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Il commento di Paolo Frizzi, presidente sezione ANA Trento

«I fatti denunciati all’Adunata di Rimini e San Marino sono ingiustificabili e vanno condannati. Ma evitiamo le strumentalizzazioni»

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Paolo Frizzi.

Il nostro giornale ha pubblicato ieri l’articolo di fondo sui fatti denunciati all’Adunata nazionale degli Alpini di Rimini e San Marino (vedi).
Il giorno prima avevamo pubblicato la nota del presidente nazionale dell’ANA Sebastiano Favero (vedi).
Ma ci è sembrato doveroso chiedere un commento all’avvocato Paolo Frizzi, che è il presidente della sezione trentina dell’Associazione Nazionale degli Alpini.
Su un concetto siamo d’accordo: nulla giustifica le molestie che sono state denunciate, ma guai fare di ogni erba un fascio. Gli alpini sono una realtà sana e solida, di cui il Paese deve continuare ad andarne fiero. Le colpe di alcuni mascalzoni non devono neanche sfiorare il rapporto che si è consolidato in cent’anni con la popolazione italiana.
Mascalzoni che vanno puniti anche per aver gettato questa ombra sull’intera associazione.
Di seguito il testo di Paolo Frizzi.

Ribadisco innanzitutto la piena solidarietà di tutti gli Alpini trentini a quante, fra le tantissime donne presenti a Rimini nel fine settimana scorso, hanno subito atti di molestia o violenza, di qualsiasi tipo essi siano stati: dalla frase volgare sino agli atti più espliciti.
Non si tratta di semplicistica maleducazione, quanto piuttosto di grettezza d’animo per il primo caso, e di reati veri e propri per ogni ulteriore grado, e ciò è indiscutibilmente accaduto nel corso di una nostra Adunata.
Per questo gli Alpini se ne debbono fare carico morale; ma chi ha commesso tali atti ne dovrà però rispondere personalmente, se del caso anche da un punto di vista giudiziario.
 
Chi si è macchiato di tali ignobili atti ha non solamente compiuto atti illeciti quanto volgari, ma si è macchiato altrettanto gravemente del discredito che – immeritatamente ed indiscriminatamente, lasciatemelo dire – è ricaduto come una valanga di fango maleodorante su tutti gli Alpini e soci aggregati per bene e sulla nostra beneamata Associazione Nazionale Alpini.
Ed anche di questo dovranno risponderne personalmente i veri responsabili.
 
Orbene, detto questo: abbiamo tutti visto e sentito quanto accaduto, e questi sono fatti: atti e fatti che purtroppo abbiamo visto anche in tante altre manifestazioni e che ci evidenziano una problematica culturale che prescinde da azioni repressive e sanzionatorie.
E di questo se ne deve far carico tutta la società di questo Paese, a partire dalla scuola e dalle istituzioni.
 
L’ANA ha certamente il dovere di guardare innanzitutto in casa sua, ponendo in atto tutte quelle azioni di mitigazione che si riterranno più opportuno per ridurre al minimo, se non azzerare questi ignobili comportamenti.
E lo deve fare proprio perché questo nostro Cappello resti un simbolo privo di ogni macchia, e senza inutili distinguo.
 
Ma a tutto c’è un limite. C’è chi – a contrario – ha approfittato di questa grave quanto deplorevole situazione, per accusare tutti gli Alpini e colpevolizzarli per le peggiori porcherie asseritamente compiute.
C’è chi in maniera molto subdola, strumentalizza questa terribile vicenda per chiedere addirittura l’abolizione delle Adunate nazionali, compiendo pericolose generalizzazioni come potrebbe essere, a questo punto, quella per la quale tutti i sacerdoti sono pedofili, tutti i gli avvocati ladri, e tutti i politici corrotti…
 
Fermiamoci un attimo e riflettiamo (che non fa mai male): i media sono sì uno strumento di informazione ma – e lo abbiamo capito a nostre spese – possono diventare una grancassa o, peggio ancora, lo strumento di quel «pifferaio magico» che spostava i topi della città di Hamelin dove meglio gli aggradava, come il consenso od il dissenso su l’una o l’altra argomentazione pro o contro, e ciò senza che i «topi» se ne accorgano…
Lo è stato ingiustamente per i medici e gli infermieri, trasformati da eroi del Covid a esosi dipendenti pubblici.
Oggi è toccato agli Alpini, ma domani non potrebbe toccare ad ognuno di noi? Pensiamoci.

Paolo Frizzi – Presidente sezione ANA Trento

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