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Concessione A22, la storia infinita: salvagente cercasi

A cinque anni dalla scadenza della concessione il ministero sta ancora cercando di definire il percorso da definire

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Pare ineluttabile che tutto in questo paese debba essere complicato.
La concessione dell’A22 è scaduta nell’aprile del 2014 e, a cinque anni di distanza, dopo varie soluzioni «definitive» e approvazioni europee, non ci sono ancora le idee chiare.

Puntuali come un fiume carsico, che appare e scompare con regolarità, le notizie che giungono da Roma sono sempre definitive... salvo intese. Ovvero ripensamenti.
Persino col l’ex ministro Toninelli si era arrivati in dirittura d’arrivo, mancava pochissimo.
L’altro giorno Kompatscher era tornato da Roma soddisfatto, confermando alla stampa che la concessione sarebbe stata affidata alla nuova società inhouse dell’Autobrennero costituita apposta senza soci privati per ottenerla senza concorso.
Ma come? Ci eravamo domandati. Non era sistemato tutto da tempo? Non mancava solo qualche pratica di poco conto?
Comunque, se quello che conta sono i risultati, non c'era altro da fare che portare pazienza e andare avanti.
Ma oggi abbiamo avuto una nuova doccia fredda.
 
Nel corso del dibattito sul bilancio della regione Trentino Alto Adige, il consigliere Ugo Rossi aveva chiesto - tra le altre cose - di conoscere lo stato della concessione dell’A22.
Ed ecco la risposta fornita dal vicepresidente della Giunta regionale Maurizio Fugatti che, come si sa, è anche presidente della Giunta provinciale e pertanto perfettamente al corrente della situazione insieme a Kompatscher.
«Per quanto riguarda i rapporti con Roma, su Autobrennero – ha detto Fugatti – siamo in attesa di una proposta emendativa che pare stia venendo avanti con un'ipotetica proroga di sei mesi durante i quali definire il percorso da seguire per quanto riguarda il futuro di A22.
«Nell’ultimo incontro che c’è stato con il Ministro competente sono state presentate due ipotesi, – prosegue il vicepresidente. – La prima è una definizione di accordo per la liquidazione dei soci privati; la seconda ipotesi è che il Ministero si faccia carico di una valutazione della permanenza dei soci all’interno.
«Il Ministro competente ci ha fatto capire che a fronte di queste due ipotesi – ha proseguito Fugatti, – valuterà quella che sarà più percorribile, se sarà percorribile. E anche per questo abbiamo ritenuto di dover usufruire di questi tre/sei mesi per poter lavorare.»
 
Insomma, anziché concludere, adesso le ipotesi sono due e il ministero dovrà decidere quale seguire e, successivamente, verificare se quella scelta sia percorribile.
Da non credere. Sembra di essere al Gioco dell’Oca, dove se sbagli il colpo coi dadi rischi di tornare al punto di partenza.
Altro che dirittura di arrivo! Siamo all’elaborazione di nuove ipotesi, che richiederanno sei mesi di tempo. Poi ci vorranno i tempi tecnici per realizzare quella scelta, ammesso che sia percorribile.
Con un ulteriore pericolo in agguato, proprio come al Gioco dell’Oca: che il governo entri in crisi e magari si vada a elezioni anticipate.
Stavolta il salvagente - da noi inventato per non annegare in questo mare di… cavolate - stavolta dobbiamo metterlo noi cittadini del Trentino Alto Adige.

GdM

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