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Capello e Cucinelli: «Non c'è vittoria senza empatia»

Teatro Sociale pieno per un incontro fra due amici molto atteso al Festival dello Sport


Gianni Valenti, Fabio Capello e Brunello Cucinelli in una foto di Michele Lotti.
 
Sul palco del Teatro Sociale l’ex allenatore Fabio Capello e l’imprenditore filosofo Brunello Cucinelli.
A condurre il talk, trasmesso anche in streaming sul sito della kermesse, il vicedirettore della Gazzetta Gianni Valenti.
Si intitola «Cucire il gioco» l’incontro tra due giganti che apparentemente sembrano non avere nulla in comune, se non una vita costellata di grandi successi.
Entrambi noti promotori del made in Italy, entrambi professionisti riconosciuti e amati, si sono incontrati a Imola, in occasione di un Gran Premio di F1. Ed è stata subito complicità.
 
L’atmosfera è distesa, informale. Si discute anche di calcio, ma soprattutto si parla di rispetto, educazione, dignità, fiducia.
E poi di bellezza, talento, sconfitta, squadra, sacrificio, coraggio.
Queste le sei semplici parole scelte dal conduttore della serata, Gianni Valenti, temi attorno ai quali si costruiscono riflessioni, si raccontano aneddoti, si condividono idee.
 
Capello e Cucinelli condividono una partenza umile: figlio di un maestro elementare il primo, di contadini il secondo.
È probabilmente nel solco di quegli insegnamenti, a cui guardano con nostalgia e gratitudine, che si sono forgiati i caratteri di questi due grandi leader.
Tanto per guidare le squadre di calcio, quanto per condurre un’azienda, è fondamentale l’empatia, quella capacità di capire e di essere capiti, di ascoltare e di essere ascoltati.
Capello narra di come suo padre gli abbia insegnato il coraggio e di quando prima di una partita in Inghilterra dedicò l’eventuale vittoria ai 20mila camerieri - working class hero - che secondo i giornali sarebbero stati allo stadio; Cucinelli ricorda la bellezza del solco dell’aratro perfetto e disquisisce di sostenibilità spirituale.
 
Entrambi parlano di educazione come stile di vita, di accettazione e di rispetto, di dignità che è quello che ci rende più umani dice Cucinelli.
Abituati a essere maestri, lasciano alla platea alcuni insegnamenti.
L’allenatore esorta a «Trasformare le difficoltà in cose facili» e ricorda, commosso, di quando suo padre gli disse: Provaci!
Lo stilista invece invita a disconettersi, a liberarci: «Guardate il cielo, non il telefono».

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