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Mori: scende la mannaia dei Carabinieri del N.A.S di Trento

Restituiscono alla Cantina Sociale Mori Colli Zugna milioni di litri di vini sequestrati, ma «declassandone» in grande quantità – Una macchia all'immagine del Trentino

I Carabinieri del N.A.S. di Trento, al termine di lunghi mesi di accertamenti, hanno raggiunto il primo importante punto fermo nell’indagine che ha interessato l’irregolare gestione della cantina sociale «Mori - Colli Zugna» e quasi tutto il vino sequestrato il 24 gennaio 2018 è stato restituito alla cooperativa, ma solo dopo aver declassato e riclassificato il prodotto, ridimensionando cioè le caratteristiche d’indicazione e di produzione che inizialmente contraddistinguevano i vini.
Già nei mesi passati, nell’ottica di favorire la ripresa della regolare attività, dopo le prime positive verifiche, erano state dissequestrate alcune partite di vino, per un totale di oltre due milioni di litri, che la cantina sociale deteneva in conto lavorazione per altri produttori, e per le quali era stato rapidamente acquisito il riscontro che non vi fossero irregolarità.
Nei giorni scorsi è stata fatta chiarezza sull’esatto contenuto degli oltre 300 vasi vinari presenti nei sotterranei della cantina, per cui parte del vino - 300.000 litri circa - verrà probabilmente confiscato al termine del procedimento penale.
1.500.000 di litri circa di vino potranno essere imbottigliati soltanto con l’indicazione «IGP», previa rinuncia alla qualifica di «DOP», e 30.000 litri circa potranno essere commercializzati solo come vino da tavola, rinunciando a qualsiasi pretesa di etichetta DOP o IGP.
370.000 litri circa verranno venduti come «Dop delle Venezie» e non «Dop Trentino».
Infine, per 1.000.000 di litri circa, è stata verificata la genuinità delle diverse indicazioni riportate e sono stati restituiti tali e quali alla cantina sociale, senza provvedimento alcuno.
 
L’operazione è stata resa possibile grazie ad un apposito decreto di dissequestro emesso dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Rovereto.
Se da una parte sono stati acquisiti fondamentali ed indiscussi elementi per dimostrare la sussistenza dei reati inizialmente contestati ai 7 indagati perquisiti nella mattinata del 24 gennaio 2018 e ritenuti responsabili in concorso tra di loro di frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche e denominazione di origine dei prodotti agroalimentari, d’altro canto si tratta di un’operazione che può essere definita dolorosa, soprattutto dal punto di vista economico, ma nonostante ciò assolutamente necessaria per salvaguardare gli interessi di tutti i consumatori (che devono avere sempre il diritto di poter conoscere con precisione le esatte caratteristiche del prodotto acquistato e di sapere se il prezzo corrisposto corrisponde effettivamente alla qualità pubblicizzata), quindi dei numerosi soci della cantina stessa (che pur di consegnare un prodotto di pregio hanno accettato in alcuni casi perdite economiche di una certa importanza, senza ricercare scorciatoia alcuna), a seguire degli altri produttori enologici (impegnati nel garantire la qualità dei loro prodotti) ed infine anche dei marchi D.O.P. e I.G.P., garanzia e simbolo, da sempre, di qualità, affidabilità, genuinità, tracciabilità e serietà.
 
L’importante risultato, di assoluto rilievo anche a livello nazionale, è stato ottenuto attraverso un certosino lavoro di ricostruzione delle partite di uva consegnate dai quasi 600 diversi soci residenti nei comuni di Mori ed Ala, nel corso delle campagne vendemmiali 2016 e 2017, attività svolta anche con la collaborazione dei funzionari dell’I.C.Q.R.F. di San Michele all’Adige (TN).
Utilizzando sia tradizionali metodi d’indagine, sia innovative tecniche di analisi a livello documentale, nel corso di quasi 4 mesi di duro lavoro i Carabinieri del N.A.S., assiduamente presenti all’interno della cantina per consentire comunque, in maniera continuativa le necessarie lavorazioni delle diverse partite di vino sequestrate, sono riusciti a ricostruire, in diretto contraddittorio con gli enologi della cooperativa, il percorso dei singoli carichi, verificando, per ogni singolo socio, i quantitativi ed i giorni di consegna, l’esatta qualità di uva conferita, le tramogge utilizzate, i vasi vinari nei quali il mosto è stato raccolto.
 
L’attività di riscontro è stata in parte favorita dal rinvenimento, durante le perquisizioni effettuate, della contabilità parallela, aggiornata con precisione, a differenza dei registri ufficiali, da alcuni dipendenti della cantina sociale
Le proposte formulate dal Nucleo Antisofisticazione e Sanità di Trento sono state condivise dall’Autorità Giudiziaria che ha coordinato l’attività investigativa e gli attuali vertici preposti alla direzione della cantina sociale hanno già provveduto a riportare sul registro telematico certificato dei prodotti vitivinicoli, in vigore dall’1 gennaio 2017, i quantitativi di vino così come proposto, in maniera tale da poterli immediatamente e regolarmente commercializzare.
I Carabinieri del N.A.S. dovranno adesso valutare con precisione e in maniera dettagliata, riferendo successivamente all’Autorità Giudiziaria, la posizione di diversi singoli soci della cantina sociale, i quali, con le loro condotte, avrebbero contribuito attivamente all’ingente danno creato.

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