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A Trento una benaugurante parata di campioni del mondo

Il ciclismo festeggia al Festival dello Sport Adorni, Ballan, Basso, Bugno, Fondriest, Moser e Saronni

Alla vigilia della prova in linea professionisti dei campionati mondiali australiani di Wollongong, il Festival dello Sport ha riunito a Trento sette dei nove campioni del mondo azzurri del ciclismo ancora in vita: Vittorio Adorni (1968), Alessandro Ballan (2008), Marino Basso (1972), Gianni Bugno (1991 e 1992), Maurizio Fondriest (1988), Francesco Moser (1977) e Giuseppe Saronni (1982). Applausi per i battibecchi tutti da ridere tra Bugno e Fondriest e, soprattutto, tra Moser e Saronni.
Dietro all'amarcord, ad emergere è stato il tema del lungo digiuno iridato dagli azzurri (14 anni), con la speranza che la squadra guidata dall'ammiraglia dal nuovo c.t. Daniele Bennati possa interromperlo, ma anche la consapevolezza delle carenze - soprattutto in termini di risorse - del nostro movimento ciclistico.
 
Sette uomini d'oro del ciclismo italiano, con addirittura otto maglie iridate, si sono materializzati a Trento, alla vigilia della prova in linea professionisti del Mondiale di Wollongong, in programma domani (anzi, tra poche ore).
C'è chi ha toccato ferro, ma il colpo d'occhio per gli appassionati che oggi pomeriggio hanno affollato la sala Depero del palazzo della Provincia Autonoma di Trento, in piazza Dante, era davvero impagabile. Vittorio Adorni (campione del mondo nel 1968), Alessandro Ballan (2008), Marino Basso (1972), Gianni Bugno (autore della storica doppietta consecutiva nel 1991 e 1992), i padroni di casa Maurizio Fondriest (1988) e Francesco Moser (1977) e ancora Giuseppe Saronni (1982). Tra i campioni del mondo azzurri in vita, mancavano solo Moreno Argentin (1986) e Paolo Bettini (2006 e 2007).
 
Grande l'entusiasmo dei tifosi per i campioni del passato, anche perché quelli del presente, soprattutto nelle corse in linea, lasciano un po' a desiderare.
L'ultima maglia iridata vestita da un italiano, sempre parlando di prova in linea, è appunto quella di Alessandro Ballan, che vinse a Varese nel 2008.
Da allora gli azzurri ci sono andati vicini (i tifosi trentini ancora imprecano per l'argento di Trentin), ma niente di più.
«In effetti non credo ci sia stato un altro digiuno così lungo, – ha detto il campione iridato veneto. – Ci sono tanti motivi, in Italia manca una squadra World Tour, mancano gli sponsor, i ragazzini che non vantano grandi risultati fanno fatica a trovare squadra e quelli che vanno avanti non riescono poi a fare il grande salto. Speriamo di rialzare la testa.»
 
Meglio tuffarsi nei ricordi: il «terzo incomodo» Fondriest che vince tra i due litiganti Bauer e Criquielion, la doppietta di Bugno che poteva essere tripletta o quaterna.
«Nel 1990 non ho vinto per colpa di Maurizio», – ha detto il due volte iridato, che ha anche raccontato che dopo la vittoria del Trentino a Renaix tornò in auto, e non in aereo, per la rabbia. Poi, però, gli ha reso merito, indicandolo come c.t. ideale: «Ha il carisma per farlo».
Sul palco, poi, sono saliti i titolari delle due maglie più datate, Vittorio Adorni e Marino Basso: l'uomo della fuga impossibile del 1968, a Imola («fui fortunato perché nella fuga precedente mancavano i francesi, l'ammiraglia transalpina insultò Anquetil fino a costringerlo a ricucire e quell'azione fu il mio trampolino di lancio», ha raccontato), e lo stopper di Merckx che si trasformò in centravanti: «Gli aveva detto che lo avrebbe seguito fino in albergo, lo marcò così stretto che in volata superò anche il compagno Bitossi», – ha ricordato Moser.
 
Ed eccoci al momento forse più atteso, quello del testa a testa tra i protagonisti dell'ultimo, grande dualismo del ciclismo italiano, Francesco Moser e Giuseppe Saronni.
«Io sono venuto a controllare la bontà dell'annata dei vini di Francesco, – ha iniziato scherzando Beppe, svelando in pratica come la rivalità sia ormai diventata amicizia. – Allora c'era un altro giornalismo, eravamo quasi costretti a litigare. Ma quella rivalità conveniva a tutti e due. Nei bar si parlava di ciclismo tanto quanto di calcio.»
Se poi è vero che Saronni a Goodwood ha vinto... grazie al lavoro di Moser.
«Diciamo che l'anno prima avevamo perso male e avevamo un debito morale con i tifosi, – ha detto il grande campione lombardo. – L'Italia aveva vinto il Mundial e non volevamo essere da meno, la squadra con Francesco in testa fece un grande lavoro.»
 
Di San Cristobal 1977 Moser ricorda «il posto dimenticato da Dio, gli avvoltoi che mangiavano le carogne dei cani.
«Quando io e Thurau attaccammo Bitossi e gli altri tennero sotto controllo il gruppo, nel finale il mio avversario non ne aveva più, tanto che non approfittò nemmeno di un mio cambio di ruota.»
Anche Saronni e Moser hanno detto la loro sul lungo digiuno degli azzurri.
«Speriamo che Fondriest [manager e scopritore di talenti – NdR] sappia trovare qualche nuovo campione.
«Se siamo in questa situazione – ha detto con severità Saronni – qualche colpa chi ha gestito la Nazionale negli ultimi anni ce l'ha. Servono idee, progetti e risorse.
«Dovremmo fare come in Slovenia, dove lo sport non è vissuto come un problema.»
«Al nostro sport manca anche lo spazio sui giornali, – ha concluso Moser, indispettendo i due conduttori Antonino Morici e Francesco Ceniti. – Ai tempi nostri ci dedicavano pagine intere.»

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