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Il salvagente a chi vuole mescolare il sacro al profano

Mercatini di Natale di Trento, salviamo i brulé! Quello che serve sono le infrastrutture, altro che mettere mano alla spontanea domanda-offerta popolare

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In questi giorni abbiamo assistito all’assalto della città di Trento da una grande quantità di turisti, così come sono state assaltate le piste da sci.
Non dobbiamo lamentarci, anzi. Non occorre essere degli economisti per capire che il PIL del Trentino ne trae grande vantaggio.

C’è però da prendere in considerazione un sacco di altre cose.
Anzitutto le infrastrutture. Non è possibile che ogni fine settimana ci siano code interminabili sull’Autobrennero. Vorremmo sapere dove è finita la terza corsia dinamica, anche se ci si dovrebbe chiedere perché da Verona a Bolzano le corsie non siano tre per parte. Come si può pensare di incentivare il turismo senza adeguare le infrastrutture?
Stessa cosa per le orde di turisti che vengono in città per i mercatini e tutto quello che vi trovano a latere. Come si può pensare di fare strike senza domandarci come fare a rimettere in piedi i birilli?
 
I mercatini vanno bene così come sono. Guai a chi tocca il brulé e tutto quello che appartiene alla tradizione trentina, al consumo e al denaro spicciolo.
Ma l’organizzazione deve offrire anche altre cose, a partire dai posteggi, dalle toilette, dalla sicurezza, dall’igiene.
La cultura ha i suoi posti di attrazione e di raccolta. Il Muse, il Castello, le Gallerie e quant’altro hanno i loro percorsi consolidati.
Quello che manca è un piano di lavoro integrato complessivo.
Trento diventerà la Città del Natale, la Città della Cultura, la Città della Storia, la Città degli Alpini nel 2018, ma per farlo occorrono investimenti di idee e di lavoro straordinari.
Che fine ha fatto l’ascensore che dalle Gallerie porta al top del Doss Trento? Lo volevano tutti e nessuno ha avuto il coraggio di prenderlo in mano.
Il centro fiere di Piedicastello vedrà il ponte ciclopedonale che lo collega a Piazzale Sanseverino?
I sistemi di collegamento a fune dalla collina al centro resteranno sempre nei cad dei computer?
 
Forse si teme che vengano giudicati megalomanie o peggio opere di regime. Ma intanto si fanno passi scoordinati e insufficienti a star dietro all’evoluzione dei tempi.
È inutile girarci intorno: vanno spesi soldi per fare infrastrutture.
Poiché il turismo, come abbiamo detto, aumenta il PIL, aumenta anche il residuo fiscale che dobbiamo investire per rendere coerente il sistema, consolidare il successo e impedire di finire sepolti da un eccesso di popolarità.
Qualcuno avverte questo scoordinamento e ha pensato di inserire afflati culturali a fianco dei brulé. Per carità, quae sunt Caesaris Cesari, quae sunt Dei Deo: non mescoliamo il sacro al profano.
Che si debba mettere mano al sistema è fuori discussione, ma non nei mix dell’offerta popolare che si è perfettamente raccordata con la domanda.
Viva il brulé!

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