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Generazioni a confronto alla 80ª Mostra dei vini

Il futuro del settore sta nella capacità di riscoprire i valori identitari del territorio e di condividerli: «La montagna è la nostra identità»

In omaggio alla 80ª edizione della Mostra vini del Trentino Palazzo Roccabruna ha ospitato questa sera alle 17.00 un talk show in cui si sono confrontate figure storiche e giovani promesse del mondo del vino trentino.
«Generazioni a confronto. Tra passato e presente, uomini e donne del vino trentino», questo il titolo dell’incontro, condotto dal giornalista ed enogastronomo Nereo Pederzolli, che ha visto la partecipazione di Elvio Fronza (presidente della Cantina sociale di Trento), Giacomo Malfer (Cantina Revì), Luigi Togn (Cantine Gaierhof e Maso Poli), Lucia Letrari (Cantina Letrari), Francesco Spagnolli (ex preside dell’istituto agrario di San Michele all’Adige).
Fra il pubblico anche Mauro Lunelli (Ferrari), Goffredo Pasolli (presidente degli enologi ed enotecnici trentini) e Bruno Lutterotti (presidente del Consorzio vini trentini).
 
L’accento su uno dei temi più importanti del dibattito l’ha posto fin da subito Giacomo Malfer.
«Quello che manca al mondo del vino trentino è la pianificazione, ovvero la capacità di scoprire i valori distintivi della nostra produzione e di declinarli in progetti condivisi.»
Gli ha fatto eco Luigi Togn (Cantina Gaierhof), presidente del Comitato vitivinicolo a metà degli anni Ottanta.
«All’epoca – ricorda Togn – riuscimmo a realizzare, attraverso un forte spirito di unità, i primi protocolli per la lotta integrata, mostrando come il Trentino fosse all’avanguardia nel campo della tutela dell’ambiente. Dopo quegli anni non si progettò più nulla.»
La debolezza del territorio sul piano della comunicazione, indice della frantumazione del mondo enologico locale, è stata lamentata da Lucia Letrari: «Ci manca un ambasciatore forte».
 
Tuttavia fra le tante ombre una luce si è fatta strada. All’unanimità il modello del brand collettivo, rappresentato dal Trentodoc, che riesce a valorizzare le specificità pedoclimatiche del territorio e a dare unità al mondo produttivo, è stato riconosciuto quale esempio virtuoso da declinare anche nel mondo del vino fermo, dove oggi regna l’opposizione fra le grandi cantine sociali e piccoli produttori.
Tema di grande attualità questo, che è stato ripreso anche dal presidente del Consorzio vini, Bruno Lutterotti.
«Il mercato è un insieme di opportunità diverse, per questo bisogna distinguere le produzioni che rispondono a logiche di volume da quelle che si ispirano alla valorizzazione dell’identità territoriale.
«È necessario affrancarsi dall’ansia di prestazione: non pensare solo al fatturato. I grandi colossi possono aprire le porte su alcuni mercati anche ai piccoli produttori.»
 
Anche l’associazione enologi trentini, rappresentata dal presidente Goffredo Pasolli, ha dato un contributo al dibattito.
Nel riconoscere l’indiscussa eccellenza qualitativa delle produzioni locali, gli enologi hanno messo a punto un documento che delinea quelle che dovrebbero essere le strategie per superare l’impasse attuale.
«Distinguere il vino dei grandi numeri, ovvero il vino commodity, dal vino dei piccoli numeri, ovvero quello identitario, sia nelle grandi aziende che nelle politiche di comunicazione del Consorzio vini.
«Superare l’opposizione fra politica di brand delle grandi cantine e politica di territorio cercando un equilibrio a livello di mercato.»
Essi propongono altresì di rivedere le denominazioni di origine territoriale integrando il toponimo «Trentino» con quello delle Dolomiti.
 
In conclusione Mauro Lunelli, sintetizzando quelli che sono stati temi principali del dibattito, ha osservato che oggi la frantumazione del mondo del vino trentino non può arrecare beneficio a nessuno, «perché l’identità si trova solo nella capacità di unire le forze.
«E il Trentino ha un minimo comun denominatore importante su cui costruirla, ossia la montagna.
«La montagna è la nostra forza, e non solo nel mondo del vino, la montagna, in termini di valori organolettici, è il tratto identitario delle nostre produzioni, la nostra qualità percepita.»

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