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Storie di donne, letteratura di genere/ 96 – Di Luciana Grillo

Beatrice Barzaghi e Maria Fiano, Guida alla Venezia ribelle – Venezia è ribelle perché nasce tra terra e acqua, perché alle auto preferisce i piedi...

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Titolo: Guida alla Venezia ribelle
Autrici: Barzaghi Beatrice e Fiano Maria
 
Editore: Voland, 2015
Collana: Finestre
 
Pagine: 407, illustrate, brossura
Prezzo di copertina: € 18
 
Questa originale Guida appartiene alla Collana Finestre che offre testi poco comuni, dalla letteratura yiddish al «Libro dell’assenzio», dalle note di cucina di Leonardo da Vinci alle guide che presentano città «ribelli» come Parigi, Barcellona e Roma.
Un gruppo tutto al femminile si è occupato di Venezia: le autrici del testo, le autrici dell’illustrazione di copertina - Simona Gallo e Marianna Calagna, - l’autrice della prefazione - Maria Teresa Sega, - la fotografa Monica Falconi.
E la Venezia nella quale ci inoltriamo è una città viva, attraversata da calli e campielli, campi e salizade, rughe e fondamente, ponti, rive e canali, sotoporteghi e liste, turisti intruppati e residenti creativi che trasformano un fazzoletto di terra fra le case in orto biologico e ripristinano vigne abbandonate.
 
Venezia è ribelle perché nasce tra terra e acqua; perché alle auto preferisce i piedi, anche se ci sono i vaporetti per raggiungere luoghi lontani; perché ha tentato la carta dell’industria, della terraferma, della ferrovia.
Le case diventano Ca’, i cartelli stradali nizioléti, le antiche fabbriche, come la Manifattura tabacchi, si trasformano in Cittadella della Giustizia.
E a questo proposito, le autrici raccontano la storia delle operaie che «diventarono presto simbolo dell’emancipazione femminile in fabbrica e in città e protagoniste delle lotte operaie d’inizio ’900».
Ci conducono garbatamente a leggere una targa: «Ora giocano altri piccoli/In questo spazio aperto,/Raro nella laguna,/Dove crebbero nel fisico e nei valori/I ragazzi del/Convitto/ F. Biancotto/1947-1957/Guidati/da uomini e donne liberi/Nello spirito della Resistenza/Poterono crescere/Col rifiuto di ogni oppressione/Grati ricordiamo Venezia,/La città/Che ci consegnò alla vita» e ci raccontano la storia di «Francesco Biancotto, giovane partigiano prelevato dal carcere di Santa Maria Maggiore e fucilato per rappresaglia nel 1944 appena diciottenne».
 
Si continua così, con suggerimenti bibliografici e citazioni cinematografiche (Pane e tulipani di Silvio Soldini, Yuppi Du di Adriano Celentano, Il terrorista di Gianfranco De Bosio), con storie di cotonifici e di crisi, di «ex ospizio occupato delle Terese» e di luoghi abitati prima da intellettuali, oggi da studenti universitari.
Insomma, queste autrici passano con abilità dal passato al presente, raggiungono Marghera e ricordano il successo di un gruppo rock, «Le Orme», ripercorrono le vicende dei fratelli Bandiera, morti in Calabria per sostenere una rivolta popolare e di Carlo Giuliani, ucciso durante il G8 di Genova, senza dimenticare il meno noto Gabriele Bortolozzo, operaio ambientalista ante litteram.
Né trascurano le tante bellissime chiese e gli artisti che a Venezia hanno lasciato una grande eredità, come il Tiepolo, il Carpaccio, il Veronese, Tintoretto, Tiziano, Giorgione, o le osterie tipiche dove i veneziani vanno «a bere un’ombra e a mangiare un cicheto… da sempre frequentate sia da donne che uomini… luogo deputato agli incontri e alle chiacchiere…» ma anche «ritrovi clandestini di oppositori al regime» durante il Fascismo.
 
Il senso dell’umorismo e i soprannomi sono un’altra caratteristica da non sottovalutare, per cui l’oste Sedea che intorno al 1840 arrivò a Venezia da Padova, manifestando chiare antipatie nei confronti degli austriaci, a causa di una specie di gobba diventò il titolare del ristorante «Antico Pignolo» perché «el gà el pignoléto su la schiena».
Qualche pagina è dedicata alle donne veneziane: «Rosalba e le altre: Venezia è una città femminile. Intricata e testarda, amante del bello e delle arti ma con solide basi pratiche, preziosa e raffinata, accogliente, concreta ed eterea allo stesso tempo» e citano la pittrice e ritrattista Rosalba Carriera e le sue sorelle Giovanna e Angela, la poetessa Luisa Bergalli Gozzi, la giornalista Elisabetta Caminer, sostenitrice delle idee illuministe, la campionessa di voga veneta Maria Boscola, Libertà Uguaglianza Fratellanza, staffetta partigiana figlia di Attilio Spina, Elena Lucrezia Cornaro, prima donna laureata in Europa, Arcangela Tarabotti, monaca per forza e femminista ante litteram e così via.
 
E ancora, incontriamo la statua di Niccolò Tommaseo e il Mose, il monaco intraprendente Ferrante Pallavicino e le Gallerie dell’Accademia, i Magazzini del Sale e le fontanelle dell’acqua pubblica; riflettiamo sui Comitati «anti grandi navi» e sulla trasformazione del Molino Stucky in grande albergo, su piazza San Marco e la sua storia – dal lontano passato ai Serenissimi che assalirono il campanile, – su Palazzo Ducale, prigioni, evasioni (famosa quella di Casanova) e ponte dei Sospiri, su Calle dei Tredici Martiri di cui si ricorda la tragica fine, sulle cosiddette isole dei matti – oggi Centro congressi l’una ed elegante hotel pentastellato l’altra – dette così perché ospitavano i manicomi maschile, femminile e minorile.
 
Potrei continuare ancora a lungo, questa città ribelle rivela scorci imprevisti e incuriosisce lettori e lettrici, ma una recensione deve incuriosire… dunque, chi vuole, legga e poi vada a Venezia con uno spirito nuovo: ricorderà il Manin ed i versi famosi «Il morbo infuria, il pan ci manca,/sul ponte sventola bandiera bianca!», ritroverà il grande precursore dell’editoria moderna, Aldo Manuzio, rivedrà il Gran Teatro La Fenice ricostruito dopo un disastroso incendio, seguendo le prime scene del film «Senso» di Luchino Visconti, vagherà nel Ghetto Vecchio dove nel ’500 durante le ore notturne, erano interdette sia l’entrata che l’uscita, penserà alla «fornasa» non come ad una bottega visitata dai turisti, ma come a «una galera,/ci si consuma lentamente come bestie/ci si brucia la carne e i polmoni/come anime dannate dell’inferno» secondo i versi di Gualtiero Bertelli.
 
Per completare il quadro, la guida propone un circostanziato indice dei nomi ed un altro dei luoghi.
E ora, tutti a Venezia… in gondoleta!
 
Luciana Grillo
(Precedenti recensioni)

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alessandra 27/02/2016
.Cara prof. Lei è così affascinante nello descrivere il racconto spingendo il lettore dentro la storia, facendolo partecipe degli eventi mi sembra di udire la sua voce,narrante.La storia ambientata a Venezia mi prende. Con grande ammirazione.Alessandra.
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