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Malika Ayane: canzoni a Palazzo Geremia, per essere felici

La cantautrice milanese ha regalato un’intensa interpretazione alla platea frizzante dal Festival Trentodoc

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L’eleganza frizzante di Malika Ayane - Palazzo Geremia Trento - Foto di Alessio Coser.
 
Dall’omaggio a Silvana Mangano alle emozioni olimpiche di Pechino fino alla sua passione per Milano e Berlino, le due città in cui vive e che hanno segnato, ad oggi, la sua vita.
Si è raccontata a cuore aperto Malika Ayane al pubblico che ha affollato oggi pomeriggio Palazzo Geremia per uno degli eventi più attesi della prima edizione del Trendodoc Festival.
La cantautrice milanese, intervistata da Alessandro Cannavò e Roberta Scorranese, firme del Corriere della Sera, ha rivelato le sue passioni: da quelle musicali, citando Nick Cave, David Bowie e Billie Holiday, a quelle calcistiche (è tifosissima del Milan) e regalato alla platea anche un’intensa interpretazione live di tre canzoni del suo repertorio, accompagnata dal maestro Carlo Gaudiello.
 
L’incontro è iniziato sulle immagini del suo videoclip in bianco e nero dedicato alla grande attrice Silvana Mangano.
«Era da quindici anni – ha detto Malika Ayane – che volevo incidere questo pezzo, l’avevo sentito anche in una versione dei Pink Martini e ora è arrivato il momento giusto.
È una canzone che esprime una grande gioia di vivere e insieme serenità ed energia, elementi che nella vita ci vogliono sempre.»
Lo scorso settembre l’artista milanese ha ricevuto a Venezia il premio «Women In Cinema Award» dedicato al suo impegno per le donne che non possono far udire la propria voce perché vittime di regimi autoritari: «Per me è un dovere fare quello che posso per appoggiare queste cause, diffondere certi messaggi».
 
Per Malika Ayane, «La memoria va coltivata anche se ci troviamo a vivere in un mondo che va sempre più veloce.
«Il ’900 e quello che stiamo vivendo sono secoli bulimici in cui si produce tanto, troppo, spesso in maniera frenetica, senza fermarci.»
I ricordi sono quelli della sua infanzia di ragazza nata nella periferia di Milano da mamma italiana e padre marocchino.
«La mia famiglia non poteva permettersi di mandarmi a lezioni private di musica e così mi sono iscritta al Conservatorio.
«Oltre che cantare volevo suonare la batteria ma sono finita a suonare il violoncello. Poi c’è stata l’esperienza alla Scala come voce nel Macbeth.»
 
Quindi la confessione fra il serio e il faceto.
«Non so se farò per sempre la cantante. Mi piacerebbe cambiare e aprire un negozio di fiori o essere sempre in viaggio.»
Nella sua dimensione di artista la forza unica della voce: «Non basta –   ha sottolineato la cantautrice  – avere una bella voce, bisogna credere in quello che si canta, mettere tutto nella forza della propria interpretazione».
 
Da tempo al suo fianco nella scrittura delle canzoni c’è Pacifico.
«Lui mi ha insegnato ad ascoltare la mia voce interiore e a trasformarla in versi per canzoni. Io scrivo sempre, sono una maniaca dell’appunto.
«La parola ha una grande forza, spero negli anni di riuscire a scrivere meglio e di avere il tempo per leggere di più.»
 
Fra le sue esperienze anche quella delle Olimpiadi invernali di Pechino 2022 dove ha cantato l’inno di Mameli nella cerimonia di chiusura.
«Siamo arrivati in Cina in pieno lockdown. Non sono state settimane facili, fra continui covid test e isolamento.
«Però è stata comunque un’esperienza bellissima poter cantare in uno stadio immenso ed in un contesto come quello delle Olimpiadi fatto di quella grande collettività che prova ad andare oltre confini e differenze.»
Spazio anche al futuro nel segno dei musical: «Dopo Evita torno a lavorare con Massimo Piparo in Cats un musical che conosco a memoria e nel quale avrò il ruolo di Grizabella».
Ad impreziosire l’incontro del Trentodoc Festival la proposta live di tre brani del suo repertorio fra i quali «Peccato originale», dal suo ultimo disco «Manifesto» e «Come le foglie».

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