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Storie di donne, letteratura di genere/ 277 – Di Luciana Grillo

Andreoli, Di Cagno, Moioli e Pollini: «Gli inaffondabili» – A chi leggerà questo libro, lascio il gusto della scoperta di altri inaffondabili…

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Titolo: Gli inaffondabili
Tre autrici: Silvia Andreoli, Anna Di Cagno, Marina Moioli
Un autore: Luca Pollini
 

Editore: «Elemento 115», 2018
 
Pagine: 181, brossura
Prezzo di copertina: € 12,90
 
Tre autrici (Silvia Andreoli, Anna Di Cagno, Marina Moioli) e un autore (Luca Pollini), per celebrare il primo anno di vita di un blog (www.mollybrown.it), hanno selezionato i pezzi più apprezzati dai lettori e dunque presentano la storia di trenta icone pop del passato e del presente, figure letterarie o persone realmente esistite, da Anna Karenina a Karl Marx, da Cappuccetto Rosso a Giuseppe Verdi, a Mark Twain, a Moana Pozzi.
In realtà, questa è una panoramica sul mondo degli «inaffondabili», su quelle figure che, attraverso vicende più o meno veritiere e complesse, rimangono presenti nell’immaginario collettivo.
 
Come ha scritto Michele Mozzati nella prefazione, «gli inaffondabili non nascono unsinkables, mai. Molly Brown, ritenuta in America l’inaffondabile per antonomasia, divenne inaffondabile perché aveva avuto paura di morire, nella notte del Titanic… È la paura di non farcela che ti rende forte. Provate a pensare agli inaffondabili di questa raccolta. Ce n’è anche uno solo che lo è stato dall’inizio, per natura? Nessuno nasce imparato. Nessuno predestinato alla gloria».
 
Di Molly Brown scrive Anna Di Cagno, che ne racconta la vita avventurosa e i mille impegni, sia nel promuovere l’alfabetizzazione di donne e bambini sia nel farsi accettare dal Women’s club di Denver, fino all’esperienza del naufragio del Titanic a cui sopravvisse insieme ad altri 704 passeggeri, grazie anche al suo coraggio: «dopo aver minacciato con un remo il timoniere troppo pavido, prese il controllo (della scialuppa), portandola fuori dal pericoloso vortice causato dall’inabissamento della nave».
 
Gli inaffondabili sono stati descritti da antropologi, giornalisti, imprenditrici turistiche, editor, counselor in sessuologia, tutti elencati a fine libro come Pop Contributors, ma le ultime pagine riservano anche un’altra sorpresa: prima dell’indice tradizionale, c’è un indice per temi.
Scorrendolo, si ha l’idea chiara di quanti diversi campi siano toccati. Dopo «Fiction Icons», ci sono «Man» e «Women Icons», infine «Music Icons» e «Sport Icons»: incontriamo perciò Marilyn Monroe ed Emily Dickinson, Julio Iglesias e Adriano Panatta, Jackie Kennedy, Elisabetta II e Raffaella Carrà, Napoleone, Claudio Baglioni e Federico Fellini, Coco Chanel e Ayrton Senna… e tanti altri.
 
A proposito di Marx, ad esempio, Carlo Alberto Brioschi ricorda «Il Capitale» e Friedrich Engels, ma sottolinea anche doti caratteriali e abitudini poco note di «Marx, un uomo ricco di contraddizioni, ironico, romantico e dotto, che passò gli ultimi anni della sua vita nel silenzio delle sale di lettura della British Library; il divoratore di libri e indefesso lettore di Shakespeare, Dickens, Thackeray, Molière, Racine, Voltaire e Goethe, che si rilassava leggendo Tucidide e i classici greci e latini…», mentre Silvia Andreoli, partendo da un dipinto di Hopper, «il più grande cantore della nostalgia rimossa», evidenzia «il comportamento colpevole e stravagante, di insensibilità, secondo sua moglie Jo…» e ricorda che «Hopper sbandiera assenza… Molto inchiostro è stato sprecato sulla melancholia di Hopper. Forse troppo…Hopper sceglie la solitudine».
 
Isa Grassano scrive di Emily Dickinson, la cui casa «è stata trasformata in un museo. Visitarla è come fare un tuffo nel passato, dove ogni cosa parla del suo animo ribelle, delle sue passioni, dei suoi numerosi scritti, del suo quotidiano… Emily amava molto la poesia».
Tocca a Marina Moioli presentarci Mary Poppins, la tata «praticamente perfetta sotto ogni aspetto… che ha insegnato a milioni di bambini (e adulti) che la vita va affrontata con leggerezza ma sempre di petto, ricordandosi ogni giorno di essere felici».
 
Altro personaggio, altra «leggerezza»: ancora Silvia Andreoli descrive la passeggiata (e la storia e le scelte) di Philipe Petit, il funambolo, «quella specie di puntolino, che somiglia più a un piccione ubriaco, a un gabbiano infelice, che a un uomo… là, nell’immenso infinito, gioca. Come fosse la cosa più naturale del mondo. Gioca la vita per un gesto… Perché è questo il potere che hanno, i gesti, d’essere condivisi soltanto da chi è presente. E farsi mitologia nel racconto».
 
Per me è difficile scegliere chi citare in questa rassegna affascinante di storie, persone, miti. Non potrei mai trascurare Jacqueline Kennedy, mito della mia prima adolescenza, che «era una donna, non una santa. Nel 1963 ha 34 anni, un passato da incubo e un futuro tutto da inventare…».
Quando sposa Onassis, «l’America è scioccata. La regina di Camelot (come veniva chiamata negli anni felici dell’era Kennedy) da Biancaneve diventa strega, una femmina perfida, avida, calcolatrice… Cambia la percezione di lei ma, soprattutto, cambia lei. Nella sua avidità di shopping c’è qualcosa di nevrotico. Le sue razzie consumistiche sono al limite della follia… C’è un gran vuoto da colmare. C’è l’affanno di una quarantenne che si sente sfuggire il senso della vita».
 
Marina Moioli riporta lo stralcio di una lettera che Jackie scrisse a padre Joseph Leonard, sacerdote cattolico irlandese, qualche settimana dopo la morte di suo marito John: «Sì, credo in Dio. Ma quando lo vedrò mi deve qualche spiegazione… Avrei voluto morire io al suo posto. È morto fra le mie braccia. Dio se l’è ripreso, forse per mostrare quanto il mondo sia perduto senza di lui. Ma perché?».
Da questo dolore nasce una donna disperata, che forse, nel matrimonio con Onassis, aveva cercato «compensazione al grande lutto… Ogni persona è un mistero, ma Jackie è un mistero più grande di altri».
Mi piacerebbe ancora presentare altri inaffondabili, il Fellini raccontato da Daniela Bartoli, «amante della buona tavola… era regista anche a tavola… amava tanto le donne. La sua casa era governata da quote rosa, e le tre donne fondamentali della sua vita hanno tutte cucinato per lui», la Raffaella Carrà «casalinga ideale che casalinga non è» di cui parla Luca Pollini, il grande Mark Twain che – come scrive Silvia Andreoli – «parlerà del fiume nei suoi romanzi. Il fiume sarà anima, specchio, inganno, speranza, e infinita giovinezza», infine Coco Chanel, donna dal «carattere d’acciaio - La forza si ottiene con i fallimenti… - icona di stile impertinente e trasgressiva» presentata da Marina Moioli.
 
A chi leggerà questo libro, lascio il gusto della scoperta di altri inaffondabili…
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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