermano per fare anche due chiacchiere, mi danno una carica e un sostegno morale fantastico. All'inizio ho un po’ sofferto questa condizione, poi hanno visto che facevo sul serio in quello che ho sempre creduto e l'atteggiamento di molti è cambiato positivamente.»
 

 
I giovani, come li vedi nello spettacolo in genere?
«Devo dire che rispetto a noi quando abbiamo iniziato, sono molto più spavaldi, sostenuti dai social, internet che con noi non esistevano. Un consiglio, devono saper ridere di sé stessi, mettersi in gioco e soprattutto studiare, studiare, studiare. Per fare il dottore, l’avvocato e altri mestieri bisogna studiare, non ci si può improvvisare e così deve essere anche per chi vuole diventare un abile cabarettista, imitatore, presentatore o showman. Naturalmente un giovane deve avvicinarsi a quest’arte dello spettacolo con umiltà e tanta voglia di imparare, bisogna saper ascoltare e farsi consigliare da chi ha tanto da insegnare. Poi ci vuole ovviamente tanta fortuna e bisogna trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Purtroppo fanno le file per i reality televisivi, ma quelli se non hai i numeri e le doti giuste ti danno visibilità temporanea e poi ti bruciano.»
 
Ti chiedo un messaggio di fiducia da lanciare alla nostra comunità.
«Stiamo vivendo un periodo molto difficile, credo l'ottimismo e la fiducia in ognuno di noi sia importantissima. La vita è bellissima e va vissuta fino in fondo. I valori che mi hanno trasmesso i miei genitori, li ho trasmessi ai miei figli. Uno tra tutti è quello che continuo a ripetere: quando si cammina per strada, non bisogna farlo guardando solo davanti, ma bisogna guardare anche a destra e a sinistra perché c’è sempre qualcuno che ha bisogno di un sorriso, un incitamento, una pacca sulle spalle. Volevo fare un’intervista divertente ma mi commuovo sempre quando parlo di me. Vi dico di non smettere mai di sorridere, sorridere e di sognare. Un abbraccio fortissimo agli anziani, agli ammalati e alle persone sole.»

Grazie, carissimo Stefano. I miei più vivi complimenti e il mio più sincero...in bocca al lupo! Ad maiora….

Paolo Farinati - p.farinati@ladigetto.it


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