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Storie di donne, letteratura di genere/ 327 – Di Luciana Grillo

Patrizia Violi, «Breve storia della letteratura rosa» – Proprio una breve storia: 88 pagine... Ma merita leggerlo

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Titolo: Breve storia della letteratura rosa
Autrice: Patrizia Violi
 
Editore: Graphe.it 2020
Collana: Parva
 
Pagine: 88, Brossura
Prezzo di copertina: € 8
 
Per me che da anni mi occupo di letteratura di genere, leggere questo piccolo libro è stato un regalo: ho ritrovato autrici che ho ampiamente citato nel mio saggio, ho percorso, guidata abilmente da Patrizia Violi, un lungo viaggio che parte da Cenerentola e arriva alla produzione letteraria dei nostri giorni.
Nell’introduzione Violi ricorda che «la letteratura rosa, così bistrattata e considerata di serie B, è un’incredibile fucina di best seller» che «questi romanzi sono sempre vicende di formazione» che «la galassia rosa… è sempre stata una lente per osservare i mutamenti sociali».
A partire dalla Cenerentola del XVII secolo, scritta da Giambattista Basile, riscritta poi da Perrault e dai fratelli Grimm, con varie evoluzioni, si evidenziano «le aspettative femminili, la speranza di un riscatto…» temi che si ritrovano poi nel prototipo del genere rosa, Pamela, o la virtù premiata, dell’inglese Samuel Richardson.
 
La prima osservazione che mi viene in mente è che, anche se le protagoniste sono donne, scrivono gli uomini. Per poco, però, perché un secolo dopo, alla fine del 1700, in Inghilterra furono pubblicati circa duecento romanzi prevalentemente scritti da donne.
Ciò accadde forse perché la rivoluzione industriale inglobò anche le donne, e dunque ad esse si aprì la possibilità di un’indipendenza economica – sia pure con salari di gran lunga inferiori a quelli degli uomini – e la speranza di una vita meno impegnata nei lavori domestici. Le donne delle classi più alte non lavoravano fuori casa, ma potevano leggere.
In Italia, la prima scrittrice che diventò famosa fu Carolina Invernizio, che pubblicò molto, per circa quarant’anni, (anche con uno pseudonimo maschile) considerando la lettura di un romanzo efficace «nell’educazione delle masse». Le eroine dovevano combattere strenuamente perché il bene trionfasse sul male… Il lieto fine era ovvio.
 
Intanto in Francia le storie meno truci e più sentimentali di Delly avevano grande successo.
Il genere rosa era comunque disprezzato dalla critica, e così le autrici. Durante il Fascismo, comparvero riviste femminili, in cui le novelle si alternavano a rubriche educative, con lo scopo evidente di «trasformare le bambine in brave ragazze da marito, senza troppe idee sciocche in testa… crescere una fanciulla saggia, operosa e forte».
Ma compare un’autrice che scompiglia le carte, perché le sue eroine «trionfano… senza sacrificarsi. Soprattutto senza essere brave ragazze… le cattive ragazze possono andare ovunque se imparano i trucchi per cavarsela».
Si chiama Maria Assunta Giulia Volpi Nannipierri, che sceglie come nome d’arte Mura.
Guarda la realtà con occhi disincantati e si chiede: «A cosa serve essere buone e gentili? Il principe non è folgorato dalla bontà d’animo, ma colpito dalla bellezza e dal mistero».
Poi, si spinge oltre ed è censurata dal potere politico, pubblica con Sonzogno, ha un grande riscontro… ma arriva un’altra scrittrice – Liala – il cui successo fragoroso, a partire dal romanzo di esordio, Signorsì, oscura la Mura e qualsiasi altra autrice italiana.
Violi dedica la sua attenzione anche al Regno Unito, in particolare alla Cartland, regina del romanzo rosa inglese, vestita di rosa, circondata da oggetti dello stesso colore e dall’immancabile pechinese bianco. E ritorna poi in Italia, dove nasce la collana rosa Harmony, che vende milioni di copie in cui «le rappresentazioni letterarie sono sempre accuratissime, quasi fotografiche… Il realismo narrativo invece sfuma quando si allude al sesso».
 
Nel secondo dopoguerra, nascono i cineromanzi, che anticipano i fotoromanzi, il primo dei quali, Grand Hotel, viene fondato nel 1946. In redazione c’è la giornalista Luciana Peverelli, autrice di un gran numero di romanzi, che scrive i testi del primo fotoromanzo – Menzogne d’amore – e diventa successivamente direttrice del settimanale Stop.
Unico uomo, fra tante autrici, Vladimir Scerbanenko che, a partire dal 1949, pubblica romanzi rosa.
Un’altra donna si fa avanti, come giornalista e scrittrice molto amata dalle lettrici: Brunella Gasperini, raccontatrice di storie familiari, arricchite dal sorriso e dall’ironia.
E finalmente qualche critico la nota e la apprezza.
 
Intanto i fotoromanzi continuano ad avere eserciti di lettrici, almeno fino al 1969, quando persino Famiglia cristiana si vede costretta a inserirli nella rivista.
Nel lontano Canada negli stessi anni nasce una casa editrice dedicata al rosa, è Harlequin che arriverà in Europa negli anni ’70, in Italia nel 1981.
Il successo immenso è naturalmente deriso dalle femministe che chiedono una letteratura diversa, ma figure come Bridget Jones passano dalla carta al cinema, così come le storie di Sex and the City.
 
I cambiamenti sono veloci, è possibile l’autopubblicazione e dunque il debutto in rete che non passa attraverso il giudizio di un comitato di lettura o di una casa editrice.
Come esempio, Violi cita Anna Premoli e continua la sua panoramica fino alle sfumature che hanno consolidato l’interesse delle lettrici per storie cariche di erotismo, concludendo con l’esempio di Anna Todd, tradotta e letta in tutto il mondo, autrice di romanzi pornosoft trasformati in serie televisive e film.
Proprio alla Todd è stato chiesto di riscrivere la storia delle Piccole donne, le quattro sorelle che vivono e combattono nel mondo di oggi (qui recensito).
 
Come recensione di un libro che non raggiunge le 100 pagine, questa mi sembra un po’ eccessiva, eppure avrei avuto l’impressione di far torto a Patrizia Violi e a tante delle sue scrittrici se ne avessi scritto meno.
Concludo con alcuni dati statistici secondo cui le città in cui si comprano più romanzi rosa sono Bolzano, Como, Trieste, Vicenza, Milano, Lucca, Verona, Trento, Pavia e Padova.
E il sud dov’è? (la risposta mi sembra semplice: al sud c’è la Ferrante!)
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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