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Storie di donne, letteratura di genere/ 299 – Di Luciana Grillo

Kaouther Adimi: «La libreria della rue Charras» – Una storia davvero affascinante e proprio coinvolgente l’amore per la letteratura che i personaggi sanno manifestare

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Titolo: La libreria della Rue Charras
Autrice: Kaouther Adimi
 
Traduttrice: Bononi Francesca
Editore: L'orma 2018
 
Pagine: 200, Brossura
Prezzo di copertina: € 16
 
Un inno d’amore per i libri è la prima definizione che formulo per questo romanzo affascinante, ambientato ad Algeri e scritto (e tradotto) con competenza e tenerezza, sia per i luoghi, gli scaffali, i libri che per i protagonisti, Edmond Charlot, Abdallah e Ryad.
Come accade spesso, la storia si sviluppa in tempi diversi: da una parte c’è Charlot che ritornando ad Algeri da Parigi, nel 1936, vuole creare «una libreria che venda libri sia nuovi che usati, che faccia servizio di prestito e che non sia solo un negozio ma anche un luogo di incontri e letture», un luogo in cui trovino ospitalità autori e lettori appassionati, senza distinzione di razza o religione.
 
Dall’altra c’è Ryad, un ragazzo di venti anni, che ha il compito di smantellare oggi l’antica libreria, sulla cui vetrina si legge: «Un uomo che legge ne vale due».
In mezzo, troviamo Abdallah, «il libraio…se ne sta tutto solo sul marciapiede della rue Charras… il giorno prima della chiusura è stato colto da un malore».
Insieme a questi personaggi, c’è la Francia colonizzatrice con le sue regole, c’è l’Algeria colonizzata, dove «per mandare a scuola i nostri figli dobbiamo sperare che, per miracolo, si liberi un posto in una delle rarissime scuole per indigeni» mentre Jean Guillemin, direttore della Scuola Normale, «mette in guardia il provveditore agli studi di Algeri contro il rischio di mischiare indigeni e francesi».
 
Per Edmond, che da bambino ha perduto la mamma, rimane la certezza che «la letteratura, almeno lei, non mi lascerà mai. Mio padre mi ha fatto avere un sacco di libri. Se non lavorasse nella distribuzione dell’editore Hachette non so come farei a soddisfare la mia sete di lettura».
Charlot conosce gli intellettuali algerini, frequenta Camus, Sicard, Poignant e Bourgeois, ha amici che lo sostengono, vuole realizzare «una biblioteca, una libreria, una casa editrice, ma innanzi tutto un luogo per gli amici che amano la lettura e il Mediterraneo», si confronta con Gide e Saint-Exupéry, vede in anteprima “Le Petit Prince” pubblicato negli Stati Uniti, lavora con loro sul progetto di una rivista che si chiamerà «L’Arche», ha un ricco catalogo con opere di autori francesi come Bernanos e stranieri come Austen, Moravia, Woolf, Silone, diffonde i suoi libri anche in Egitto, Libano e America del Sud.
Tutto un altro mondo rispetto ai tempi di Ryad che parla con Abdallah e confessa di aver ricevuto l’incarico di buttare i libri.
 
Abdallah è sconvolto: «Regalali, tieniteli… ma i libri non si gettano via come spazzatura… Questi libri mi hanno tenuto compagnia tutti i giorni, per anni… Un libro è qualcosa da toccare, da annusare, da maneggiare senza timori…»
Nell’andare indietro, seguendo il diario di Edmond, ripercorriamo gli ultimi bagliori della seconda guerra mondiale: «Abbiamo difeso la Francia in trincea, davanti al fuoco nemico e sotto le bombe. Abbiamo preso parte alla battaglia di Montecassino… abbiamo combattuto in Italia, dove siamo stati obbligati ad abbandonare i corpi di centinaia di nostri compagni… Francesi o indigeni, per bombe e fucili eravamo tutti uguali», le rivendicazioni degli algerini i cui «striscioni rivendicano l’uguaglianza con i francesi», la consapevolezza che «presto dovremo imbracciare le armi: la Francia deve andarsene dall’Algeria» e intanto «ognuno piange i propri morti e i propri dispersi.
 
Ma poi arriva per Edmond e per la sua casa editrice anche il tempo dei successi, dei premi, degli auguri e dei complimenti, «ordini di librai… ho poco tempo per amici e famiglia».
È il gennaio 1946, un anno dopo Edmond Charlot, che attraversa un periodo di difficoltà economiche, cede la sua libreria al fratello Pierre.
Il passare degli anni vede la radicalizzazione degli estremismi e le manifestazioni contro gli algerini in Francia: «Sporchi arabi. Porci. Capre… Topi di fogna. Pestiamoli. Massacriamoli… Cariche violente. Derattizziamo Parigi…». È il 17 ottobre 1961.
«Quando, molti anni dopo, i nostri nonni ci vedranno lasciare il Paese per l’altra sponda del Mediterraneo, ci metteranno in guardia…ma noi non capiremo, perché avremo dimenticato».
 
Abdallah racconta, Ryad ascolta, «ha la testa piena di tutte le storie che gli ha raccontato Abdallah. Piccole storie, dense e pesanti, che prese tutte assieme compongono il quadro della grande Storia. Non sa cosa pensare. Ha l’impressione di aver fallito la sua missione. Il ritratto di Charlot affoga nell’acqua di Algeri».
Davvero affascinante questa storia, davvero coinvolgente l’amore per la buona letteratura che, ciascuno a suo modo, Edmond – Abdallah – Ryad, sanno manifestare.
L’autrice con questo romanzo ha vinto il Prix Renaudot del lycéens, la Liste Goncourt – le Choix de l’Italie e il Prix du Style.
Premi ampiamente meritati!

Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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