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Storie di donne, letteratura di genere/ 285 – Di Luciana Grillo

«Donne nel Sessantotto», scritto da 12 donne – A fine lettura sembra di aver ripercorso quegli anni e di aver ritrovato volti noti e spesso amati

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Titolo: Donne nel Sessantotto
Autrici: 12 autrici diverse
 
Editore: Il Mulino 2018
Gerere: Società, politica e comunicazione
 
Pagine: 291, illustrate, Brossura
Prezzo di copertina: € 23

 Le autrici 
Paola Cioni, Eliana Di Caro, Paola Gaglianone, Claudia Galimberti, Lia Levi, Dacia Maraini, Maria Serena Palieri, Linda Laura Sabbadini, Francesca Sancin, Cristiana di San Marzano, Mirella Serri, Chiara Valentini.

Nel 1992 un gruppo di giornaliste e scrittrici costituì «Controparola» e nel corso degli anni ha pubblicato per Il Mulino vari saggi sulle donne del Risorgimento, della Grande Guerra e della repubblica, perché non si perda il ricordo di figure femminili forti e determinate, spesso oscurate dal potere maschile e dimenticate.
In questo testo ricco di foto, sfilano per lettrici e lettori persone che hanno lottato, che sono salite sulle barricate, che hanno occupato le Università insieme ai colleghi, incontrando però varie difficoltà e tuttavia non arrendendosi.
 
«Ognuna e ognuno poteva, se solo voleva, rinascere con un destino nuovo», diceva Giovanna Pompili Olivieri, che alla RAI ha raccontato, mentre si avvicinava il cinquantenario del ’68, la storia sua e di altre donne.
Sicuramente, come scrive Maria Serena Palieri nell’ampia introduzione, già prima del ’68 c’erano stati segnali premonitori di quel che sarebbe accaduto, come nel 1960 la manifestazione congiunta di studenti e operai a Genova contro il congresso neofascista, come tre anni dopo il discorso illuminante di Martin Luther King sul «dream», come le proteste contro la guerra degli Usa in Vietnam, ma anche come la moda femminile che proponeva le minigonne e le geometrie metalliche di Mary Quant e Courrèges.
 
Era il 1966 quando dal Liceo Parini sbucò inattesa «La zanzara», un giornale scolastico che parlava di sesso e costò ai giovani redattori un processo per stampa oscena, mentre i ragazzi diventavano capelloni e in Olanda la Chiesa Cattolica varava un Catechismo moderno.
Nel novembre dello stesso anno, l’esondazione dell’Arno a Firenze spinse molti giovani a lavorare perché opere d’arte e manoscritti fossero salvati dal fango. Dunque, «il Sessantotto non è un fiore che nasce nel deserto. È frutto di un’incubazione di anni».
 
Non a caso la prima donna che incontriamo è Franca Viola: Claudia Galimberti ne racconta la storia drammatica e significativa, ricorda le avances di Filippo Melodia, le intimidazioni rivolte a Franca e alla sua famiglia che rifiutavano la richiesta di matrimonio, infine il rapimento di Franca, la segregazione, lo stupro.
I parenti di Filippo proposero il matrimonio riparatore, il padre di Franca finse di accettare, ma avvertì i carabinieri che arrestarono il pretendente-strupratore.
Naturalmente seguirono anni difficili, i Viola furono emarginati, fecero fatica a trovare un avvocato disposto a sostenere l’accusa, ma la conclusione (11 anni di carcere per Filippo) cambiò il volto di un mondo retrogrado e maschilista.
 
Franca Viola, sostenuta dal padre – uomo semplice ma onesto e intelligente, «uomo nuovo della Sicilia che cambia» - fu giudicata male e criticata dai suoi concittadini, anche dall’arciprete che le profetizzò un destino da zitella; Filippo dal carcere minacciava: «Quando esco dalla prigione lo ammazzo», riferendosi a chiunque si fosse avvicinato a Franca; Giuseppe, invece, profondamente innamorato, la convinse a sposarlo dicendole: «Meglio dieci anni con te che tutta la vita con un’altra».
Si sposarono e rimasero ad Alcamo; Giuseppe non ascoltò le chiacchiere degli uomini («Con tante brave ragazze che ci sono, proprio una svergognata si doveva prendere?»), il matrimonio non fu riparatore «ma liberatorio: emancipa la sua donna dalla rete di pregiudizi che la imbriglia».
 
Nel 1977 furono abrogati delitto d’onore e matrimonio riparatore, ma furono cancellati solo nel 1981.
E Franca Viola è il simbolo vivente (e sempre discreto) di una vittoria: «il fatto che hai coraggiosamente sfidato il potere resta a ricordarci che il destino è nelle nostre mani, nonostante tutto».
Tante altre sono le donne che Controparola ci presenta, incontriamo Elena Gianini Belotti, di cui certamente molte di noi hanno letto «Dalla parte delle bambine»; Amelia Rosselli, poetessa figlia di Carlo, creatore di Giustizia e Libertà, assassinato quando lei era ancora una bambina, vissuta tra intellettuali come Scotellaro, Pasolini e Guttuso e acuta osservatrice del ’68: «individuava nella protesta giovanile la risposta alle diseguaglianze, alla povertà e il desiderio di cambiare non solo la vita politica ma anche la mentalità, il costume e i comportamenti».
 
Mi piacerebbe raccontare le storie di tutte le donne presenti nel testo, ma è evidentemente impossibile.
Dunque, a volo d’uccello, ricordo Carla Accardi, grande artista dell’astrattismo; Carla Lonzi, critica d’arte affermata e protagonista del neo femminismo italiano; la grande fotografa Letizia Battaglia, intervistata da Dacia Maraini; Mira Furlani, «La donna e Dio, dal silenzio alla parola»; Giovanna Marini che al Festival di Spoleto, nel 1964, riuscì a squarciare «il fondale e dalla fenditura irruppe quel flusso di energia nuova destinato a mettere in forse ogni realtà consacrata in tema di espressione creativa»; le politiche come Rossana Rossanda ed Emma Bonino; la compagna di Curcio, la trentina Margherita Cagol; la ragazza del Piper, Patty Pravo, dalla «voce profonda, aliena, provocante»; la stilista Krizia che comincia a lavorare negli anni Cinquanta, quando «la moda parla francese, i grandi stilisti sono a Parigi, e la produzione italiana ha caratteristiche arcaiche»; la militante del teatro Perla Peragallo, compagna di vita e di teatro di Leo de Berardinis; Annabella Miscuglio, che partì da Lecce, «suo unico bagaglio la macchina da presa, un cavalletto e una pizza intatta, pronta a essere impressa di immagini e suoni»; l’avvocata Tina Lagostena Bassi che in tribunale, come parte civile in un processo che ha come protagonista una ragazzina violentata, esordisce con un: «Sono qui prima di tutto come donna e poi come avvocato».
Numerose ed estremamente utili le note, gli indici dei nomi, le minibiografie delle autrici.
 
A fine lettura, mi sembra di aver ripercorso quegli anni e di aver ritrovato volti noti e spesso amati. Come scrive Palieri, «stavolta il compito è stato più appassionante e più complicato. Perché il Sessantotto è l’altro ieri. Perché alcune di noi c’erano…»
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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