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Cent'anni fa i nostri militari vennero deportati a fine guerra

Primiero: Paccher sosterrà la richiesta di un atto di riconciliazione per i «fatti di Isernia»

Cent’anni fa, finita la Grande Guerra, per i soldati trentini chiamati alle armi dall’Impero Austro asburgico, vi fu una vergognosa appendice.
Avevano perso la guerra come austriaci, ma non l’avevano vinta come italiani.
Ma per motivi che sono tutti da chiarire furono deportati in campi di prigionia in Italia.
Si voleva verificare che non fossero «inquinati» dalla propaganda bolscevica, ma probabilmente fu una volgare inattività da parte italiana. Il problema non era loro.
Per conoscere meglio l’aspetto, che dipinge bene la fine cui fu sottoposto il Trentino a fine guerra, consigliamo di leggere il libro di Luciana Palla intitolato «Reduci trentini prigionieri ad Isernia (1918-1920)».
Ne avevamo pubblicato la recensione qualche anno fa (vedi).

Il Presidente Paccher sosterrà la richiesta di un atto formale, indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da parte degli abitanti del Primiero, per ricordare i reduci trentini che furono arrestati dopo la fine del primo conflitto mondiale e internati a Isernia, senza averne mai saputo le ragioni
«Un atto formale, ancorché simbolico, come segno di riconciliazione e ricompensa per l’ingiustizia subita dai cittadini di Primiero.»
È la richiesta, avanzata dagli abitanti del Primiero e indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e che il Presidente del Consiglio regionale, Roberto Paccher, ha dichiarato di voler sostenere, in occasione della inaugurazione della lapide commemorativa dei tragici fatti di Isernia.
 
«Quanto accaduto un secolo fa agli abitanti del Primiero – ha detto – deportati senza nemmeno sapere le motivazioni, è stata solo una delle ingiustizie avvenute al termine di un lungo e doloroso conflitto e che la storiografia ufficiale ha voluto dimenticare per molto tempo.
«Abbiamo il dovere di ricordare: sono convinto che un atto formale di riconoscimento da parte della massima autorità dello Stato possa essere un gesto di riconciliazione con il passato.
«Oggi, a cento anni da quegli eventi, vedere sfilare insieme Schützen e Alpini è una preziosa testimonianza di fratellanza e amicizia e di un cambiamento della storia.»
 
Alla fine della Prima Guerra mondiale, quattrocentonovantotto trentini, orginari del Primiero e del Vanoi, già ritornati nei loro paesi al termine del conflitto, furono dichiarati prigionieri di guerra dall’esercito italiano e trasferiti ad Isernia, insieme a centinaia di altri trentini e veneti, che avevano combattuto con l'esercito austroungarico.
Considerati tedeschi dagli italiani e italiani dai tedeschi, vissero un durissimo periodo di incertezza e vennero costretti a lavorare in una terra per loro straniera.
La loro vicenda fu a lungo dimenticata e tramandata solo dalle famiglie che ne furono coinvolte.
 
«La memoria è il bene più prezioso che possiamo trasmettere alle nuove generazioni – ha concluso Paccher – come rappresentante delle istituzioni sento come un mio dovere quello di portare la testimonianza di tutta la comunità trentina e sudtirolese in un evento così significativo.
«Permettetemi di ringraziare tutti i sostenitori e i promotori di questa iniziativa.
«Il nostro pensiero va oggi dunque a tutti coloro che vissero questa tragedia e a tutte le vittime di quella guerra.»

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