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Storie di donne, letteratura di genere/ 442 – Di Luciana Grillo

Clarissa Goenawan, «Il mondo perfetto di Miwako Sumida» – Una storia affascinante che ci avvicina al lontano Oriente e ci fa partecipare alle vicende narrate

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Titolo: Il mondo perfetto di Miwako Sumida
Autrice: Clarissa Goenawan
 
Traduttrice: Viola Di Grado
Editore: Carbonio Editore 2022
 
Pagine: 300, Brossura
Prezzo di copertina: € 16,50
 
Quando sono andata in Giappone, mi aspettavo città caotiche in cui la gente correva incessantemente. Invece ho trovato un mondo modernissimo e nel contempo rispettoso delle tradizioni, in cui le persone si incontrano e si salutano con un inchino, parlano a voce bassa, ringraziano per ogni anche minima cortesia.
L’autrice non manca di sottolinearlo: «Fumio si sentì in colpa per aver alzato la voce…Le salutai con un cenno e loro risposero con garbo».
Sono le amiche di Miwako, Chie e Sachiko, «sedute l’una accanto all’altra su un divano bianco. Sachiko aveva gli occhi gonfi».
 
È questo il mondo «perfetto» di Miwako Sumida, la protagonista principale, semplice e coerente, che legge appassionatamente romanzi d’amore.
Di Miwako, fin dalle prime pagine, si conosce la fine.
Insieme a lei, studentessa dell’Università Waseda di Tokio, ci sono Ryusei Yanagi, studente ventunenne, che di Miwako si innamora perdutamente, e sua sorella Fumi-nee, pittrice che, dalla morte dei genitori, si prende cura del fratello minore.
La migliore amica di Miwako è Chie Ohno, che ne conosce i segreti più intimi e aiuta Ryusei ad affrontare il dolore della perdita.
 
Miwako comincia a collaborare con Fumi-nee, Ryusei confessa: «Non avrei mai immaginato che sotto la superficie nascondesse tanta capacità di empatia. Mi chiesi cosa l’avesse resa così, e se sarei stato io a scoprirlo».
Il ragazzo intuisce che Miwako custodisce gelosamente un segreto, «lei l’aveva sempre rifiutato, nonostante lui le corresse dietro senza tregua. E mentre Miwako era al corrente dei sentimenti di Ryusei e di quanto fosse sincero, lui, invece, non aveva idea che anche Miwako provasse qualcosa per lui».
 
All’improvviso, la ragazza va via, manifesta palesemente il bisogno di stare da sola, vuole trovare pace, lontana da tutti.
Invece si suicida, alla mamma e agli amici non rimangono che lettere e il gatto calico Tama, che lei ha tanto coccolato e che, come tutti i felini, appare e scompare, offrendo persino spunti per continuare a vivere, nonostante tutto.
Ciascuno a suo modo, Ryusei, Chie e Fumi raccontano la «loro» Miwako e ci fanno immergere nella cultura giapponese, in cui i morti appaiono ai vivi che li sanno vedere e con loro dialogano.
 
Certo, non è un potere che hanno tutti i viventi: come spiega il padre – sacerdote scintoista a Fumio – «questa capacità si tramanda nella nostra famiglia da generazioni, solo ai primogeniti, insieme alla responsabilità di servire in questo santuario. È stata conferita per la prima volta al nostro antenato come dono per la sua devozione e abnegazione».
D’altra parte, i vivi non possono non pensare ai loro cari scomparsi, come infatti accade a Miwako che parla con suo padre morto di cancro rammaricandosi di non aver «passato più tempo assieme» ma ammettendo, nel contempo, di aver saputo accettare il destino.
Anche Ryusei deve imparare ad ascoltare, deve lasciar andare la sua Miwako che forse rinascerà sotto un’altra forma e donerà nuova vita.
 
Questa storia affascinante ci avvicina al lontano Oriente, cita piatti tipici come la zuppa di miso, parla di kimono e tatami e ci fa partecipare con discrezione alle vicende narrate.
Certamente, per chi non conosce la lingua giapponese, un gran merito va riconosciuto alla traduttrice dalla versione inglese, Viola Di Grado.

Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)


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