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Storie di donne, letteratura di genere/ 395 – Di Luciana Grillo

Valeria Usala, «La rinnegata» – «Ancora una volta, è una donna che scioglie i nodi, che ci insegna quanto la solidarietà femminile sia indispensabile»

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Titolo: La rinnegata
Autrice: Valeria Usala
 
Editore: Garzanti, 2021
Genere: Narrativa moderna contemporanea

Pagine: 208, Rilegato
Prezzo di copertina: € 16
 
Cominci a leggere un romanzo e, dopo poche pagine, non puoi interrompere la lettura, perché la storia ti coinvolge, i protagonisti ti attraggono, la scrittura ti piace…
È proprio il caso di questo romanzo di esordio di una giovane scrittrice sarda che dalla sua isola, dal mare cristallino e dai boschi aspri ha tratto ispirazione per una storia difficile, che mette in evidenza la forza e la durezza delle donne, la scarsa solidarietà femminile, l’abilità di tanti nel convalidare i pregiudizi, nell’inventare storie che possono far male, che riescono a escludere, che fanno stare a disagio chi ne diventa, suo malgrado, protagonista.
 
Teresa si sente estranea, pur essendo «cresciuta tra quelle strade… Avvertiva un fastidioso prurito a stare lì in mezzo ma non riusciva a immaginarsi da nessun’altra parte, e questa ambivalenza la teneva sospesa in un tormento perenne, che col tempo si era dilatato a tal punto da diventare abitudine».
Anche Maria, che aveva percorso l’isola in lungo e in largo per seguire i genitori, «aveva imparato a schivare qualunque coinvolgimento emotivo con una certa abnegazione».
 
La vita l’aveva duramente provata, l’illusione di essere sposata dal padre di sua figlia era svanita e si era ritrovata esclusa, sola, relegata fuori dal mondo, prima per un suo atto di indipendenza e per una forma incontenibile di ribellione, poi per la crudeltà degli uomini.
Una bella figura è quella del vecchio sconosciuto che ha pietà di lei e la invita nella sua povera casa: «Se c’è minestra per due, ce n’è anche per tre. A mia moglie non dispiacerà aggiungere un piatto a tavola».
 
Valeria Usala racconta con rigore vicende di sapore antico, ora Teresa è una bambina che vuole maneggiare attrezzi da uomini, ora è una vedova che lotta per i suoi figli, combatte contro i pettegolezzi, capisce «che crescere non significava smettere i panni di sé stessa per diventare un’altra, ma ritrovare la bambina che era stata e tenderle la mano, senza vergogna», ora è una donna che deve difendersi dalla violenza di un uomo.
E poi c’è Maddalena che, dopo tanto dolore, vuole chiudere il cerchio: comprende la necessità del perdono e al vecchio Giovanni che le chiede: «Perché lo fai?» Risponde, con naturalezza, «Meglio terra senza pane che terra senza giustizia».

Ancora una volta, è una donna che scioglie i nodi, che ci insegna quanto la solidarietà femminile sia indispensabile, che ci lascia un messaggio di speranza, che ci indica un percorso di pacificazione.

Luciana Grillo - l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)


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