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Il salvagente a chi diffonde notizie false nei momenti di crisi

L'esperienza di questa emergenza maltempo suggerisce di studiare un'interfaccia tra autorità e stampa per tenere informata la popolazione in tempo reale

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In questi giorni il nostro giornale ha raggiunto numeri eccezionali di visitazioni giornaliere, che da una media di 100.000 si è portata a punte superiori alle 150.000.
Il merito purtroppo non è edificante, nel senso che a richiamare tante visitazioni è stata l’emergenza maltempo. La gente voleva sapere minuto per minuto cosa stava accadendo. E noi abbiamo cercato di farglielo sapere, con una produzione straordinaria di informazioni.
A leggere i dati con attenzione, vediamo che i cosiddetti lettori unici sono rimasti pressoché costanti, il che significa che i nostri lettori abituali hanno digitato il nostro giornale molte più volte del solito proprio per questa necessità di essere informati, di sapere cosa sta succedendo.
 
Questa premessa serve per inquadrare un problema che è emerso oggi nel corso della conferenza stampa indetta dal Comune di Trento per fare il punto al termine della grande emergenza maltempo.
«La cosa che ci ha creato più difficoltà – ha detto l’assessore Italo Gilmozzi – sono state le notizie false, dall'acqua inquinata al pericolo per le case vicino al Fersina, perché molti cittadini hanno intasato di chiamate inutili le centrali operative.»
Ed è questo il punto che vogliamo chiarire perché, man mano che si va avanti con l’evoluzione tecnologica delle comunicazioni, le possibilità che vengano diramate notizie false crescono in maniera esponenziale.
 
Chiariamo subito che il nostro giornale non ha mai pubblicato una notizia falsa e che, più si fanno delicati i contenuti, più vogliamo la certezza di ciò che si va a scrivere.
La notizia che nella zona di Mattarello l’acqua potabile fosse inquinata era apparsa su Facebook e si era diffusa immediatamente come accade per tutte le cattive notizie.
Alcuni lettori (e perfino un nostro collaboratore) ci hanno chiesto se la notizia dell’inquinamento fosse fondata o meno.
Ovviamente non l’abbiamo confermata. Ma il punto è che nell’immediato non abbiamo potuto neppure sostenere il contrario perché non ci era stato possibile conferire con il Comune di Trento.
 
Poi, fortunatamente, è arrivata la nota da parte del Comune di Trento con la quale si condannava la diffusione della notizia falsa. Indirettamente ci veniva comunicato dunque che l’acqua nel territorio comunale era potabile. Un’ottima notizia per tutti.
Ciò che vogliamo dire è che in questi casi il Comune deve tenere allertato l’Ufficio Stampa come organo fondamentale per la gestione della crisi.
La Provincia di Trento, infatti, ha diramato una nota nella quale si invitava la popolazione a chiamare il 112 solo per emergenze, rinviando le semplici richieste di informazioni all’Ufficio Stampa.
E, come abbiamo visto, la Provincia ha tenuto costantemente i rapporti con gli organi di stampa.
 
In questi casi Internet si dimostra un mezzo di comunicazione ottimale, dato che al limite può funzionare anche senza corrente elettrica.
Però il sistema ha dimostrato ancora una volta che necessita fornire una precisa chiave di lettura che separi i social network e la stampa vera e propria.
I social – continuiamo a ripeterlo – sono delle bacheche virtuali, dove chiunque può scrivere quello che vuole senza controllo. Le testate online invece, in quanto tali, pubblicano solo notizie (nei limiti del possibile) verificate fino in fondo, sia perché fa parte della professionalità dei giornalisti, sia perché i responsabili possono subire anche dure reprimende da parte dell’Ordine dei giornalisti.
 
Se da una parte invochiamo l’introduzione di un «marchio di qualità» che consenta agli internauti di distinguere le fonti di informazione affidabili da quelle dubbie, dall’altra invitiamo le autorità a non mescolarsi a loro volta nei social, attirati dall’alto numero di visitazioni che offrono certe piattaforme.
In tutti i casi, questa esperienza generata dalla più pesante alluvione dai tempi del 1966, si suggerisce anche di organizzare un sistema coordinato tra stampa e autorità affinché la popolazione possa venire avvisata in tempo reale di quanto sta accadendo con mezzi di informazione ufficialmente riconosciuti come sicuri.
 
Infine – lasciateci usare questo paragone anche se in questa situazione può apparire irriverente – gettiamo il salvagente a chi, in buona o in cattiva fede, diffonde notizie false, affinché non anneghino nel mare delle loro stesse cavolate.
 
GdM

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