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Il senso della vita del Ragno delle Dolomiti sulla soglia dei 90

Il film documentario di Cesare Maestri in un inedito documentario

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Gli occhi cerulei sono gli stessi che hanno guardato in faccia alla morte nell’inferno di nuvole e ghiaccio del Cerro Torre, che inghiottì Toni Egger, privandolo della gloria terrena dopo aver raggiunto una vetta fino ad allora inviolata.
Lo sguardo è lo stesso di quello che ha fiutato per decenni il cielo, sfidando la gravità con l’audacia di un’aquila, con la grazia e la sicurezza di un ragno, incurante del vuoto, quasi in bilico sulla sua tela, mentre è a caccia della sua preda.
Cesare Maestri, il Ragno delle Dolomiti, è il totem di se stesso.
Alla soglia delle novanta primavere è ancora lì, sentinella del suo tempo, circondato dall’affetto di Carlotta, sua nipote, e di suo figlio «Gian», che nella centralissima piazza Righi di Madonna di Campiglio gestisce la «Bottega di Cesare Maestri», il «rifugio» per i tanti appassionati e cultori della montagna, in perenne pellegrinaggio nel negozio che vende da decenni primizie del luogo di ogni tipo, desiderosi di strappare un autografo, una stretta di mano o un selfie con il rocciatore più forte del Dopoguerra del secolo scorso.
 

 
Oltre al carisma esercitato dall’uomo Cesare Maestri, esistono motivazioni di interesse storico e alpinistico che indiscutibilmente lo pongono fra i personaggi più interessanti della nostra epoca.
Sottrarsi al pensiero di realizzare un film documentario in grado di tratteggiare la figura dell’uomo e del rocciatore assieme, è stata per Massimo Manfregola, giornalista e documentarista di origine pugliese, un’idea incolta, che ha sempre lasciato spazio, invece, alla consapevolezza di tentare la realizzazione di un cortometraggio ambientato nell’intimità della casa del noto rocciatore, fra gli oggetti che richiamano il suo intenso vissuto.
La sua voce e il suo accento sincopato cavalcano le fasi della sua vita, snocciolando nomi e riferimenti che hanno «chiodato» il suo vissuto come su una immensa parete rocciosa, pronta per essere esplorata da coloro che sono desiderosi di avventure.
 
Tutt’attorno a questo progetto audiovisivo c’è il senso della vita di Cesare Maestri. Che è anche il titolo dell’ultimo lavoro editoriale del rocciatore trentino, che il Ragno delle Dolomiti dedica in primis alla persona che è stata la sua compagna di sempre, Fernanda, a suo figlio Gianluigi, alla nuora Paola e alla sua amata Carlotta.
È una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, quello del progetto audiovisivo già presentato negli studi di Rai News 24 e adesso disponibile sulla piattaforma YouTube della pagina MasmanVideo (vedi).
Dal ricordo di Claudio Baldessari, il compagno di tante avventure e suo migliore amico, alla profonda stima e senso di leale amicizia per grande giornalista Dino Buzzati, scomparso nel lontano 1972; passando attraverso le tragedie, come quella per la morte del suo compagno Toni Egger nella spedizione del Cerro Torre del 1959, e ancora le polemiche con Reinhold Messner e il cruccio di non aver mai dominato gli Ottomila.
 

 
Ma il vero filo conduttore di questa passeggiata virtuale con la storia di Cesare Maestri è la vita, che poi è come la metafora di una parete da scalare, piatta, priva di fessure, lastricata di imprevisti, di ostacoli, spesso costellata di amare delusioni.
Ma «guai a mollare una sola volta» ripete spesso il Ragno delle Dolomiti, con il suo sguardo intenso, anche se a tratti malinconico.
E poi i silenzi, quelli di Cesare Maestri nel corso del documentario, anteposti dalla più classica delle frasi «scusami ma di questo non mi va di parlarne», che non prescindono da una «resa» incondizionata dell’interlocutore, bensì dalla saggezza di colui che ha saputo metabolizzare circostanze e situazioni che non hanno intaccato la grandezza delle sue posizioni.
 
Insomma è come un placido fiume in piena Cesare Maestri, nel suo modo di raccontare se stesso, sotto l’occhio attento e imperturbabile di Wanda, la signora di origine brasiliana, che da anni lo segue e lo accudisce nel suo tran tran quotidiano fra le preti di una casa piena zeppa di ricordi di ogni tipo.
La grande finestra che del salone della sua casa affaccia proprio sul ripido pendio del muro Schumacher Streif, l’ultimo pezzo di pista nera che dal monte Spinale scende fino a Campiglio e dedicata al sette volte iridato ex-pilota Ferrari; la stessa che per anni lo stesso Maestri ha percorso quando faceva il maestro di sci nella sua Campiglio.
Sono qui, in questa casa, le immagini reali e maestose del teatro naturale delle Dolomiti di Brenta che, ad ogni tramonto, si mescolano con i ricordi di un passato che profuma di storia e di avventura.

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