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Storie di donne, letteratura di genere/ 292 – Di Luciana Grillo

Carla Cucchiarelli, «Così parlò la Gioconda» – Autobiografia non autorizzata di Lisa Gherardini, la donna più dipinta e rivista della storia

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Titolo: Così parlò la Gioconda
Autrice: Carla Cucchiarelli
 
Editore: Iacobelli Editore 2019
Collana: Frammenti di memoria
 
Pagine: 112, illustrato, Brossura
Prezzo di copertina: € 13
 
Tutti pensiamo di sapere chi fu e chi è la Gioconda, quella Monna Lisa resa immortale dal pennello di Leonardo da Vinci, che ti guarda con un sorriso appena accennato, forse complice.
Carla Cucchiarelli ne ricostruisce la storia e la fa parlare «dal mio carcere di vetro, prigioniera di un mondo che mi espone e mi protegge» di quel «Lionardo, maestro dallo sguardo che andava oltre della pittura… un vecchio affettuoso e pensieroso…inquieto di quel dolore che prova l’anima nel lasciare il corpo… Ero stata sua figlia, ora ero la madre che lo guardava soffrire senza poterlo aiutare».
 
Lisa ricorda la sua vita, lo sposo Francesco, il bel mercante di seta, e sottolinea che «oggi non so più chi sono. Certe volte mi sento soffocare, risucchiata da tanto interesse e volgarità intorno al mio sorriso…», ma ricorda anche la sofferenza di Leonardo, figlio illegittimo, «omo sanza lettere… imponente, emanava un’aura di grandezza. Incuteva rispetto e ammirazione» e il suo sentirsi inadeguata, «una donna semplice… una mamma come tante…», davanti al Maestro, «non dissi nemmeno una parola… arrossii e sorrisi…».
 
Per il quadro, benché incompiuto, poi cominciano i viaggi, le esposizioni a New York - voluta da Jacqueline Kennedy, - a Tokio, a Mosca, dove «girarono un piccolo film poetico per raccontare il mio passaggio al Museum of Fine Art, con la gente in fila in un giorno di pioggia» e le citazioni dotte, da Sciascia a Huxley, da W. Somerset Maugham alk regista Stanley Kubrick e le peregrinazioni dopo il furto del Peruggia, da Firenze a Roma, a Milano, per essere infine «accolta da una folla esultante, alla Gare de Lyon» fino a diventare icona pubblicitaria, protetta amorevolmente da tale Leòn Mékusa che «non potendo acquistarmi, ha venduto tutti i suoi beni e si è fatto assumere qui come custode».
 
Ma cosa dire del suo sorriso? I fratelli Goncourt lo definirono «pieno di notte», per altri «ambiguo e multivalente», ma l’autrice fa dire alla nostra Gioconda: «Forse non sorrido per niente, sono discretamente immobile, come doveva essere la donna del Cinquecento, impossibilitata a esprimersi e vivere al di fuori del matrimonio, per sempre giovane, fissata nella tela, una donna alla quale è stata negata la possibilità di invecchiare e di esistere davvero».
Cucchiarelli attualizza il pensiero, ipotizza che la Gioconda possa perdere il sorriso «al ritmo del susseguirsi delle notizie del telegiornale…», fa chiedere all’artista siriano Tammam Azzam se il mistero del sorriso della Gioconda possa confrontarsi con il mistero della Siria odierna e in tal modo fa sì che l’arte si faccia denuncia, come è successo nei Paesi della ex Jugoslavia.
 
Ma la Gioconda è evocata anche in musica, e Cucchiarelli cita Mina, Gigliola Cinquetti, Lady Gaga, Elvis Presley, così come ricorda le azioni vandaliche che hanno colpito il quadro, il sasso lanciato da Hugo e «altri piccoli attacchi, anche divertenti» e l’interpretazione di Salvador Dalì,(che dipinse una Gioconda con i suoi mitici baffi!) secondo cui «Molte persone se l sono presa con la Gioconda… caso tipico di flagrante aggressione contro la propria madre…».
 
Tanti sono gli artisti che hanno in qualche modo «ri-creato» la Gioconda, come Duchamp che l’ha trasformata in maschio e Bataille che le ha messo una pipa in bocca; così come sono innumerevoli gli usi pubblicitari che hanno esposto viso e sorriso per vendere acqua, carta igienica o telefoni cellulari.
Ci avviamo alla conclusione di questa lettura interessante, Monna Lisa, «ormai stanca e malata» raggiunge la figlia in un convento dove muore serena… mentre una tradizione vuole che sia stata lasciata in Lucania, a Lagonegro, perché impossibilitata a seguire il marito in Calabria.
A Lagonegro sarebbe morta e lì sarebbe stata sepolta.
 
Ma gli ultimi pensieri sono rivolti alla vera Monna Lisa, «una donna semplice… cresciuta e vissuta sotto il segno dell’obbedienza e della preghiera. Come tutte le donne dei miei tempi. Ho fatto quello che dovevo, punto e basta… Mi pare che ancora oggi abbiate qualche problema a rapportarvi con noi, signori uomini. Metteteci un punto. Lasciatemi, lasciateci vivere in pace».
Quanta saggezza! E quanta attualità in queste osservazioni.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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