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«Cembra, cantina di montagna» presenta i gioielli di famiglia

Quattro i vitigni: il Müller Thurgau, lo Chardonnay, il Riesling e il Pinot Nero e, dulcis in fundo, il TrentoDoc «Oro Rosso», Chardonnay 100%, Dosaggio Zero

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Lo chef de cave Stefano Rossi con la gamma dei vini.

In un piacevolissimo incontro con la stampa, la Cantina Cembra ha presentato i suoi gioelli, affidando allo chef de cave Stefano Rossi l’incarico di descrivere le caratteristiche ampelografiche della vallata e i vitigni che meglio vengono accolti nei piccoli appezzamenti di terra.
La superficie della Val di Cembra, infatti, è composta da circa 300 ettari dedicati a vigneti, lavorati da 320 soci conferitori. Meno di un ettaro a testa.
È evidente dunque che gli agricoltori lavorano la terra più per amore del lavoro che per convenienza economica.


La sede della Cantina.

Non a caso lo slogan coniato dal presidente della Cantina, Piero Patton, recita: «Una cantina fa vini buoni se ha buoni contadini». Uno slogan che calza a perfezione, se si pensa che si tratta di un terreno impervio, costruito a scalinate, sostenute da oltre 700 km di muretti a secco, che ne hanno fatto un paesaggio unico e famoso nel mondo.
 

 
La Cantina Cembra è la più alta del Trentino e i suoi vigneti producono vini con le peculiarità dei vini di montagna. Vini che esprimono il carattere più gradevole della montagna: precisione, freschezza e delicatezza.
Profondamente consapevole di queste straordinarie peculiarità, CEMBRA Cantina di Montagna ha deciso di far sentire la propria voce nel panorama vitivinicolo italiano con sempre maggiore identità e ha intrapreso un’ulteriore evoluzione nella direzione della qualità.



Così nel 2022 CEMBRA rinasce e presenta una nuova linea di etichette monovitigno, al fine di valorizzare in maniera ancora più netta le uve più rappresentative del territorio, inteso come un’unica, grande area eccezionalmente vocata.
Quattro i vitigni-ambasciatori: il Müller Thurgau, varietà storica della valle, lo Chardonnay, il Riesling e il Pinot Nero. Ognuno di questi dà corpo ad un vino in purezza che ha il compito di esprimere il meglio dei terroir della cooperativa.
Accanto a questi quattro protagonisti resta il TrentoDoc «Oro Rosso», Chardonnay 100% che si presenta in una nuova versione Riserva millesimata Dosaggio Zero.
 

 
Non è facile descrivere a parole i vini, presentati con precisione certosina dallo chef de cave Stefano Rossi.
Però abbiamo pensato di coinvolgere i nostri lettori con un metodo tutto nostro, che consiste nel rovesciare i termini del problema. Di solito si dice quali siamo i piatti più adatti al vino.
Oggi faremo viceversa: descriviamo i piatti che ci sono stati offerti per apprezzare i vini presentati.
Il menù è stato preparato dallo chef Alessandro Bertaso del ristorante Da Pino a San Michele.
 
Müller Thurgau.

Antipasto: Polentina di Storo su fonduta di Trentingrana e tartufo nero uncinato del Baldo.

 
Riesling.

Primo piatto: Risotto con crema di broccoli di Torbole, trota affumicata e lime.

 
Chardonnay.

Altro primo piatto: Tortelloni fatti in casa alle mele, casolet e speck.

 
Pinot Nero.

Secondo piatto: Guancette di maialino al Pinot Nero di Cembra con purè di patate affumicate e zeste di limone.


Un discorso a sé merita il TrentoDoc Oro Rosso.
Questa bollicina - etichetta storica dell’azienda - entra nella nuova linea in versione Riserva Pas Dosé e millesimata.
Quest’anno sarà l’annata 2017.



La vendemmia per questo Trento Doc che nasce da vigne di Chardonnay tra i 600 e i 750 metri slm si svolge tra fine agosto e i primi di settembre.
Le uve vengono portate il più velocemente possibile alla pressa Marmonier, che consente una pressatura estremamente delicata, asseconda la robustezza della buccia e ne evita la frantumazione per ottenere un mosto fiore di altissima qualità.
Può essere bevuto a tutto pasto.

Nella foto che segue, la particolare torchiatura cui sono sottoposte le uve di Cembra, cantina di montagna.
Non viene usata la storica Vaslin, ma una nuova delicatissima pigiatura a torchiatura orizzontale: la pressa Marmonier.

G. de Mozzi

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