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Storie di donne, letteratura di genere/ 339 – Di Luciana Grillo

Sabrina Campolongo, «Il figlio» – Il rapporto conflittuale tra padre e figlio in una storia che coinvolge non più e non solo un padre e un figlio, ma tutti noi

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Titolo: Il figlio
Autrice: Sabrina Campolongo
 
Editore: PaginaUno 2020
Genere: Narrativa contemporanea
 
Pagine: 260, Brossura
Prezzo di copertina: € 18
 
Serena, Alba, Stefania, Teresa, Federica, Greta, Pepita, Isadora, zia Isa… donne che ruotano intorno a Tommaso, figlio adulto eppure sempre figlio, intrappolato in ricordi confusi, soffocato da pensieri complicati, schiacciato dalla fama e dal talento del padre.
Il protagonista del romanzo finisce con l’essere il padre, l’attore famoso, osannato dalle folle, amato dalle spettatrici, padre anche di Teresa, lontana dal mondo dello spettacolo, ma anche lei coinvolta nei ricordi di un padre che l’aveva minacciata, una volta, di gettarla nella gabbia dei leoni.
 
Lei è dunque esclusa dall’eredità, lui dice fermamente che dell’eredità non gli importa nulla: «Io voglio solo chiudere con lui. Per quanto è possibile. Non voglio i suoi vestiti, non voglio il suo cappello, non voglio i suoi libri…».
E non vuole nemmeno prendere il posto di suo padre nello spettacolo teatrale che il grande attore stava preparando, perché «la gente, i critici… verrebbero lì solo per trovare conferma a quello che già pensano: lui era il genio, io sono il figlio mediocre, il talento debole, quello che gli somiglia persino troppo, ma solo fisicamente».
 
Il posto poi lo prende, si mette in gioco e, «mentre muove i primi passi stanchi verso la porta di scena avverte il peso schiacciante di quella folla nascosta dal buio…Una stanchezza infinita lo afferra».
I suoi nervi cedono, l’ansia lo attanaglia, i commenti malevoli di giovani colleghi lo sconvolgono, la bottiglia di vino lo attrae, in scena si lascia andare, non riesce a controllarsi, tutto gli crolla intorno.
Ha bisogno di recuperare se stesso, la sua storia, la sua vita, ha bisogno finalmente di sentirsi dire: «Sapeva che tu lo odiavi ma è rimasto! E’ rimasto! Guardami, non sei più un adolescente!… E l’amavi, io lo so che tu l’amavi!... E lui ti amava. Male, è vero, ma ha fatto del suo meglio…».
 
È in questo momento che Tommaso comincia a piangere, «piange per ore… piange come crede di non aver mai pianto nella vita…».
Il rapporto conflittuale tra padre e figlio, l’incapacità di parlarsi serenamente, di chiarire cose non dette è al centro di questo romanzo intenso, che racconta con rigore e lucidità una storia che coinvolge non più e non solo un padre e un figlio, ma tutti noi, a volte incapaci di capire, di interagire, di aprirci agli altri con disponibilità e generosità.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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