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Storie di donne, letteratura di genere/ 320 – Di Luciana Grillo

Giulia Cuter e Giulia Perona: «Le ragazze stanno bene» – Come non rinunciare al femminismo ma nemmeno alla femminilità

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Titolo: Le ragazze stanno bene
Autrici: Giulia Cuter,Giulia Perona
 
Editore: HarperCollins Italia 2020
Genere: Argomenti d'interesse generale
 
Pagine: 235, Brossura
Prezzo di copertina: € 16
 
Le due Giulia, accompagnate dall’illustratrice della copertina Valeria Petrone e dalla fotografa che le ha immortalate Alma Vassallo, hanno percorso il cammino del femminismo con dati oggettivi, esperienze dirette, osservazioni acute, individuando nel 2017 «un anno di vera svolta: l’anno della Women’s March, di Ni una menos, del #MeToo e del Racconto dell’ancella [la recensione a questo link] insieme all’ultimo romanzo Testamenti [vedi].
Un crescendo di tentativi, narrazioni e azioni volte a riportare al centro del dibattito le lacune nella parità di genere per cui le precedenti ondate avevano lottato».
 
Scopo dichiarato delle due autrici è «raccontare il filo che legava le donne che nel 1946 avevano votato per la prima volta a quelle che trent’anni dopo erano scese in piazza per difendere il diritto all’aborto, fino ad arrivare a noi».
Il testo è diviso in capitoli che hanno un titolo e un sottotitolo, ad esempio «Ehi, sei carina anche se hai gli occhiali - Il corpo e l’estetica», e così via, toccando tanti argomenti, dal sesso al matrimonio, dal lavoro alla politica.
Dunque, le autrici prendono in considerazione il fatto che le donne siano pagate meno degli uomini, che siano vittime di stereotipi e pregiudizi, che ancora debbano stare attente se escono di sera, eccetera eccetera.
 
E si chiedono: «Le bambine sono dolci e tranquille in quanto tali o perché insegniamo loro a esserlo? I bambini amano tutti automaticamente le macchinine e le pistole? Il rosa è da femmine e l’azzurro da maschi?»
Anche se i genitori di oggi vogliono evitare gli stereotipi, comunque i bambini sono trattati in modo diverso a seconda del sesso: alle femminucce si raccomanda di essere garbate, di avere un linguaggio corretto, di aiutare la mamma… e papa Francesco, attento al mondo e ai tempi, si è chiesto «se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa».
 
Rispetto ai primi amori e alle manifestazioni affettuose, non si può negare «l’abisso che separa il senso che ha avuto per me quel bacio e quello che ha avuto per lui… per lui ero una conquista, qualcosa da espugnare per far vedere il suo valore; dal mio punto di vista si trattava del coronamento romantico del nostro amore…»; quanto all’uso e abuso del corpo delle donne, indagato dal documentario Il corpo delle donne, si sottolinea «la mancanza di dignità che le figure femminili avevano nei programmi televisivi: ridotte a veline, senza poter parlare, a malapena vestite. Un oggetto, un giocattolo dei conduttori, alla mercé degli spettatori».
E anche i corpi maschili, non sono più soltanto dei corpi palestrati, ma devono «prometterci altro, e cioè nientemeno che una patinata, oliata ed eccitante orgia sotto la doccia».
 
Ancora una volta, il messaggio è chiaro: nella sfera della sessualità la donna è relegata ad oggetto di piacere, senza esigenze e senza pretese, perché educata a non «ferire i sentimenti del proprio partner uomo».
L’analisi va avanti, a proposito di contraccezione, ad esempio, si nota «la differenza di approccio tra le ragazze del Nord Europa e quelle italiane: le ragazze belghe, olandesi, svedesi prendevano regolarmente la pillola da diversi anni, anche quando non avevano relazioni stabili e durature; di quelle italiane, invece, quasi nessuna usava contraccettivi, anche se molte di loro erano in coppia da tempo».
 
Quanto alle coppie sposate, «i compiti della moglie diventavano essere una brava donna di casa e una brava madre. Il lavoro e la carriera passavano in secondo piano, e il sesso veniva considerato un dovere verso il marito, per tenerselo stretto e farlo contento».
Oggi, si arriva al matrimonio «solo quando si è raggiunta una buona indipendenza economica» e «la donna non si sposa per soldi. Quando è finanziariamente stabile decide di sposarsi per amore o perché ha trovato qualcuno con cui pensa di poter condividere il resto della sua vita».
Da questo punto di vista, le condizioni sono decisamente migliorate, ci si sposa e si procrea più tardi, come suggerisce l’antropologa Helen Fisher: fast sex, slow love.
 
Questo saggio è interessante, mi accorgo che mi sto dilungando, vorrei ancora citare passi e parlare di coppie etero e omo e di tanto altro, ma mi limito a ricordare le osservazioni puntuali riferite alla differenza di salario fra donne e uomini, all’aspettativa di paternità, al rapporto fra premi letterari e scrittrici, alla disparità di genere nel campo dei media, al problema maternità-carriera, al mondo della politica («fino al 1976 l’Italia non ha mai avuto una ministra… in sole due occasioni una donna è stata a capo del ministero degli Esteri…, della Giustizia, e tre dell’Interno…»), e così via.
Leggere questo saggio è come entrare nella storia delle donne guardando il cammino già fatto e concludendo che, se pure ancora c’è molto da fare, «le ragazze stanno bene».
Molto ricca la bibliografia e accurata la citazione delle fonti.

Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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