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Vincenzo Nibali, lo «Squalo», ora pensa al futuro

La sua ultima gara su strada sarà quella del giro in Lombardia, sabato otto ottobre, poi diventerà un super consulente


Foto Michele Lotti.
 
Vincenzo Nibali, leggenda del ciclismo, a pochi giorni dal suo ritiro, ha scelto la piazza del Festival dello Sport di Trento per ripercorrere le tappe salienti della sua carriera inimitabile.
Come già annunciato, la sua ultima gara su strada dello Squalo sarà quella del giro in Lombardia, sabato otto ottobre.
E poi guarda ad un futuro da super consulente, per mettere a disposizione degli altri corridori la sua esperienza sui campi d'allenamento.
 
«Io sono lo Squalo», è il titolo esemplare dell’incontro che si è svolto oggi all’Auditorium Santa Chiara di dentro, ed è davvero azzeccato.
Il riferimento è al suo soprannome storico, che gli aveva dato l’amico Eddy Lanzo: all’inizio era lo Squalo dello Stretto, perché è dalla sua Messina che la strada di Vincenzo è iniziato.
E proprio a Messina, in corrispondenza dell’arrivo di tappa dell’ultimo Giro d’Italia, era arrivato l’annuncio ufficiale del ritiro a fine stagione.
 
Ci sarebbero moltissime cose da dire su questo campione delle due ruote.
A cominciare dai successi. È uno dei pochi vincitori di tutti e tre i Grandi Giri (Vuelta a España, il Giro d'Italia e Tour de France) e trionfatore nelle grandissime classiche come il Giro di Lombardia e la Milano-Sanremo.
Nibali è stato un campione che ha vinto passo dopo passo, ma con costanza.
«Oggi – ha detto il trentottenne siciliano – il ciclismo ci regala giovani fenomeni del tutto e subito, che in un batter d’occhio si ritrovano a passare ai professionisti e alle corse più importanti, ma bruciando le tappe.
«Se penso alla mia carriera, una volta divenuto professionisti ci ho impiegato tre anni prima di ricevere una chiamata al Giro d’Italia.
«E in quel tempo sono cresciuto come atleta, ma anche di testa!»
 
Vincenzo Nibali è un vincitore assoluto anche per le emozioni che sempre ha regalato al pubblico.
Non si è mai fatto travolgere dal successo, ed è rimasto un campione della porta accanto, sempre gentile con tutti e mai superbo.
Amato da tifosi, avversari e gregari, ha saputo mantenere alta la testa in ogni situazione e non si è mai arreso dopo le sconfitte.
 
Come in tutte le carriere sportive, anche quella di Nibali ha visto intoppi non banali.
Nel 2018 arriva al Tour in ottima forma ed è uno dei favoriti. Il 19 luglio cade poco prima del traguardo per colpa di un tifoso.
La bicicletta di Vincenzo rimane impigliata nel collare della macchina fotografica di uno spettatore a bordo strada.
Torna in sella, conclude la tappa arrivando all’Alp d’Huez ma il dolore è tanto. Effettua una tac che evidenzia una frattura a una vertebra. Il suo Tour finisce lì.
Poi ce ne furono altri, la caduta sull’asfalto in rettilineo a Firenze 2013 e poi Il dramma sportivo all’Olimpiade di Rio de Janeiro 2016, dove la fuga per l’oro finisce in discesa con una caduta che gli costò la rottura di una clavicola.
Sono infortuni da cui però lo Squalo si è sempre ripreso, più forte di prima. Unico neo, forse di questa sua grande carriera, è l’aver mancato il successo con la Nazionale.
 
A casa sua Vincenzo ha creato un luogo speciale dove tiene tutte le medaglie e i trofei, «per ricordarsi di tutto quello che ha sempre sudato».
Fin da ragazzino amava le automobili, ma sognava di vincere il Giro d’Italia, influenzato forse dal papà grandissimo tifoso di Francesco Moser.
Il futuro di Vincenzo Nibali è ancora incerto, ma lo Squalo è sempre più intenzionato ad abbracciare il progetto di una nuova squadra svizzera con licenza Professional, dove lui sarà superconsulente, che avrà un doppio impegno: da una parte sarà l'ambassador della marca di abbigliamento e accessori e dall'altra entrerà nello staff della squadra come consigliere.
Il campione siciliano metterà così a disposizione dei corridori la sua esperienza nei campi dell’allenamento, della nutrizione e della performance.

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