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Ci ha lasciati Leonello Letrari, un grande dell’enologia italiana

È grazie a lui se i vini trentini sono diventati un’eccellenza nel mondo intero

Ci ha lasciati il grande enologo trentino Leonello Letrari, Nello per gli amici, all’età di 86 anni.
Lascia la moglie Maria Vittoria e i figli Lucia e Paolo Emilio. Ma soprattutto lascia tutti noi, lascia un vuoto che difficilmente si saprà colmare.
Nello era nato a Borghetto all’Adige, aveva frequentato l’Istituto San Michele, poi si era dedicato a studiare il mondo, passando gran parte del suo tempo giovanile nelle grandi culle del vino, dalla Francia al Portogallo, dalla Spagna alla Renania, dal Sudafrica agli Stati Uniti.
Poi era diventato l’enotecnico della cantina Bossi Fedrigotti, dove riversò la propria esperienza. 

Ebbe l’intuizione di produrre il primo grande uvaggio del trentino, che denominò Foianeghe dal nome della terra dove sorgevano le viti che lo producevano. Fu un successo senza precedenti, perché riuscì a vendere quel magnifico vino a un prezzo sei o sette volte superiore alla media trentina: quasi mille lire degli anni ’60. Li valeva tutti.
Ma la cosa che più ricorderanno coloro che ebbero la fortuna di vivere in quel periodo, fu l’esperienza dello spumante «Equipe 5», così chiamato perché generato da cinque i soci illuminati che diedero vita all’unico spumante che riusciva a tenere testa al Ferrari. Era sorto il dualismo tipico del nostro paese in tema di successi: come la scelta tra la Lambretta e la Vesta, tra la Ferrari e la Maserati.

Poi Letrari si mise in proprio dando il suo cognome illustre a una collezione di vini irripetibile, in testa a tutti il suo spumante.
Ma non aveva smesso di svolgere ricerca nel vino, ne è la prova l’Enantio, un vino superiore ricavato da un’uva inferiore.
Da tempo sono i suoi figli Lucia e Paolo Emilio che curano lo sviluppo della Cantina Letrari, distribuendo in Italia e all’estero centomila bottiglie all’anno di preziosissimi vini e, lasciatecelo dire, di delicatissimo olio della Vallagarina.
Ovviamente il nostro cordoglio va ai familiari che ha lasciato, ma la sua presenza sarà sempre viva tra noi e soprattutto nel mondo del vino trentino e quindi dell’Italia intera.
 
G. de Mozzi

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